di Mirko Testa
ROMA, giovedì, 12 giugno 2008 (ZENIT.org).- "Se un Paese o una cultura si chiude a culture che arrivano dall'esterno, non ha molto futuro". E' l'appello alla promozione di una maggiore cultura dell'accoglienza dei migranti che arrivano nel Vecchio Continente lanciato mercoledì da padre Adolfo Nicolás, Superiore generale della Compagnia di Gesù.
Il gesuita spagnolo è ntervenuto durante l'incontro sul tema "Frontiere o barriere? Le migrazioni nel mondo", promosso a Roma dal Centro Astalli (Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia), all'Oratorio del Caravita, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebrerà il prossimo 20 giugno.
Rispondendo alle domande del giornalista della Rai Aldo Maria Valli, padre Nicolás ha ripercorso il lungo periodo trascorso in Asia (Giappone, Filippine), sottolineando gli anni, dal 2000 al 2004, trascorsi in una parrocchia di Tokyo, alla guida di un centro pastorale per immigrati poveri provenienti dalle Filippine e da altre nazioni asiatiche.
Nel tracciare un quadro della situazione attuale, ha parlato quindi della tendenza a mettere la propria cultura al centro di tutte le altre: “non sappiamo come sono gli altri, non sappiamo come si vive altrove, e allora facciamo che il nostro modo di vivere, il nostro Paese, la nostra cultura, siano il centro del mondo”.
A volte questo atteggiamento può essere frutto di un bisogno di sicurezza, ha riconosciuto, “a volte le frontiere sono necessarie per proteggerci ed essere consci della nostra identità ma altre volte sono motivate dalla nostra ignoranza”, forse sono “inevitabili”, comunque per la maggior parte sono “artificiali”.
Nel fare gli onori di casa, padre Giovanni La Manna, Direttore del Centro Astalli, aveva detto che “la politica in questo momento, soprattutto nel mondo sviluppato, spinge alla paura e ci chiude, fino a temere di uscire per strada”.
Nel fargli eco padre Nicolás, che è stato per 43 anni missionario in Giappone, ha detto che “nei Paesi economicamente più sviluppati questa paura è diventata troppo grande, si è trasformata in uno strumento capace di manipolarci”, in “in uno strumento politico”.
Il sacerdote gesuita ha quindi parlato con tono critico della scarsa accoglienza che l'Europa riserva a volte agli immigrati: “Alcuni vengono in Europa e scoprono che hanno gli stessi problemi di integrazione che avevano in Paesi non cristiani”.
Allo stesso tempo, ha osservato, “nell'Unione europea abbiamo una moneta e un passaporto comune, ma creiamo altre frontiere perché siamo sempre in tensione con noi stessi, con paure e tensioni a volte inconsce”.
E lo stesso, ha sottolineato, accade anche in Italia, che dovrebbe ricordarsi del suo passato di terra di emigranti: “Noi abbiamo sperimentato cosa è la migrazione, cosa è la povertà, cosa è la difficoltà di farcela. Questa memoria collettiva, questa memoria nazionale credo sia molto importante, perchè dalla memoria possiamo prendere saggezza”.
Per questo ha sottolineato: "Abbiamo bisogno di frontiere flessibili, fluide, sempre aperte agli altri”, e “le nostre famiglie, frontiere naturali, dovrebbero essere sempre aperte ad accogliere altri fratelli in difficoltà”.
Invece di erigere barriere che sono “la negazione dell'altro, completamente diverso da noi”, ha concluso, dovremmo sempre pensare all'incontro con l'altro come a una “possibilità di incontrare noi stessi”, perché “nei migranti possiamo vedere cosa è davvero umano e necessario per noi".
L’Associazione Centro Astalli ha iniziato la sua attività nel 1981, come sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati grazie all'iniziativa dell'allora Preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Pedro Arrupe, che in questo modo intendeva far fronte alla situazione dei boat people vietnamiti.
La sua missione è quella di accompagnare, servire e difendere i diritti dei rifugiati e degli sfollati di tutto il mondo, aiutandoli nell'inserimento sociale, attraverso servizi di prima e seconda accoglienza (mensa, ambulatorio, centri d'accoglienza, scuola d'italiano, assistenza socio-legale, formazione professionale).
Il Centro Astalli oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi dei rifugiati, promuove anche nelle scuole progetti specifici sul diritto d’asilo e sul dialogo interreligioso.
Oggi è presente in oltre 50 Paesi e conta diverse sedi territoriali (Roma, Trento, Vicenza, Catania e Palermo), che offrono ogni anno servizi a circa 18.000 persone, per lo più uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni, spesso vittime di tortura, che approdano in Italia dopo viaggi disperati.
Tutti i servizi offerti sono resi possibili grazie alla collaborazione di oltre 400 volontari.
[Per maggiori informazioni: www.centroastalli.it]
















