ZI08012206 - 22/01/2008
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Il nuovo Superiore dei Gesuiti: la nostra missione è servire i poveri


Omelia di padre Adolfo Nicolás dopo l'elezione di sabato


ROMA, martedì, 22 gennaio 2008 (ZENIT.org).- La missione dei Gesuiti è servire i poveri, gli emarginati e gli esclusi, ha affermato questa domenica nella chiesa del Gesù di Roma il nuovo Padre Generale dell'Ordine, padre Adolfo Nicolás, SI.

Nell'omelia della Messa di ringraziamento seguita alla sua elezione, avvenuta sabato 19 gennaio, padre Nicolás ha ricordato le parole di uno dei confratelli che si congratulava con lui: “Non ti dimenticare dei poveri”. “Forse questo saluto è il più importante”, ha osservato il Padre Generale.

“I poveri, gli emarginati, gli esclusi; in questo mondo della globalizzazione aumentano coloro che sono esclusi da tutto”, ha constatato.

“Tutti coloro che vengono diminuiti, perché la società ha posto per i grandi ma non per i piccoli; tutti coloro che si trovano in situazioni di svantaggio, sono manipolati; tutti questi sono forse per noi le nuove nazioni, le nazioni che hanno bisogno del Profeta, del messaggio di Dio che è per tutti”.

“Il nostro Dio, la nostra fede, il nostro messaggio, la nostra salvezza sono così grandi, che non si possono mettere in un contenitore, in un paese, in un gruppo, in una comunità, nemmeno in una comunità religiosa”, ha osservato il sacerdote 71enne.

Si tratta di “un messaggio universale”, di “notizie di salvezza per tutte le nazioni”, e tra queste ultime si possono annoverare “comunità non geografiche ma umane” che “chiedono il nostro aiuto”.

“Queste sono le nazioni per cui la salvezza è ancora un sogno, un desiderio – ha constatato –. Forse essa è già fra loro; io credo che sia già fra loro, però non la sentono ancora”.

“Quello che conta, quello che è reale, è la speranza, la salvezza, e noi vogliamo che questa salvezza si estenda”.

In questo contesto, i Gesuiti si chiedono quale sia la via per il futuro. “A questo momento della storia, dove deve rivolgersi la nostra attenzione, il nostro servizio, la nostra energia? O in altre parole, qual è il colore, il tono, la figura della salvezza oggi, per tanti e tanti che hanno bisogno, per tante nazioni umane, non geografiche, che ancora chiedono salvezza?”.

E' proprio qui che si inserisce il messaggio della missione e del servizio.

“L’Agnello di Dio ha presentato se stesso come servitore”, ha commentato padre Nicolás, e allo stesso modo “questo essere servitori sarà il segno caratteristico, il marchio” della missione dei Gesuiti, “della chiamata alle quale cerchiamo di rispondere in questi giorni”.

“Preghiamo tutti insieme di vivere questo senso di missione per la Chiesa, missione per le nazioni – non per noi –, ma per le nazioni che ancora sono lontane, non geograficamente ma umanamente, esistenzialmente”, ha auspicato.

“Preghiamo di poter collaborare un poco alla gioia, alla speranza che viene con il Vangelo, e di poterlo fare con molto amore e con un servizio disinteressato”.

Dopo la Messa, il Padre Generale si è recato all’altare di Sant’Ignazio, dove ha venerato le spoglie del fondatore dei Gesuiti conservate nell’urna sotto l’altare e ha pregato per la Compagnia.

Padre Nicolás è stato per 43 anni missionario in Giappone. Alla 35ª Congregazione Generale che l'ha eletto come Superiore di quest'Ordine religioso, inaugurata il 7 gennaio scorso, hanno partecipato 225 Gesuiti.

La Compagnia di Gesù, fondata nel 1540, ha 19.564 membri, sparsi in 127 Paesi.


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