Di Marta Lago
ROMA, giovedì, 24 gennaio 2008 (ZENIT.org).- I mezzi di comunicazione possono essere oggi strumenti della "nostra speranza", una chiave di lettura proposta dal presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali questo giovedì presentando il Messaggio del Papa su "I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per condividerla".
E' questo il motto della 42ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali - 4 maggio 2008 -, che Benedetto XVI sviluppa sottolineando la possibilità e la necessità che i media siano "al servizio di un mondo più giusto e solidale".
Com'è tradizione, il messaggio del Papa è stato reso pubblico nella festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. In questa occasione, il suddetto dicastero - presieduto dall'Arcivescovo Claudio Maria Celli - è stato incaricato di presentarlo alla stampa internazionale accreditata presso la Santa Sede.
In "diversi settori della vita umana e della convivenza dei popoli", "i media sono una vera e propria risorsa, una benedizione per tutti", e il Papa lo constata - spiega monsignor Celli - alludendo ad esempio al loro contributo all'"alfabetizzazione, la socializzazione, lo sviluppo della democrazia e il dialogo fra i popoli".
Allo stesso modo, avverte dei rischi che sia i media che ogni professionista devono "affrontare per essere uomini, solidali con tutti gli uomini", sottolinea il presule.
Tra questi pericoli, ha menzionato l'ipotesi che i media si trasformino in "sistemi volti a sottomettere l'uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti", come sostiene il Papa.
Monsignor Celli ha citato il Messaggio pontificio rimarcando anche che "su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per 'creare' gli eventi stessi".
"È uno dei rischi che i media oggi hanno", ha commentato il presule su richiesta dei giornalisti presenti. Al di là del "rappresentare o di esprimere ciò che sta avvenendo", "il rischio è proprio questo protagonismo, che alle volte obbedisce a determinati criteri che gli vengono anche da fuori, dove veramente certe realtà vengono create".
"Sono più preoccupato per dove il Papa punta l'indice - ha ammesso -: cioè, ci rende avvertiti, ci rende consapevoli che oggi il potere dei media è talmente forte che il rischio che si corre è che si creino stili di vita".
Si tratta di un'innegabile capacità suggestiva dei media, che influiscono "sulla concretezza della quotidianità", "ma sono capaci di creare prospettive anche internazionali diverse" dove "ci sono stati problemi che sono emersi e che sono stati gonfiati appositamente per creare determinate situazioni o azioni parallele. Il Papa ci invita a essere attenti a questi rischi", ha sottolineato monsignor Celli.
"Occorre evitare - avverte il Santo Padre nel suo Messaggio - che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo"
Da questo punto di vista "c'è un grande rischio", ha ammesso il presule davanti alla stampa. Condividendo l'atteggiamento del Papa, ha sottolineato "la positività dei media nel cammino dell'umanità di oggi", perché "sarebbe impossibile pensare ad una comunità dei popoli che ha una sensazione di famiglia senza i mezzi di comunicazione».
Il Papa - "strenuo ricercatore della verità" - "ci invita anche a prestare attenzione a questo grande rischio, che c'è ed è evidente", e "punta l'indice su una realtà che non è ipotetica", ha precisato monsignor Celli.
"Direi che abbiamo gruppi di vario genere, e i gruppi hanno espressione mediatiche, e non sempre determinati gruppi hanno questo profondo desiderio della verità".
Per questo, "la delicatezza e la vastità di situazioni nuove dovrebbero spingere tutti noi a parlare di 'info-etica'", più necessaria che mai, secondo il messaggio pontificio.
Le comunicazioni sociali sono "profondamente legate all'uomo", per cui il Santo Padre, con "parole di coraggio", invita "a difendere gelosamente la persona umana in tutti i suoi ambiti", ha aggiunto il presidente del dicastero.
"Se i media sono una sfida, lo sono prima di tutto all'intelligenza dell'uomo. E la Chiesa non ha paura né dell'intelligenza né della ragione", ha ricordato.
"Chi aiuta l'uomo a conoscere se stesso e a cercare la verità arriva a Cristo. Ecco perché la citazione del Vangelo di Giovanni [nel Messaggio del Papa] 'Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi' (Gv 8,32) è traccia e aiuto per affrontare la sfida che oggi la società rivolge ai media, ai suoi operatori e a tutti i fruitori: la ricerca della verità - che è possibile trovare - è via per la comunione tra le persone e i popoli", ha concluso monsignor Celli.
















