ZI08061111 - 11/06/2008
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Non una “musica fast-food”, ma un’oasi di sollievo per l’anima


“Chant-Music for Paradise”, i canti dei cistercensi di Heiligenkreuz


di Dominik Hartig


HEILIGENKREUZ, mercoledì, 11 giugno 2008 (ZENIT.org).- “La corale gregoriana è una forma di preghiera, che non consiste in attacchi o intensità, ma che è come il pane quotidiano: si può cantare per tutta la vita”, sostiene padre Karl Wallner, OCist, Rettore dell’Università Papale Benedetto XVI di Heiligenkreuz (Germania).

In un’intervista a ZENIT sul CD, in vetta alle classifiche non solo in Gran Bretagna e che raccoglie i canti di un gruppo di cistercensi, padre Wallner, responsabile anche per le pubbliche relazioni della Fondazione di Heiligenkreuz, ha sottolineato: “La corale gregoriana diffonde nel profondo dell’animo l’armonia, la pace e la consolazione”.

“La musica – ha aggiunto – può condurre a Dio, può aprire i cuori, elevare l’anima ed unire a Dio”.

Ai suoi occhi il nuovo CD è “un piccolo, sacro regalo” per ogni pubblico.

Chant – Music for Paradise” è il titolo del CD di musica corale dei cistercensi di Heiligenkreuz, che ha avuto un successo straordinario. Sembra quindi che la sua corale gregoriana si possa definire assolutamente come “Musica per il mondo”. Come lo spiega?

P. Karl Wallner: Il successo del CD, sul quale si può ascoltare la nostra preghiera quotidiana a Dio, e che noi cantiamo nelle sante tradizioni della chiesa e dell’ordine sulla base delle riforme del Concilio Vaticano II è da un lato sorprendente. Ed è sorprendente che all’improvviso un mondo diventato così profano si interessi ad una corale latina dolce ed armoniosa e che il nostro CD sia balzato in vetta alle classifiche di musica pop!

In Inghilterra il CD non solo è il numero uno nel campo della musica classica, ma è anche fra i primi dieci nella classifica nella quale di solito si trova solo la musica pop e simili. Perfino nei supermercati il nostro CD è stato inserito dai venditori alla voce “Pop”!

Questa è la mia interpretazione: la musica secolare è arrivata ad un punto morto; in un mondo angosciato da stress e da nervi essa causa ancora più stress e nervi La musica sacra, e soprattutto la corale gregoriana, è sempre stata un’oasi per il respiro di sollievo dell’anima. E sembra che molti cerchino con nostalgia queste oasi.

Noi osserviamo che da anni, anche da noi, giovani che invitiamo alla nostra corale, ascoltano in silenzio e affascinati, e poi raccontano con entusiasmo di come è stato “cool”. Quindi appare chiaro che vi è un istinto nei cuori malati degli uomini, che li spinge a cercare una medicina. E la corale gregoriana è quindi una medicina per l’anima.

Poco tempo fa il Santo Padre ha detto che la musica ed in generale la vera arte non allontana l’uomo dal suo quotidiano, dalla realtà di ogni giorno. Ciò vale anche per la corale gregoriana?

P. Karl Wallner: Io considero la nostra preghiera corale, dove noi nella corale gregoriana lodiamo e ed esaltiamo Dio come un momento di rilassamento e di elevazione spirituale. Benedetto parla di “Opera per Dio” – in latino “Opus Dei”. Non è quindi una perdita di tempo, non è qualcosa di insensato, ma è un operato denso di significato, un’ “opera”, un’opera appunto per Dio.

E nella vera musica, non c'è solo un uomo che canta, bensì vi è una dimensione dell’Eterno che si fa strada nell’uomo e nell’uomo crea ascolto. Perché quindi la corale gregoriana è sempre stata chiamata “Il canto degli angeli?” Poiché si è sentito che qualcosa proviene e risuona da un altro mondo, qualcosa che non si può misurare con mere coordinate come il ritmo, l’armonia e le note. E perciò questa forma di musica non si estranea dal quotidiano, ma guarisce le ferite del quotidiano ed aiuta a superarlo.

Quali sono le caratteristiche di questa forma cantata di preghiera, che in convento fa parte del “pane quotidiano”?

P. Karl Wallner: La corale gregoriana è antichissima. Nasce nel primo millennio, risale già al IV secolo e per molti aspetti si rivolge all’Altissimo.

Innanzitutto i testi sono per lo più citazioni tratte dalla Bibbia: quindi la parola di Dio, che dalla bocca degli uomini ritorna a Dio sotto forma cantata.

In secondo luogo: i compositori delle melodie erano anonimi uomini pii consacrati a Dio, per lo più monaci, che hanno ideato la musica non per il proprio desiderio di celebrità, ma che desideravano, ad opera compiuta, tornare al completo anonimato. Quindi uomini che nel loro anelito verso la santità hanno creato qualcosa di santo.

