ZI05120109 - 01/12/2005
Permalink: http://www.zenit.org/article-1893?l=italian

I cristiani di Betlemme si sentono in una “prigione a cielo aperto”


Chiedono che la città sia meta di pellegrinaggi


BETLEMME, giovedì, 1° dicembre 2005 (ZENIT.org).- Sacerdoti, religiosi e laici di Betlemme lanciano un appello all’avvicinarsi del Natale: “esigere” che ogni pellegrinaggio in Terra Santa includa una visita alla città in cui è nato Gesù Cristo, luogo che di fatto è diventato una “prigione a cielo aperto”.

Lo si apprende leggendo l’appello inviato all’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) “AsiaNews”, in cui si denuncia che “i cristiani di Betlemme sono chiusi in una prigione a cielo aperto da un muro alto 8 metri, il quale li deruba di terreni indispensabili alla loro sopravvivenza”.

“La chiusura della tradizionale via per raggiungere la Basilica della Natività e l'apertura di un nuovo check-point che impone anche ai pellegrini ore di attesa per uscire da Betlemme è una forma di barbarie moderna per strangolare economicamente una città, per imporre l'insicurezza quotidiana a un popolo e per dare apparenza di legalità ad una palese discriminazione religiosa”, afferma il testo, diffuso mercoledì.

“Mentre i fedeli ebrei possono andare in tranquillità alla Tomba di Rachele, ai cristiani di Terra Santa e del mondo intero sono frapposti ostacoli per entrare e uscire da Betlemme”, prosegue.

Di fronte a questa situazione, si chiede ai cristiani che “abbiano coraggio”, perché “è questa l'ora di portare la loro solidarietà ai cristiani di Betlemme e di Terra Santa, esigendo che ogni pellegrinaggio includa la visita a Betlemme”.

Per l’agenzia del PIME, l’appello dei cristiani di Betlemme conferma le difficoltà che questi attraversano e che già, in vista del Natale scorso, “li aveva portati ad esprimere il timore che ‘la Palestina diventi uno Stato musulmano’ e che la stessa città legata alla nascita di Gesù, ove i cristiani un tempo erano maggioranza, diventi totalmente islamica”.

Maggioranza nel 1965, i cristiani di Betlemme rappresentano attualmente meno del 12% della popolazione, ha ricordato a metà novembre padre Artemio Vítores – francescano dell’Ordine dei Frati Minori, vicario della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme – all’agenzia del dicastero missionario “Fides”.

Il sacerdote ha segnalato che pochi giorni prima le autorità israeliane avevano ristabilito “una linea di frontiera con Gerusalemme, che rende molto difficile il passaggio e sottopone tutti a check-point e controlli che creano grandi problemi e disagi per la popolazione locale, ma anche per i frati, per i religiosi e per tutti i pellegrini”.

Avvertiva, inoltre, dell’“alto rischio che a Betlemme la presenza cristiana sparisca del tutto”, proprio nel “luogo della nascita di Cristo”, nel “luogo dell’Incarnazione”. “Aiutateci a salvarla!”, supplicava.

L’agenzia del PIME sottolinea la forte emigrazione tra i cristiani di Betlemme, “legati anche economicamente ai pellegrinaggi, stretti tra le difficoltà create da Israele per motivi di sicurezza e da un crescente fondamentalismo islamico (che aveva tentato di costruire una moschea nella piazza della Natività)”.

A marzo, ha ricordato, l’allora sindaco di Betlemme, Hanna Nasser, ha chiesto all’opinione pubblica internazionale di intervenire a favore della popolazione cristiana della città, spinta ad emigrare soprattutto a causa della mancanza di lavoro vista la crisi dei pellegrinaggi, una situazione che ora si è fatta più difficile per il nuovo posto di controllo delle autorità israeliane tra Gerusalemme e Betlemme.


© Innovative Media, Inc.

La riproduzione dei Servizi di ZENIT richiede il permesso espresso dell'editore.



invialo ad un amico commenta questa notizia
anteprima di stampa formato PDF
sopra


ZENIT via e-mail | ZENIT in rss | regala ZENIT | raccomanda ZENIT | aiuta ZENIT

| condizioni d'uso | invia notizie o comunicati | contattaci | pagina principale

© Innovative Media, Inc.