ROMA, venerdì, 7 marzo 2008 (ZENIT.org).- Si è conclusa la 35ª Congregazione Generale della Compagnia di Gesù, svoltasi dal 7 gennaio al 6 marzo nella Curia Generalizia, a due passi dal Vaticano, con la partecipazione di 225 Gesuiti in rappresentanza dei 20.000 sparsi in tutto il mondo.
Gli atti formali conclusivi della Congregazione, ricorda “L'Osservatore Romano”, sono stati una dichiarazione di adesione alla lettera di Benedetto XVI e cinque decreti sui quindici temi esaminati in due mesi di discussioni.
La dichiarazione, “votata a larga maggioranza”, si ricollega al tema “dell'obbedienza e della speciale relazione che unisce i gesuiti al Successore di Pietro”, al quale è dedicato anche uno dei cinque decreti riassuntivi.
Gli altri quattro hanno invece come tema le “missioni”, l'“identità del gesuita”, la “collaborazione con gli altri” (laici e credenti di diverse religioni) e il “governo” della Compagnia.
In questi documenti sono stati racchiusi i quindici argomenti esaminati nel corso della Congregazione, classificabili in due grandi categorie: missioni e vita interna dell'ordine.
Circa le missioni, spiega il quotidiano vaticano, “sono state individuate cinque 'preferenze apostoliche globali della compagnia universale', ovvero aree apostoliche per le quali l'intera Compagnia è chiamata a prestare un'attenzione particolare”.
Quanto all'Africa, si è espressa la consapevolezza che “la marginalizzazione dei Paesi africani nel nuovo ordine mondiale fa di questa terra il paradigma della povertà del mondo”. Di fronte a problemi come il crescente numero di rifugiati e il flagello dell'Aids, si riconosce, il continente non può “provvedere da solo a se stesso”.
Grande importanza è stata riconosciuta anche all'Estremo Oriente, “altra area di tradizionale impegno dei Gesuiti, dove si registra una notevole disponibilità e risposta all'evangelizzazione”.
Relativamente alla vita interna dell'ordine, ci si è soffermati particolarmente sulle vocazioni, “il cui numero mostra sofferenze soprattutto in Europa e in America del Nord”, così come sulla formazione dei giovani gesuiti e sul rapporto con i “fratelli gesuiti” non consacrati.
Nel corso della congregazione sono state affrontate anche “le questioni relative ai giovani, ai popoli indigeni, ai fondamentalismi religiosi, alla comunicazione nell'era di internet e all'ecologia”, “l'apostolato intellettuale, i temi legati alla gestione delle case internazionali romane, la questione dei migranti e dei rifugiati”.
Sulla tradizionale obbedienza dell'Ordine, padre Carlo Casalone, provinciale d'Italia, ha spiegato che è sempre accompagnata da “molti luoghi comuni” e interpretata “in termini militareschi”.
“In realtà l'obbedienza intesa come conformità acritica alla volontà di un altro non è una virtù”, ha osservato, sottolineando come si tratti in realtà di una “ricerca condivisa con un altro della volontà di Dio, cioè di un bene da compiere”.
Padre Adolfo Nicolás, 29° successore di Sant’Ignazio di Loyola eletto dalla Congregazione il 19 gennaio, ha affermato a questo proposito che la tradizione di fedeltà e obbedienza dei Gesuiti non li ha mai fermati “nella nostra ricerca teologica o nel modo di vivere la fede cristiana”.
“Allo stesso tempo – ha riconosciuto – abbiamo capito che abbiamo bisogno di più umiltà, perché sono i contrasti e le difficoltà a farci crescere”.
Il nuovo Preposito Generale si è anche riferito alla questione della rinuncia di colui che l'ha preceduto nell'incarico, padre Peter-Hans Kolvenbach, che ha presentato le sue dimissioni per motivi di età dopo aver guidato la Congregazione dal 1983.
“Il Santo Padre è stato vicino a padre Kolvenbach nella sua decisione di dimettersi – ha ricordato padre Nicolás –, perciò penso anch'io di poter ricevere lo stesso appoggio quando le circostanze mi indurranno a chiedere le dimissioni”.
Un ruolo molto importante nello svolgimento dei lavori della 35ª Congregazione Generale, ha riconosciuto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, “hanno avuto i due interventi del Santo Padre, il messaggio scritto inviato all’inizio delle riunioni e il discorso in occasione dell’udienza del 21 febbraio”, ricorda la “Radio Vaticana”.
“I Gesuiti si sono sentiti capiti e incoraggiati, e questo li ha aiutati a sentirsi profondamente inseriti nella vita e nella missione della Chiesa universale grazie a uno speciale e stretto legame con il Santo Padre – ha osservato –. La Congregazione ha anche redatto un bel documento su questo tema, che sarà certo uno dei più fecondi fra quelli approvati”.
I Gesuiti, ha constatato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, “escono da questo evento rinfrancati e desiderosi di continuare a dare il loro contributo alla Chiesa soprattutto dove ce n’è più bisogno, nei campi difficili del rapporto fra la fede e la ragione, la fede e le culture, la fede e l’impegno per una maggiore giustizia in un mondo in rapidissima evoluzione”.
















