ZI07102605 - 26/10/2007
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I martiri, testimoni di fede, perdono e riconciliazione


Ricorda l’Arcivescovo metropolitano di Barcellona


BARCELLONA, venerdì, 26 ottobre 2007 (ZENIT.org).- I martiri sono “testimoni di fede, perdono e riconciliazione”, ha affermato Lluís Martínez Sistach, Arcivescovo metropolitano di Barcellona, che verrà creato Cardinale da Benedetto XVI nel concistoro del 24 novembre prossimo.

Ricordando che domenica 28 ottobre verranno dichiarati beati 498 martiri del XX secolo in Spagna, “che hanno dato la vita nelle persecuzioni religiose degli anni Trenta del secolo scorso”, l’Arcivescovo ha sottolineato in un messaggio ricevuto da ZENIT come 146 abbiano subito il martirio nell’Arcidiocesi di Barcellona.

“I martiri sono al di sopra delle circostanze tragiche che li hanno condotti alla morte”, ha affermato.

“Con la loro beatificazione glorifichiamo Dio per la fede che vince il mondo e supera le oscurità della storia e le colpe degli uomini. I martiri hanno dato gloria a Dio con la loro vita e la loro morte, e sono diventati segni di amore, perdono e pace”.

In questo senso, la beatificazione di domenica prossima “deve essere un momento di grazia per la nostra Chiesa e per tutta la società. La testimonianza e l’intercessione dei martiri stimolano e rafforzano la nostra condizione di credenti, di discepoli e amici di Gesù Cristo”.

“La Chiesa, fin dalle sue origini, ha manifestato una grande stima per i fratelli e le sorelle martiri della fede cristiana”.

A questo proposito, l’Arcivescovo ha ricordato le parole di Papa Giovanni Paolo II, che disse di voler “proporre a tutti, perché mai ci si dimentichi, il gran segnale di speranza costituito dai numerosi testimoni della fede cristiana, che ci sono stati nell’ultimo secolo, tanto nell’Est come nell’Ovest”.

“Costoro hanno saputo vivere il Vangelo in situazioni di ostilità e di persecuzione. Spesso sino alla testimonianza suprema del sangue. Questi testimoni, specialmente quelli che hanno affrontato il martirio, sono un segno eloquente e grandioso che ci si chiede di contemplare e imitare”, affermò il Pontefice polacco.

“Questa contemplazione e questa imitazione dobbiamo realizzarle con quella ‘purificazione della memoria’ di cui Giovanni Paolo II ha parlato in diverse occasioni, e soprattutto in occasione del grande giubileo dell’anno 2000, indicando alcune tappe di attuazione per la Chiesa cattolica agli inizi del terzo millennio della sua storia”, ha osservato monsignor Martínez Sistach.

“Per noi la purificazione della memoria presuppone allo stesso tempo uno sforzo di obiettività, di riconoscimento della verità storica, di richiesta di perdono e di volontà di vivere dei sentimenti e degli atteggiamenti di riconciliazione”, ha aggiunto.

Tra i martiri che verranno beatificati, ha ricordato, c’è un alunno del Seminario Conciliare di Barcellona, Josep Casas Ros, primo figlio di una famiglia operaia del villaggio di Ordal. Suo fratello Francesc Xavier è attualmente sacerdote diocesano di Barcellona, rettore emerito della parrocchia di San Paciano.

Quando sono avvenuti i fatti del 1936, Francesc Xavier aveva sette anni. Nei ricordi che ha scritto di quegli avvenimenti della sua infanzia, afferma: “Non ho mai sentito da parte dei miei genitori alcuna parola di odio o di vendetta”, e aggiunge che hanno sempre trattato come un vicino qualsiasi una persona che sicuramente aveva denunciato il fratello.

“I miei genitori non gli hanno mai manifestato alcun risentimento; parlavano con lui come un normale vicino del villaggio, e lo hanno anche aiutato quando a causa di una malattia ne ha avuto bisogno”, ha scritto il fratello del martire.

“La lezione di perdono dei miei genitori è sempre stata per me un punto di riferimento che mi ha aiutato e non ho mai voluto dimenticare”, ha continuato nella parte delle sue memorie intitolata “Il perdono dei nostri genitori”.

“Questa testimonianza di perdono e di fraternità è quella che deve essere sempre presente nei nostri cuori in occasione della beatificazione di questi 498 martiri che hanno donato la loro vita per Cristo, amando e perdonando”, ha concluso l’Arcivescovo di Barcellona.


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