ZI07112703 - 27/11/2007
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Neo Cardinale iracheno: “Siamo figli della speranza”


Parla Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei


Di Marta Lago

ROMA, martedì, 27 novembre 2007 (ZENIT.org).- Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei, che questo sabato ha ricevuto la porpora cardinalizia, ha richiamato l’attenzione sui segni di speranza e unità in Iraq.

Alla vigilia della celebrazione, prima della sessione vespertina dell’incontro di riflessione dei Cardinali di tutto il mondo con il Papa, il Patriarca caldeo ha incontrato un gruppo di mezzi di comunicazione, tra cui ZENIT, nella “Domus Romana Sacerdotalis”, vicino al Vaticano.

“Sono venuto [a Roma] per ricevere questo onore che il Santo Padre mi ha concesso: crearmi Cardinale per la Chiesa universale – ha affermato –. Ringrazio la Provvidenza Divina, ringrazio di cuore il Santo Padre, ringrazio tutti voi, soprattutto quanti hanno pregato per me e oggi continuano a pregare per me e per il mio amato Paese, l’Iraq, Paese torturato in questi ultimi anni. Che il Signore gli dia la pace, l’amore, la carità e il perdono degli uni per gli altri”.

Alla vigilia del Concistoro, ha rivelato il neo Cardinale, Benedetto XVI ha espresso al Patriarca il suo desiderio che questo gesto sia un segno di riconciliazione per l’Iraq, Paese che ama molto. Il Santo Padre lo ha sottolineato anche alcune ore dopo, nella sua omelia di sabato.

Il Patriarca caldeo ha quindi voluto manifestare la grande soddisfazione del Governo del suo Paese per la dignità cardinalizia alla quale è stato chiamato. Non è stata concessa “per la mia povera persona – ha osservato –, ma è stata data a tutti gli Iracheni”, dentro e fuori la nazione.

“Questa dignità deve essere utile non solo all’Iraq, ma a tutti i nostri cari amici nel mondo, a tutta l’umanità”, auspica.

Ad accompagnare il Patriarca caldeo in questo incontro con i media, promosso da padre Philip Najim, procuratore della Chiesa caldea presso la Santa Sede: il Vescovo ausiliare del patriarcato caldeo a Baghdad, il Vescovo di Mosul, l’ambasciatore dell’Iraq presso la Santa Sede e il Ministro iracheno (cristiano) per i Diritti Civili – alla guida della delegazione del suo Paese (formata da cristiani e musulmani) in occasione del Concistoro –.

Parlando della sofferenza dell’Iraq, Emmanuel III Delly ha precisato: “Ciò che accade in Iraq ai cristiani accade ai nostri fratelli musulmani, e ciò che accade ai nostri fratelli musulmani accade a noi cristiani”.

“Abbiamo vissuto insieme per 14 secoli, abbiamo relazioni”; “è vero che ci sono occasioni in cui i cristiani soffrono di più, per molte ragioni”, “ma un’autobomba uccide musulmani e cristiani”, ha denunciato.

Il Patriarca ha sottolineato la necessità dell’amore tra tutti e della costruzione della pace. “Invito anche la comunità internazionale ad aiutarci per poter creare questa pace”, ha affermato.

“Invito il popolo iracheno con le parole di Nostro Signore – ha aggiunto –: dobbiamo amarci gli uni gli altri, e non solo il popolo iracheno, ma tutta la popolazione; per questo esorto alla buona volontà per poter creare la pace in tutto il mondo, e soprattutto con queste parole dedico tutto il mio essere al servizio della Chiesa e della mia patria”.

Quanto alla sua missione come Cardinale, ha sintetizzato: “Sono venuto per servire, non per essere servito”; “siamo al servizio della Chiesa universale, non solo di quella caldea – della quale sono Patriarca, guida e padre –, ma di tutta la Chiesa”; “tutto ciò che ho dato al mio popolo continuerò a darlo sempre; amo la mia patria, la servo: per me tutti gli Iracheni sono uguali, senza distinzioni tra sciiti, sunniti, cristiani o curdi”.

La delegazione irachena giunta a Roma, sottolinea, è formata dai gruppi suddetti e da membri di tutte le etnie del suo Paese.

“Ciò vuol dire che siamo ancora in un Iraq unito e continuerò a servirlo con tutte le mie forze fino all’ultima goccia del mio sangue”, ha annunciato.

Di fronte alla relativa calma che si respira attualmente nel Paese, ha commentato che a Baghdad “alcune famiglie sono tornate a Dora [quartiere cristiano della città, ndt.] e il suo ausiliare è andato una settimana fa a celebrare la Messa in una chiesa che era stata chiusa”.

“E’ un inizio che speriamo continui a fare del bene al nostro popolo e a tutti”, perché non sono state attaccate solo le chiese, ma “tutti i luoghi di culto”, come nel caso delle 134 moschee.

“Le chiese si stanno ricostruendo e la gente inizia a tornare nelle proprie abitazioni. Siamo figli della speranza – ha affermato –, dobbiamo essere ottimisti; il Signore ci proteggerà, è nostro Padre e ci ama”.

Creato Cardinale, Emmanuel III Delly, 80 anni, ha questi progetti: “Tornerò in Iraq e continuerò a servire il mio Paese”, e “soprattutto, anche nei miei viaggi, convincerò quanti hanno abbandonato il Paese a tornare, per poter lavorare e costruire l’Iraq insieme”.


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