ZI04122205 - 22/12/2004
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I leader cristiani di Gerusalemme intravedono “piccoli segni di speranza”


Ma riconoscono che Betlemme si è “trasformata in una grande prigione”


GERUSALEMME, mercoledì, 22 dicembre 2004 (ZENIT.org).- I patriarchi e i leader delle Chiese di Gerusalemme affermano nel messaggio scritto in occasione del Natale che nella difficile situazione di violenza che sta attraversando la Terra Santa si intravedono “piccoli segni di speranza”.

“Andiamo a Betlemme per adorare il mistero del Natale nonostante le grandi difficoltà che il nostro popolo sta sperimentando, oltre alla recente scomparsa del Presidente Yasser Arafat”, affermano i leader cristiani nel messaggio inviato a ZENIT.

“Ciò che ancora proviamo è sicuramente un sentimento di disperazione e di sfiducia, oltre ad un drammatico aumento della disoccupazione e della povertà. La giustizia e la pace sono ancora lontane”, aggiungono.

“Il sangue continua ad essere versato e i prigionieri politici rimangono in carcere. I due popoli di questa Terra Santa sono ancora alla ricerca della pace e della giustizia, cercando un modo di porre fine alle ostilità, allo spargimento di sangue e agli omicidi in Palestina ed Israele, non ultimo a Betlemme, la città della pace alla quale tutti i Cristiani del mondo volgono i loro occhi in questi giorni”.

“Nonostante tutto, in questi giorni ci sono piccoli segni di speranza: la promessa che presto i prigionieri politici saranno rilasciati dagli israeliani e la speranza di un rinnovato sforzo da parte di tutti per riprendere i negoziati volti al raggiungimento della pace”, proseguono.

I patriarchi e i capi delle Chiese di Gerusalemme si rivolgono ai Cristiani della Terra Santa per chiedere loro “soprattutto in questi giorni ed in questa Terra Santa, dove oppressioni ed umiliazioni vengono imposte a così tanta gente, di accogliere davvero Cristo nella nostra vita, essere Suoi veri testimoni e di far sì che gli altri vedano attraverso la nostra testimonianza nella vita quotidiana Gesù, Salvatore e Principe della Pace, e la dignità che Egli ha dato ad ogni uomo e ad ogni donna”.

Il messaggio si rivolge quindi a tutti i “fratelli e le sorelle cristiani” per “offrire il nostro sincero ringraziamento per tutte le vostre preghiere, la vostra solidarietà e l’amore che provate per questa Terra Santa e per tutti i suoi abitanti”.

“Esprimiamo il nostro ringraziamento e la nostra gioia per il ritorno dei pellegrini e ne aspettiamo molti altri. Le Chiese del mondo sono chiamate a ricordare che la Terra Santa è la terra delle radici di tutti i Cristiani”.

“Il futuro di Betlemme richiede una speciale attenzione – affermano –. Senza dubbio canterete canzoni antiche come ‘The little town of Betlehem’. Questa piccola città ha bisogno di un sostegno particolare per rimanere la città della pace, in cui i fedeli che credono in Gesù Salvatore e Principe della Pace possano rimanere”.

Nei giorni che precedono il Natale, si legge nel messaggio congiunto, Betlemme sembra trasformarsi “in una grande prigione con la continuazione della costruzione del ‘Muro’ attorno ad essa. Molte famiglie cristiane hanno già abbandonato l’area di Betlemme a causa delle difficoltà che hanno dovuto affrontare non ultimo a causa della costruzione del ‘muro di separazione’ e l’incredibile struttura all’ingresso della città. Tutte opere queste che hanno anche significato per molte famiglie cristiane vedere la propria terra confiscata”.

“Come leader delle Chiese continuiamo a fare tutto il possibile per gettare ponti di pace e di speranza levando la nostra voce per la giustizia tra tutti i popoli, ma, cari fratelli e sorelle, abbiamo bisogno che voi facciate la vostra parte nei vostri rispettivi Paesi”, affermano.

“Preghiamo e speriamo che vengano giorni in cui la gente di Betlemme e di tutta la Terra Santa potranno vivere liberamente senza il bisogno di un muro di separazione per garantire la sicurezza”, concludono.

Il messaggio è firmato dal patriarca greco-ortodosso Ireneos I di Gerusalemme, dal patriarca latino Michel Sabbah R.C., dal patriarca armeno ortodosso Torkom I Manoghian, da fra Pierbattista Pizzaballa, ofm, Custode della Terra Santa, dall’arcivescovo copto ortodosso Anba Abraham, dall’arcivescovo siro-ortodosso Swerios Malki Murad, dall’arcivescovo etiope ortodosso Aba Cuostos, dall’arcivescovo maronita Paul Sayyah, dal vescovo anglicano Riah Abu el-Assal, dal vescovo luterano Mounib Younan, dal vescovo siro-cattolico Pierre Malki, dal vescovo armeno cattolico George Khazoum e dall’archimandrita greco cattolico Mtanios Haddad.


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