ZI04092004 - 20/09/2004
Permalink: http://www.zenit.org/article-2758?l=italian

Spagna: il progetto di legge sul divorzio subordina il matrimonio al capriccio


Dichiarazioni di Rafael Navarro-Valls, segretario generale della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione


MADRID, lunedì, 20 settembre 2004 (ZENIT.org).- Il Consiglio dei Ministri ha approvato martedì la modifica dell’attuale Legge sul Divorzio, non tenendo conto delle petizioni delle associazioni familiari che avevano chiesto ufficialmente la creazione di un forum di dialogo prima di qualunque modifica.

Secondo quanto è stato diffuso dai media, alcune “novità” della nuova Legge saranno l’annullamento delle cause di divorzio, la soppressione della separazione come passo precedente alla richiesta di divorzio e la rapidità con cui questo verrà concesso.

Rafael Navarro-Valls, professore presso la Facoltà di Diritto dell’Università Complutense di Madrid e segretario generale della Reale Accademia di Giurisprudenza e Legislazione, analizza in questa intervista concessa a “Veritas” la “dialettica ingannevole” racchiusa nel divorzio e la vera natura dell’istituzione matrimoniale.

Crede sia necessaria una modifica dell’attuale Legge sul Divorzio?

Rafael Navarro-Valls: La sua domanda mi ricorda quello che nel Diritto di Famiglia è chiamata “dialettica ingannevole”. Voglio dire: ci sono istituzioni che, per la loro stessa logica, esigono sempre delle riforme. E’ quanto accade con il divorzio. La sua logica è ampliare sempre di più nel tessuto sociale la sottile trama che ha permesso la sua introduzione. Per questo motivo ogni legge sul divorzio è potenzialmente in continua riforma per facilitarlo al massimo.

Quando un legislatore in questa materia – in modo sbagliato, a mio avviso – sceglie una legislazione “di rimedio” anziché una legislazione “di modelli”, le biografie demografiche diventano precarie e le unioni cominciano ad essere viste come condizionali.

Questo cambiamento di immagine della famiglia viene interpretato come conseguenza dell’opposizione di due modelli familiari: la realtà culturale ed economica dei genitori ed i modelli che vengono proposti dai mezzi di comunicazione sociale, che presentano un tipo di vita abbastanza ingannevole.

Che importanza ha la soppressione della separazione come passo precedente alla richiesta di divorzio?

Rafael Navarro-Valls: Chesterton diceva : “Non buttar giù una palizzata senza prima informarti sul motivo per il quale è stata costruita”.

Il passo costituito dalla separazione può sembrare superfluo quando c’è una chiara volontà di divorziare. L’esperienza della legge vigente, tuttavia, mostra che c’è un numero consistente di coppie il cui matrimonio era apparentemente destinato a terminare, ma che hanno trovato la riconciliazione proprio nel lasso di tempo prima che il divorzio diventasse definitivo.

In base alle ultime statistiche, circa il 35% delle separazioni non termina con un divorzio e un 25% si risolve con una riconciliazione: Vista l’importanza della stabilità matrimoniale, questa “doppia trafila” è (era) una delle poche cautele che la legge stabilisce per difenderla.

La riforma prevista farebbe scomparire tre articoli del Codice Civile (i numeri 82, 86 e 87) specificanti le cause che bisognava addurre per chiedere la separazione ed il divorzio. Secondo El País “basterebbe che uno dei due coniugi non desiderasse più il matrimonio per poter chiedere il divorzio, senza che l’altro avesse la possibilità di opporsi alla richiesta per motivi materiali e senza che il giudice avesse la possibilità di rifiutarla, tranne che per ragioni processuali”. Come considera questo punto?

Rafael Navarro-Valls: Ricordo che un collega diceva giustamente che se una persona si pente subito dopo aver venduto una casa, per annullare la vendita è necessario il consenso di chi l’ha comprata e che non vengano danneggiati terzi. Sembrerebbe logico che qualcosa di simile accadesse anche con il matrimonio, altrimenti torneremmo ad una forma di “darwinismo sociale”, in cui la legge del più forte si impone sul più debole.

Pensi al caso nordamericano. In questo momento ci sono più di 15 milioni di donne che crescono i propri figli senza il sostegno del padre. Secondo un rapporto del Governo di alcuni anni fa – confermato oggi con maggior forza – l’aumentata incidenza della rottura matrimoniale e la crescita del numero delle madri single “sono i fattori responsabili dell’aumento della povertà dagli anni ’70, senza che ci siano segnali di miglioramento perché entrambi i fattori continuano a crescere rapidamente”. Qualcosa di simile potrebbe accadere in Spagna.

D’altra parte non bisogna dimenticare, come ha precisato Anderson, che un sistema di divorzio che dipende dalla volontà di uno dei coniugi fa qualcosa di più che fornire una via d’uscita al matrimonio: cambia le regole per accedervi.

Un sistema di divorzio senza causa ripaga l’impegno del coniuge con il suo individualismo e il bene dell’individuo di fronte al bene comune della coppia.

