ZI07041807 - 18/04/2007
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Vita Consecrata: il primo decennio


Atti del Convegno sulla vita consacrata all’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”


ROMA, mercoledì, 18 aprile 2007 (ZENIT.org).- A oltre dieci anni dall’Esortazione apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II, la vita consacrata continua a vivere un momento assai critico.

La riscoperta del carisma dei fondatori, una migliore formazione dottrinale e una comprensione più profonda del significato di questa vocazione sono soltanto alcune delle possibili vie di uscita ad una “malattia” grave ma ancora guaribile.

Il tema è stato trattato in modo sistematico il 20 maggio 2006 durante il convegno “Vita Consecrata: il primo decennio” tenutosi presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”.

Gli atti della tavola rotonda sono stati recentemente raccolti in un volume pubblicato dalle Edizioni Art, parte del cui ricavato sarà devoluto alla scuola Mano Amiga di Guadalajara (Messico).

La prefazione del libro è di German Sanchez Griese, Direttore operativo dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Upra e coordinatore della tavola rotonda dello scorso maggio.

“Il nostro obiettivo – spiega German Sanchez – era quello di analizzare lo stato di salute attuale della vita consacrata, e segnatamente della vita consacrata femminile, anche alla luce della gran mole di documenti che il magistero ha prodotto dal Concilio Vaticano II a oggi”.

“Purtroppo le direttive del magistero rimangono spesso lettera morta, con il risultato che la vita consacrata è in crisi d’identità – continua – . Molti carismi, congregazioni e ordini religiosi, negli ultimi quarant’anni, hanno di fatto operato una rottura nei confronti della tradizione”.

“Mancando una buona preparazione dottrinale, molti di essi si sono lasciati ammaliare dalle sirene della cosiddetta ‘teologia del dissenso’, con il risultato che la vita consacrata non è più il ‘sale della terra’ ma si è ridotta ad un’agenzia di volontariato e promozione umana, trascurando l’evangelizzazione”, aggiunge poi.

“Ulteriore conseguenza di ciò sono il crollo delle vocazioni, i conventi vuoti e la chiusura di molte scuole cattoliche”, sottolinea.

“Duc in altum”, riporta gli interventi di numerosi illustri esponenti della vita consacrata a livello mondiale: tra questi il Cardinale Franc Rodé, Prefetto per la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; padre Paolo Scarafoni, LC, Rettore dell’UPRA; monsignor Jesus Sanz Montez, OFM, Presidente della Commissione Episcopale Spagnola per la Vita Consacrata.

Nel capitolo introduttivo, dedicato alle aspettative sul Sinodo e sull’Esortazione “Vita Consecrata”, monsignor Piergiorgio Silvano Nesti, CP – Segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e la Società di vita apostolica – ha inteso tale vocazione come un “dono di Dio” cui il consacrato deve rispondere con piena ed autentica gratitudine.

Tale dono è però “ricevuto in vasi d’argilla, fragile materiale che occorre proteggere; solo sorretto dalla Grazia chi lo ha ricevuto lo conserverà fino alla fine, porterà l’opera al suo compimento”.

In altre parole il dono della vita religiosa “non risulterebbe sempre apprezzato a sufficienza da coloro che lo dovrebbero fare” e le persone consacrate finiscono per trascurare la vita spirituale intesa come rapporto vero e profondo con Cristo. “Il consacrato, infatti – spiega Sanchez – è tenuto a seguire Cristo più ‘da vicino’.

Rispetto ai laici e ai sacerdoti egli dispone di mezzi spirituali differenti rispetto ad un punto di arrivo analogo. Tali strumenti sono rappresentati in modo particolare dai voti e dalla vita di comunità”.

La vera ‘punta di diamante’ della vita consacrata, il suo tratto distintivo, risiede tuttavia nella fedeltà, elemento richiamato più volte da alcuni dei relatori del convegno. In “Vita Consecrata” la fedeltà è intesa da Giovanni Paolo II come sguardo rivolto a Cristo “Testimone fedele” in special modo nell’accettazione della sofferenza della croce.

In tal senso la vita consacrata si connota per una speciale “fedeltà creativa” o “dinamica”, necessarie per affrontare le nuove situazioni attraverso la lettura critica dei ‘segni dei tempi’.

“Lo stesso Vaticano II – osserva Sanchez – aveva auspicato un ritorno alle origini, inteso non tanto come riscoperta delle glorie del passato di una congregazione, quanto come applicazione alle sfide attuali dell’intraprendenza e dell’inventiva del fondatore. La bellezza del carisma fondazionale deve essere, dunque un faro che guida tutta la congregazione”.

La seconda parte della tavola rotonda è esplicitamente dedicata alle sfide attuali della vita consacrata. “La sfida più grande – prosegue Sanchez – è essenzialmente quella di far conoscere Cristo, attraverso il mezzo privilegiato del carisma che va vissuto e trasmesso”.

In tal senso, come ha rilevato Papa Benedetto XVI (vedi capitolo 8), nel “Discorso ai religiosi, alle religiose e ai membri di istituti secolari e di società di vita apostolica della diocesi di Roma” (10 dicembre 2005), la vita consacrata lancia oggi una triplice sfida alla modernità, in tre componenti essenziali di quest’ultima: 1) l’edonismo; 2) la sete di denaro; 3) l’individualismo e il relativismo.

Ad esse fa da contraltare la “benedizione” della vita consacrata che vi contrappone la “castità, come espressione di un cuore che conosce la bellezza ed il prezzo dell’amore di Dio”, “la vita sobria e pronta al servizio dei più bisognosi” che ricorda che “Dio è la vera ricchezza che non perisce” e infine la “vita fraterna, capace di lasciarsi coordinare e quindi capace di obbedienza, conferma che poniamo in Dio la nostra realizzazione”.


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