ZI05111408 - 14/11/2005
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La “Caritas” continua a lavorare in Corea del Nord


CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 14 novembre 2005 (ZENIT.org).- “Caritas Internationalis”, confederazione di 162 agenzie di assistenza, sviluppo e servizio sociale, ha promesso durante l’incontro del Korea Country Group a Seoul di continuare la sua opera di sostegno e sviluppo in Corea del Nord.

La prima spedizione di aiuti alimentari della “Caritas” ha raggiunto le coste della Corea del Nord il 24 novembre 1995. Dieci anni dopo, la “Caritas” sta spostando il suo impegno dall’aiuto umanitario ad un sostegno più orientato allo sviluppo, o da un approccio d’emergenza al rafforzamento del sostentamento e delle capacità locali.

Dopo la sua ultima visita, Käthi Zellweger, Direttrice della Cooperazione Internazionale di “Caritas Hong Kong”, l’agenzia leader per il programma, ha affermato: “Strade dissestate, erogazione dell’elettricità irregolare, scarsità d’acqua, di servizi igienici e di strutture sanitarie rendono la vita ancora difficile, ma i nostri progetti nel campo sanitario e nel settore dell’agricoltura, così come il sostegno alle fasce di popolazione più vulnerabili, continuano ad aiutare la gente”.

Il Vescovo Lazzaro You, Presidente di Caritas Corea, che guida il gruppo internazionale, ha affermato che il 2005 è il 60° anno da quando la Nazione è stata divisa tra una parte nord e una sud e che si vergogna del fatto che la Corea sia l’unico Paese diviso del mondo.

“Vorrei esprimere la nostra sentita gratitudine a ‘Caritas Internationalis’ per il suo amore evangelico per la gente che soffre in Corea del Nord. Il nostro Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, ha affermato di aver sempre provato un affetto speciale per il popolo nordcoreano e che pregava per lui. Spero che continui a pregare per noi dal Paradiso”, ha detto.

“Papa Giovanni Paolo II chiedeva assistenza materiale e preghiere speciali per i bisognosi della Corea del Nord. C’è stato un enorme sostegno di circa 32 milioni di dollari statunitensi fornito da ‘Caritas Internationalis’ per 10 anni e penso che sia stato offerto in risposta alla volontà del Papa”, ha constatato.

“Dobbiamo separare nettamente l’assistenza umanitaria dalla politica. In altre parole, dovremmo distinguere tra le autorità e la povera gente – ha continuato il Vescovo You, di Daejeon –. E’ nostro dovere cristiano aiutare in modo concreto quanti soffrono fame e malattie per garantire loro una vita migliore”.

Il Segretario Generale di CI, Duncan MacLaren, ha affermato di essere lieto di annunciare che il gruppo si è accordato per istituire una squadra di controllo per fornire consulenza sul programma e che questa squadra sarà guidata da Caritas Corea.

“Non sappiamo esattamente come gli attuali cambiamenti in Corea del Nord relativi al passaggio dagli aiuti umanitari alla cooperazione allo sviluppo interesseranno le nostre operazioni di aiuto, ma il nostro impegno a favore del popolo nordcoreano rimane fermo”.

Käthi Zellweger, che oltre ad essere Direttrice del Dipartimento Internazionale di Caritas Hong Kong è anche manager del programma di “Caritas Internationalis” in Corea del Nord, è la vincitrice di quest’anno del Premio Giustizia e Pace Vescovo Tji Hak-Soon.

Il Vescovo Tji Hak-Soon ha lottato per la democrazia in Corea del Sud negli anni Settanta e dal carcere ha scritto a Papa Paolo VI nel 1974: “Faccio la mia dichiarazione di coscienza per il bene della dignità della persona, la restaurazione della persona, il recupero della democrazia. Come persona, come cristiano, uomo di fede, come Vescovo della Chiesa, non sono altro che un fedele servo di Dio che ama Dio, la sua Chiesa e il suo Paese. Seguo il volere di Dio più che il volere dell’uomo”.

La fondazione che porta il suo nome è stata istituita nel 1997 e il premio viene conferito ogni anno a “uomini e donne e/o organizzazioni eroici che, con grande rischio personale, resistono all’oppressione perseguendo giustizia, pace e rispetto per i diritti umani”. La Zellweger riceverà il riconoscimento a Seoul l’8 dicembre 2005.

Ricevuta la notizia, Duncan MacLaren ha affermato: “Siamo tutti orgogliosi del lavoro che Käthi ha svolto negli ultimi dieci anni a nome della Confederazione in Corea del Nord. E’ il giusto riconoscimento per una persona che ha dedicato buona parte della sua vita ad assistere i più vulnerabili in una delle società più escluse della terra e a tenere aperta la porta per un dialogo privo di ostilità”.


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