GERUSALEMME, giovedì, 9 febbraio 2006 (ZENIT.org).- La comunità cattolica melkita di Maghar, nella Bassa Galilea, ha esortato alla “solidarietà con i cristiani in Terra Santa e soprattutto a Maghar” mentre si avvicina il primo anniversario del massacro contro i cristiani locali (10-12 febbraio 2005).
In un messaggio inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) si legge: “Per commemorare l’occasione, il parroco, padre Abud Maher, organizzerà un’ora di preghiera per la riconciliazione e il perdono a Maghar il 10 febbraio alle 17.00”.
P. Maher ha anche invitato tutti i suoi parrocchiani ad accendere candele in quel giorno e a porle sul davanzale delle finestre delle loro case, come segno visibile “di perdono e di una nuova vita nella riconciliazione”.
Anche se il sindaco di Maghar ha scoraggiato il sacerdote dall’organizzare la preghiera perché “non può proteggere quanti vi prenderanno parte da possibili attacchi”, p. Maher è stato irremovibile e ha affermato che la preghiera si terrà “anche se mi dovesse costare la vita”.
Maghar è una città di 20.000 abitanti, situata a 15 chilometri dal Mare di Galilea e a 40 da Nazareth. Più della metà della popolazione è composta da drusi, i musulmani sono circa il 20% e i cattolici melkiti il 22%. Un anno fa, la violenza si è scatenata in seguito alla voce per la quale uno studente cristiano aveva messo su Internet fotografie di ragazze druse nude.
I giovani drusi sono insorti per due giorni nel quartiere cristiano, con la polizia israeliana che non è riuscita a far nulla per proteggere i cristiani fino a che un appello del nunzio apostolico, l’Arcivescovo Pietro Sambi, li ha portati a ristabilire il controllo sul villaggio.
Secondo p. Maher, la violenza ha provocato “il ferimento di sette persone – due per colpi di arma da fuoco – e 70 negozi e case sono stati saccheggiati e bruciati. La facciata della chiesa è stata danneggiata da colpi di pietra, 155 automobili sono state date alle fiamme e 2.000 cristiani si sono trasferiti nei villaggi vicini”.
Nel suo approfondito rapporto, p. Maher ha aggiunto: “L’attacco, ben pianificato, è durato parecchi giorni, i semi della distruzione sono stati sparsi in tutto il quartiere cristiano e nelle case cristiane, un’umiliazione profonda è penetrata nell’animo di ogni cristiano. Le immagini dell’odio e della paura perseguiteranno i nostri bambini fino alla fine della loro vita, le immagini dei rifugiati che cercano di salvarsi la vita saranno impresse nella nostra memoria, gli eventi di Maghar saranno ricordati per sempre, per l’odio ingiustificato – un attacco contro gli impotenti e la negligenza della polizia”.
Fino ad oggi nessuno degli assalitori è stato arrestato, né alle vittime è stato garantito alcun compenso per i danni subiti. Marie-Ange Siebrecht, guida di ACS per la Sezione Medio Oriente, ha affermato: “E’ nostro dovere parlare contro questa discriminazione di cristiani ed esortiamo tutta la gente di buona volontà ad unirsi alla parrocchia di Maghar nella sua preghiera e nei suoi sforzi di riconciliazione”.
ZI06020907 - 09/02/2006
Permalink: http://www.zenit.org/article-2009?l=italian
Israele: i cristiani chiedono solidarietà mentre si avvicina l’anniversario del massacro di Maghar
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