ZI08041407 - 14/04/2008
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Messaggio vaticano a tutti i sacerdoti: "Priorità della preghiera"


Esortazione della Congregazione per il Clero


di Marta Lago 

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 14 aprile 2008 (ZENIT.org).- Di fronte alla certezza che il ministero sacerdotale e la missione della Chiesa dipendono dal rapporto personale con Gesù, i sacerdoti sono chiamati a dare priorità alla preghiera rispetto all'azione, sottolinea la Congregazione vaticana per il Clero. 

In una lettera a tutti i presbiteri del mondo, il dicastero prepara la Giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, che si celebra nella solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, il 30 maggio prossimo.

Firmato dal Cardinale prefetto Cláudio Hummes e dal segretario della Congregazione, l'Arcivescovo Mauro Piacenza, il messaggio esorta a contemplare la "perfetta e affascinante umanità di Gesù Cristo, vivo ed operante adesso", certi della sua Misericordia. 

Per questo il dicastero rivolge un appello "alla priorità della preghiera rispetto all'azione", perché da questo dipende un'azione incisiva. La missione deve quindi alimentarsi della preghiera, "dal rapporto personale di ciascuno con il Signore Gesù".

Si riafferma dunque l'importanza della preghiera di fronte all'attivismo e al secolarismo, come ha segnalato Benedetto XVI nella sua Enciclica "Deus caritas est". Il passo successivo, per i sacerdoti, è essere "esperti della Misericordia di Dio", sottolinea il Cardinale Hummes nella Lettera, pubblicata integralmente in italiano nell'edizione de "L'Osservatore Romano" del 13 aprile. 

Lancia quindi un allerta: il sacerdozio non si può contemplare come una sorta di incarico inevitabile "cui si possa 'meccanicamente' adempiere, magari con un articolato e coerente programma pastorale". E' invece "la vocazione, la strada, il modo attraverso il quale Cristo ci salva, con cui ci ha chiamato, e ci chiama adesso, a vivere con Lui".

Questa "santa vocazione" ha un'unica "misura adeguata", ricorda la Lettera: "la radicalità", la "totale dedizione", che "Cristo realizza giorno per giorno" nel sacerdote attraverso la sua "rinnovata e orante decisione". 

"Lo stesso dono del celibato sacerdotale è da accogliere e vivere in questa dimensione di radicalità e di piena configurazione a Cristo - avverte il porporato -. Qualsiasi altra posizione, rispetto alla realtà del rapporto con Lui, rischia di divenire ideologica".

"Anche la mole, talora straordinariamente grande, di lavoro che le contemporanee condizioni del ministero ci chiedono di sostenere, lungi dallo scoraggiarci, deve spingerci a curare, con ancora maggiore attenzione, la nostra identità sacerdotale, la quale ha una radice irriducibilmente divina", esorta la Lettera. 

"In tal senso, in una logica opposta a quella del mondo, proprio le particolari condizioni del ministero, ci devono spingere ad 'alzare il tono' della nostra vita spirituale, testimoniando con maggiore convinzione ed efficacia, la nostra appartenenza esclusiva al Signore".

"Il luogo della totalità per eccellenza è l'Eucaristica", aggiunge il Cardinale Hummes, ricordando che è il sacramento in cui Gesù offre il suo Corpo e il suo Sangue, "la totalità della propria esistenza". 

Per questo, esorta i sacerdoti del mondo alla fedeltà "alla celebrazione quotidiana della Santissima Eucaristia" e all'adorazione di Gesù sacramentato. Anche in questo caso, constata, non si tratta del mero compimento di un dovere, ma dell'"assoluto bisogno personale che ne avvertiamo, come del respiro, come della luce per la nostra vita, come l'unica ragione adeguata per una compiuta esistenza presbiterale".

Dal rapporto con Gesù, "sempre alimentato nella continua orazione", deriva "la necessità di renderne partecipi quanti ci circondano", ovvero la missione, "intrinseca alla natura stessa della Chiesa" e "insita nell'identità sacerdotale". 

"La santità che domandiamo quotidianamente, infatti, non può essere concepita secondo una sterile ed astratta accezione individualistica, ma è, necessariamente, la santità di Cristo, la quale è contagiosa, per tutti".

Ciò si concretizza nel popolo affidato al sacerdote e nella responsabilità di assisterlo. Bisogna cedere all'amore di Gesù, "affinché agisca Lui attraverso di noi, poiché o lasciamo che Cristo salvi il mondo, agendo in noi oppure rischiamo di tradire la natura stessa della nostra vocazione". 

Elemento di aiuto in questa chiamata è il "fondamento imprescindibile dell'intera vita sacerdotale": la Vergine Maria, ricorda il dicastero, perché riconduce continuamente "sotto la Croce del suo Figlio" "per contemplare, con Lei, l'Amore infinito di Dio".

Come ha fatto pochi mesi fa, ora, in vista della Giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei sacerdoti, il dicastero reitera l'importanza che i presbiteri si affidino alla preghiera di tutta la Chiesa. 

E' urgente "l'Adorazione eucaristica continuata, nell'arco delle ventiquattro ore, in modo che da ogni angolo della terra, sempre si elevi a Dio, una preghiera di adorazione, ringraziamento, lode, domanda e riparazione".

L'obiettivo è "suscitare un numero sufficiente di sante vocazioni allo stato sacerdotale e, insieme, di accompagnare spiritualmente - al livello di Corpo Mistico - con una sorta di maternità spirituale quanti sono già stati chiamati al sacerdozio ministeriale", perché servano sempre meglio Gesù e i fratelli.


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