In terzo luogo: la corale è così affascinante, in quanto è situata al di fuori della nostra normale esperienza della musica. Non vi sono i toni del do maggiore e del re minore; non vi sono tempi, non vi è un ritmo stabilito, è un canto per una sola voce. Quindi è un suono diverso da tutti gli altri suoni, che noi oggi chiamiamo musica. Ed allo stesso tempo è alla radice di tutto ciò che in seguito si è sviluppato come musica.

Quarto punto: la corale è innanzitutto una preghiera cantata. Noi la cantiamo sempre davanti all’altare, quindi non per la gente, ma per Dio. Perciò non possiamo mai andare in tournée con la nostra corale, poiché si tratta sempre di una preghiera. Anche le registrazioni del CD “Chant- Music for Paradise” erano riprese dalla preghiera.

Nel mese di giugno, il Papa pregherà, fra l’altro, affinchè noi e tutti i cristiani coltiviamo una profonda amicizia personale con il Cristo, testimoniando così il suo amore. In quale modo la musica ed il canto possono creare questa amicizia e forse anche rafforzarla?

P.Karl Wallner: Da giovane ho imparato a pregare attraverso il rosario. Se desidero intensificare la mia amicizia con Gesù, mi inginocchio davanti all’Altissimo. La corale gregoriana è appunto una forma di preghiera, nella quale non si tratta di attacchi o di intensità, ma è come il “pane quotidiano” – così si può cantare per tutta la vita! Il rapporto con Dio che viene dal cuore è già una premessa.

Nella nostra riunione con i giovani, alla quale partecipano tra i 200 e i 300 giovani, cantiamo perciò per iniziare un pezzo della Corale gregoriana. Ciò serve a creare per i giovani un’atmosfera di pace. E poi cantiamo i bellissimi canti sacri nuovi che hanno il potere di creare nei cuori dei giovani un rapporto personale con Gesù. Poi preghiamo una parte di rosario, e ci inginocchiamo, in silenzio, con i giovani in adorazione dell’Altissimo ed insegniamo loro a formulare nei loro cuori un “tu” a Gesù per avviare questo dialogo del cuore.

Tornando alla sua domanda: sì, la musica può condurre a Dio, può aprire i cuori, elevare l’anima ed unire a Dio.

Nel suo nuovo libro, lei promuove con forza il concetto di diffondere la fede cristiana e di propagarla attivamente. I canti di preghiera, che ora sono disponibili anche su CD, sono un’espressione concreta della gioia che Lei intende? Quali sono le radici di questa gioia?

P. Karl Wallner: Sì, il CD “Chant –Music for Paradise” è nato dalla gioia e porta alla gioia. E la ragione è che sul suo canto si basa la nostra liturgia per i defunti. Sul CD vi è l’intero Requiem, quindi la messa per i defunti.

Gioia? Sì, poiché la vera gioia è la gioia per la vita eterna. Questo lo abbiamo vissuto quest’anno in febbraio a Heiligenkreuz, quando nello spazio di 16 giorni sono morti tre confratelli mentre nei cinque anni precedenti non era morto alcun confratello. Uno di essi aveva compiuto 100 anni: all’epoca dei nazisti era stato rinchiuso in una cella della morte…

Tuttavia per i molti giovani monaci che sono arrivati da noi negli ultimi anni e che hanno vissuto per la prima volta la morte dolce di confratelli assistere ai canti della liturgia per la morte ha suscitato una grande impressione. Nella vita di un convento non vi è alcuna liturgia più edificante della liturgia per i defunti, poiché uno di noi è arrivato dove tutti noi vogliamo arrivare: nell’eterna comunione con Dio. Per questo motivo il CD si chiama appunto: “Musica per il Paradiso”.

Un’ultima domanda: la corale gregoriana è riservata esclusivamente agli specialisti o può essere apprezzata anche dai non addetti ai lavori? E cosa si aspetta dalla diffusione del vostro CD?

P. Karl Wallner: Il CD è per tutti. A mio avviso anche per i giovani. Ad ogni modo ho già avuto parecchi riscontri.

Quando sono entrato a 18 anni, all’inizio la corale era per me insolita. Oggi la amo moltissimo, poiché veramente non è una musica “Fast food”, che porta alla pigrizia ed all’ignavia dell’anima, ma - per rimanere in argomento – è un brodo ristretto, un concentrato di vitamine.

La corale gregoriana diffonde nel profondo del cuore l’armonia, la pace, il conforto. E vorrei aggiungere un pensiero personale, poiché in quanto dogmatico cattolico io credo che il divino possa imprimersi in modo sacro nella realtà terrena: nel nostro convento stiamo vivendo un momento di grazia, perché siamo in stretta unione con la Chiesa, con il Papa, con il magistero. Ed è possibile sentire questa armonia intern con tutto ciò che è nel cuore dei 17 cantanti. Questa musica è un piccolo sacro regalo che Dio ha voluto fare al mondo attraverso di noi.





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