ZI08061304 - 13/06/2008
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La Santa Sede chiede urgenti “azioni salvavita” contro l'AIDS


Bisogna “colmare la distanza tra ciò che è possibile e ciò che è necessario”


di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, venerdì, 13 giugno 2008 (ZENIT.org).- Di fronte alla diffusione dell'HIV/AIDS, servono urgenti “azioni salvavita” per assistere i malati, ma anche un aumento di consapevolezza nei confronti della pandemia per ridurne l'incidenza.

E' questa la convinzione della Santa Sede, espressa dall'Arcivescovo Celestino Migliore al meeting di alto livello svoltosi questo giovedì a New York durante la 62ª sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU per un'analisi dei progressi ottenuti nel mettere in pratica la Dichiarazione di Impegno sull'HIV/AIDS (2001) e la Dichiarazione Politica sull'HIV/AIDS (2006).

In seguito alle suddette Dichiarazioni, ha osservato il presule, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, “sono stati compiuti chiari progressi, ma resta ancora molto lavoro”.

Tra i successi raggiunti, ha sottolineato in primo luogo “il miglioramento nel contenere la pandemia e nell'aprire uno spiraglio di speranza a che nel prossimo futuro più persone sopravvivranno all'HIV e l'impegno nell'assistere i malati non solo continuerà, ma verrà aumentato”.

Nel corso dell'incontro, l'Arcivescovo ha voluto ricordare l'azione della Chiesa a favore di quanti vivono con l'HIV e l'AIDS.

Attraverso la Fondazione “Il Buon Samaritano”, fondata per “fornire assistenza economica immediata alle istituzioni mediche”, la Santa Sede ha messo a disposizione circa un milione e mezzo di dollari per l'acquisto di farmaci antiretrovirali, ha spiegato.

A livello nazionale, ha aggiunto, le Conferenze Episcopali hanno “sviluppato e promosso una maggiore consapevolezza e programmi per assistere nella lotta contro questa pandemia, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e tra le popolazioni più emarginate”.

A questo proposito, il presule ha citato l'esempio dell'India, dove sono attivi più di 100 centri per offrire cura, assistenza e sostegno ai malati di AIDS. A questi se ne aggiungeranno presto altri 45 in zone rurali e isolate.

Negli Stati Uniti, la Conferenza Episcopale sostiene attraverso Catholic Relief Services circa 250 progetti nei Paesi più poveri, con un bilancio per il 2007 di oltre 120 milioni di dollari per l'assistenza.

A livello internazionale, ha aggiunto l'Arcivescovo, la Santa Sede è presente in tutti i continenti tramite le sue istituzioni, “fornendo istruzione, cura, assistenza e sostegno indipendentemente dalla razza, la nazionalità o il credo”.

Grazie al supporto di 10.000 operatori e volontari sono stati raggiunti 4 milioni di persone, destinatari di programmi di aumento della consapevolezza e di educazione. Sono inoltre 350.000 i malati ai quali vengono forniti cibo e sostegno, e 90.000 quelli che ricevono medicinali antiretrovirali. Un terzo di questa assistenza, sottolinea l'Osservatore Permanente, è del tutto gratuita.

Il presule si è anche detto “profondamente consapevole” che un numero significativo di morti di malati di HIV/AIDS dipende da una serie di malattie correlate alla pandemia, come la tubercolosi e la malaria.

Per questo, ha esortato nel loro lavoro tutti coloro che operano per “ridurre il numero delle infezioni da TBC e i devastanti effetti della malaria”. Spesso, ha denunciato, “queste malattie non vengono considerate e i programmi non ottengono finanziamenti adeguati”.

La Santa Sede e le sue istituzioni, ha proseguito l'Arcivescovo, continuano inoltre a chiedere maggiore accesso a test affidabili sull'HIV, alle cure antiretrovirali, alla prevenzione della trasmissione madre-figlio e alle tecnologie diagnostiche.

“Accanto all'accesso all'assistenza sanitaria di base e all'alimentazione sostenibile, questi progressi tecnologici possono lentamente colmare la distanza tra ciò che è possibile e ciò che è necessario”, ha dichiarato.

Oltre a valutare i successi delle azioni intraprese fino ad oggi, ha concluso l'Arcivescovo, è necessario rinnovare l'impegno a “intraprendere necessarie azioni salvavita”.

A questo proposito, la Santa Sede e le sue organizzazioni ribadiscono il loro impegno nell'affrontare la pandemia “in modo partecipato e compassionevole per incoraggiare una maggiore solidarietà verso tutti i membri della nostra società e promuovere l'inerente dignità della persona umana in ogni settore della vita”.


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