NEW YORK, domenica, 4 novembre 2007 (ZENIT.org).- Lo sport è un mezzo privilegiato per unire popoli e culture diversi e per prevenire i conflitti, ha affermato l’Arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.
Il presule ha preso la parola mercoledì a New York davanti alla Plenaria della 62ª Assemblea Generale sull’item 45, “Lo sport per la pace e lo sviluppo”, ricordando che “lo sport è diventato un fenomeno di massa capace di coinvolgere grandi folle su ampia scala, spezzando le barriere geografiche, razziali, sociali, economiche, politiche e culturali”.
Quando “praticato in modo sano e armonioso”, è “un mezzo per unire i popoli di culture e tradizioni diverse in modo rispettoso e pacifico”, ha osservato l’Arcivescovo.
Un “maggiore uso dello sport come dialogo e incontro”, inoltre, ha “un grande potenziale nel settore del peacebuilding e della prevenzione dei conflitti”.
“Se il primato della legge e della giustizia rimane la base della pace duratura”, infatti, “lo sport fornisce lo strumento perché le fazioni in guerra possano unirsi per uno scopo comune”.
Anche se i momenti di unità possono essere “brevi e a volte sfuggenti”, rappresentano ad ogni modo “un importante promemoria del fatto che nell’esperienza umana sono molte di più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono”.
Oltre a promuovere il dialogo tra culture e a incoraggiare la pace, ha sottolineato, “lo sport può anche servire come mezzo per un maggiore sviluppo personale e sociale”.
Attraverso l’attività sportiva, infatti, “la persona sviluppa la propria creatività e il proprio talento, affronta sfide personali, acquisisce un senso di appartenenza e solidarietà, impara la disciplina e il senso del sacrificio”.
Questi valori “contribuiscono al maggior beneficio della più ampia comunità e ci aiutano a comprendere il valore del bene comune sulla gloria personale”.
Per questo, si incoraggiano le figure dello sport “ad essere modelli per la gioventù e ad aiutare il perseguimento dei valori positivi dell’attività sportiva”.
L’Arcivescovo Migliore ha quindi denunciato i “numerosi casi di abuso e devianza nella pratica dello sport” presenti nella società odierna, che “portano a una cultura sportiva priva di valori umani”.
Nonostante questo, “il mondo dello sport continua ad avere autentici modelli e protagonisti generosi che lottano per redimere l’ideale dello sport come vera scuola di umanità, cameratismo, solidarietà ed eccellenza”.
“Un’enfasi rinnovata e ampiamente condivisa su un approccio allo sport centrato sull’uomo aiuterebbe ad assicurare che gli importanti valori appresi attraverso gli sport diventino uno dei mezzi per sviluppare e promuovere interazioni umane sane e responsabili”, ha osservato.
L’Ufficio della Santa Sede per la Chiesa e gli Sport è stato creato avendo come obiettivo proprio questo ideale di sport.
“Lavora con scuole, gruppi giovanili, associazioni sportive amatoriali e professionisti per promuovere un approccio sano allo sport e aiutare le persone a comprendere l’impatto positivo che i valori sportivi possono avere sulla comunità locale e globale”, ha spiegato.
La dottrina olimpica, ha concluso l’osservatore permanente, ricorda che “la cosa più importante nella vita non è il trionfo, ma la lotta”.
“Possano i Giochi Olimpici del 2008 contribuire alla lotta comune per rendere il mondo un luogo migliore per tutti, attraverso la promozione degli inseparabili e reciprocamente consolidanti valori della pace, dello sviluppo e del pieno rispetto per i diritti umani di base”.
ZI07110413 - 04/11/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-12425?l=italian
Santa Sede: lo sport, mezzo per unire i popoli e prevenire i conflitti
L’Arcivescovo Migliore interviene davanti all’Assemblea Plenaria dell’ONU
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