Dal momento che nel contesto legale di un divorzio “senza causa” la comunità matrimoniale non viene protetta, un impegno di questo tipo si fa solo a rischio del contraente. Il nuovo panorama legale appoggia le tendenze che provocano la rottura del matrimonio e non quelle che favoriscono la sua unione e il suo carattere reciproco.

Dato che il panorama legale di un divorzio “senza cause” incita i contraenti ad investire meno nella comunità matrimoniale, non sorprende che le venga chiesto poco.

Considerando che i benefici legali, economici e sociali che derivano dal matrimonio sono sempre minori, non sorprende che siano sempre di più le coppie che non trovano ragioni per tener fede all’impegno matrimoniale.

Che concetto di matrimonio crede che ci sia dietro questa nuova legge?

Rafael Navarro-Valls: Credo che presupponga la fine di un cammino all’indietro, che riconduce ad una forma preventiva di matrimonio: quello romano. Il divorzio che si vuole introdurre presuppone il fatto di trasformare il matrimonio in un affare privato, un rapporto basato sulla coabitazione e sul consenso continuato.

La facilità della dissoluzione fa sì che ciò che rimane del matrimonio non faccia riferimento né alla fedeltà né all’amore. Il divorzio, che può arrivare ad essere simile al ripudio unilaterale islamico, significa che il diritto non sostiene il matrimonio, sottomettendolo al semplice capriccio di una delle parti. In questo modo il matrimonio diventa “una società a responsabilità fortemente limitata” .

Anche se a volte il divorzio può sembrare il rimedio adeguato per porre fine a matrimoni falliti o rimedio a situazioni create da un coniuge crudele o irresponsabile, in genere peggiora la situazione.

La buona educazione di un figlio è una responsabilità enorme che spesso esaurisce le energie e gli sforzi dei genitori, e per uno solo di essi questo compito sarebbe decisamente gravoso.

Come si è detto chiaramente, l’aspetto più allarmante dell’aumento dell’incidenza del divorzio negli ultimi tempi è il fatto che faccia dimenticare che la sua realtà appartiene alla patologia del matrimonio, per passare ad apparire come la normalità. Questo spiega la facilità con cui la nuova legislazione cerca di regolare un “divorzio al vapore” o “divorzio espresso”, di rapida soluzione.

Questa riforma è una soluzione all’aumento dei divorzi o piuttosto l’aumento del divorzio è derivato da una politica inadeguata di conciliazioni e di appoggio alla famiglia?

Rafael Navarro-Valls: Credo che questo aumento vertiginoso del numero dei divorzi derivi da una errata politica che trascura il matrimonio e la famiglia.

La responsabilità, tuttavia, ricade in gran parte sui mezzi di comunicazione. Le idee sul matrimonio e sulla famiglia che la maggior parte della gente considera quasi evidenti vengono poste in causa da molti il cui lavoro consiste nello studiare, consigliare le famiglie o orientare l’opinione pubblica.

In questo modo, il legislatore si sente come costretto a modificare l’ecosistema familiare con misure legislative precipitose. La legislazione in Spagna è stata spesso più efficace nel contribuire a stabilizzare tendenze disgregatrici della famiglia che nel rafforzamento di quest’ultima.

Quando la legge rinuncia al suo ruolo pedagogico per essere semplice cinghia di trasmissione di fenomeni sociali minoritari, corre il rischio di dimenticare la maggioranza silenziosa.

Più che facilitare il divorzio, si dovrebbe rafforzare il matrimonio. A questo proposito, gli Stati Uniti hanno appena introdotto il cosiddetto “matrimonio alla carta o opzionale”.

Concretamente, tre Stati (Louisiana, Arizona e Arkansas) hanno stabilito, accanto al matrimonio facilmente scioglibile, un altro opzionale, che secondo le nuove leggi sarà “quello contratto da un uomo e una donna d’accordo sul fatto che il matrimonio tra di loro è un rapporto per tutta la vita”.

Coloro che desiderano celebrare questo matrimonio “blindato”, devono sottoscrivere liberamente una dichiarazione in cui affermano che “se in futuro avessimo particolari difficoltà nella nostra unione, ci impegniamo a compiere tutti gli sforzi ragionevoli per mantenere il matrimonio, compreso il ricorso ad esperti”. In questo modo, i cittadini di questi Stati – e l’esempio comincia a diffondersi – hanno un ventaglio di possibilità da scegliere nel momento in cui contraggono il matrimonio.

D’altro lato – come ha sottolineato l’Istituto per la Politica Familiare – sono urgenti in Spagna l’elaborazione di una legge di “protezione della famiglia” l’universalizzazione delle prestazioni sociali per i figli a carico, il sostegno alla maternità e l’impulso a misure preventive per aiutare a superare le crisi matrimoniali.


© Innovative Media, Inc.

La riproduzione dei Servizi di ZENIT richiede il permesso espresso dell'editore.



invialo ad un amico commenta questa notizia
anteprima di stampa formato PDF
sopra


ZENIT via e-mail | ZENIT in rss | regala ZENIT | raccomanda ZENIT | aiuta ZENIT

| condizioni d'uso | invia notizie o comunicati | contattaci | pagina principale

© Innovative Media, Inc.