ZI07102501 - 25/10/2007
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Indonesia: la filosofia contro il fondamentalismo islamico


Dichiarazioni di un professore dell’Università Cattolica di Giakarta


KÖNIGSTEIN, giovedì, 24 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Il professor Franz Magnis-Suseno SJ, docente di Filosofia presso l’Università Cattolica di Giakarta, ritiene che la filosofia possa essere “un mezzo per combattere il fondamentalismo islamico”.

Il sacerdote tedesco, che vive in Indonesia da più di 40 anni, crede che sia fondamentale includere i musulmani nel dibattito filosofico, perché così possono “vedere l’Islam da un punto di vista diverso”.

“Abbiamo bisogno di gente con spirito critico e ampie vedute, in poche parole abbiamo bisogno di filosofi!”, ha sottolineato in alcune dichiarazioni concesse visitando la sede dell’associazione cattolica internazionale “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS).

Secondo il religioso, si tratta di “avere il coraggio di imparare a pensare”.

E’ dimostrato, ha detto il professore, che molti musulmani che studiano Filosofia e altre materie umanistiche tendono ad avere un orizzonte più ampio, mentre quelli che si rivelano fondamentalisti hanno in genere studiato Scienze Naturali.

Secondo lui, queste persone sviluppano un complesso di inferiorità, soprattutto i musulmani che hanno studiato all’estero, perchè percepiscono “una superiorità assoluta nel mondo occidentale”.

P. Magnis-Suseno ha deplorato il fatto che nelle università occidentali ci sia una forte tendenza a tagliare i fondi destinati agli studi umanistici, e ha avvertito che questo potrebbe contribuire a un rafforzamento del fondamentalismo islamico.

Il sacerdote ha spiegato che molti musullmani indonesiani sono dominati dalla paura che i cristiani siano più forti. Temono di “essere presi in giro” perché, ad esempio, le scuole cristiane sono in genere migliori.

I cristiani indonesiani sono tradizionalmente più colti, ha detto, precisando che i musulmani “si sono aggiornati intellettualmente”, fatto che loda, perché così sono più aperti al dialogo.

In Indonesia le università islamiche insegnano un Islam relativamente aperto, mentre i fondamentalisti tendono piuttosto a frequentare le università pubbliche. Le università islamiche hanno incluso nei loro programmi materie come Ermeneutica e Teologia, insegnamenti abbastanza influenzati dal pensiero occidentale.

Padre Magnis-Suseno segnala che si stanno cercando nuovi modi di interpretare correttamente il Corano, ma avverte anche del fatto che molti fondamentalisti vedono in questo un “trucco dei cristiani” per vincere l’Islam.

Secondo quanto ha spiegato, in generale i rapporti tra cristiani e musulmani sono migliorati considerevolmente.

“Se lavoriamo insieme, possiamo risolvere tutti i problemi del Paese”, ha precisato, aggiungendo che questa collaborazione non dovrebbe limitarsi a questioni puramente religiose, ma anche beneficiare la società, ad esempio, nella lotta contro la corruzione e nell’istituzione di uno Stato di diritto e di un ordine economico giusto. Il professore ha segnalato che la povertà è ancora molto diffusa: più di 130 milioni di abitanti (su un totale di 226) vivono con meno di due dollari al giorno.

Il sacerdote ha anche detto che è importante raggiungere un compromesso in relazione ai diritti umani, perché i militari continuano a fare ciò che vogliono nel Paese. A tal proposito, ha detto che cristiani e musulmani devono cooperare per garantire “che la violenza non sia più tollerata” nella società, perchè valori come la tolleranza e il pluralismo possano stabilirsi in essa.

Ha anche riconosciuto che si registrano ancora attentati occasionali e attacchi contro le chiese. Nonostante questo, ritiene fondamentale cercare senza sosta il dialogo. In questo senso, pensa che siano ugualmente importanti i contatti a livello personale. Ad esempio, i sacerdoti dovrebbero cercare di mantenere un contatto con i leader musulmani o, “semplicemente, andare dai loro vicini musulmani, presentarsi e augurare loro il meglio”.

Secondo lui, questo tipo di approccio “non è mai mal interpretato”, e nel 75% dei casi contribuisce a migliorare le relazioni. Molti musulmani, ha rivelato, non hanno mai conosciuto un sacerdote e questi contatti presuppongono “un processo di apprendimento” per entrambe le parti.

Secondo padre Magnis-Suseno, “se entrambe le parti si considerano vittime, è impossibile raggiungere la pace”, ed è quindi necessario affrontare con speranza i rapporti reciproci. In un’occasione un musulmano gli ha raccontato che “l’arma segreta dei cristiani è l’amore” e che questo è ciò che la Chiesa deve dimostrare alla gente.

L’Indonesia è il quarto Paese del mondo per popolazione, e con i suoi 200 milioni di musulmani (l’87% della popolazione totale) è la più grande democrazia musulmana esistente. I cristiani sono una minoranza, il 9%; due terzi sono cattolici. Il restante 4% è composto da induisti, buddisti e membri delle religioni tribali.







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