CITTA' DEL VATICANO, domenica, 2 marzo 2008 (ZENIT.org).- Anche nella società dei grandi progressi scientifici e tecnologici, la sfida che interpella i cristiani è quella di imparare a vivere la morte e aiutare i fratelli in questo momento, spiega il portavoce vaticano.
Padre Federico Lombardi S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha comentato il discorso indirizzato, il 25 febbraio scorso, da Benedetto XVI ai partecipanti al congresso internazionale sul tema “Accanto al malato inguaribile e al morente”, nell'ultimo editoriale del settimanale “Octava Dies” del Centro Televisivo Vaticano (CTV).
Il Papa, ricorda padre Lombardi, ha chiesto “la partecipazione sincera della Chiesa e della società a questa problematica antica ma sempre più attuale. Il passo della morte, a cui tutti ci avviciniamo, è un momento importante della nostra vita, ha un senso per cui merita – per ogni persona umana - di essere preparato e accompagnato. O no?”.
“Non è detto che la maggiore capacità della scienza medica moderna venga impiegata per assistere la vita che si spegne, poiché questa può sembrare non più importante, soprattutto se si tratta di persone povere e sole, la cui assistenza appare solo come un peso da un punto di vista utilitaristico”, spiega il portavoce.
Benedetto XVI ricorda Madre Teresa, che vuole che i più poveri sperimentino “nell’abbraccio dei fratelli e delle sorelle il calore del Padre” che li accoglie.
Il portavoce vaticano sottolinea che “l’impegno della medicina palliativa per alleviare le sofferenze dei malati inguaribili va nella direzione giusta. Come ricorda il Papa, anche nella regolamentazione del lavoro si devono riconoscere ai parenti le giuste possibilità di assistenza ai malati terminali”.
“E’ tutta una cultura della solidarietà che deve svilupparsi, perché – conclude il Pontefice – ‘una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente, è una società crudele e disumana’”.
“In questa prospettiva la Chiesa ribadisce la sua opposizione a ogni forma di eutanasia diretta. Perché non può rinunciare a credere nell’amore e nella speranza, nel significato della sofferenza e nel destino trascendente di ognuno di noi”, conclude il sacerdote.
















