ROMA, martedì, 29 novembre 2005 (ZENIT.org).- Verrà presentato mercoledì 30 novembre presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma il libro di Andrea Tornielli e Matteo Luigi Napolitano dal titolo “Pacelli, Roncalli e i battesimi della Shoah” (Piemme, 2005, pagine 192, euro 11,50).
Per conoscere i retroscena di una vicenda che ha suscitato tante polemiche, ZENIT ha intervistato uno degli autori il professor Napolitano, titolare della cattedra di Storia delle Relazioni internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Urbino, e delegato del Pontificio Comitato di Scienze Storiche della Santa Sede presso l’International Committee for the History of the Second World War.
Com’è nato questo libro?
Napolitano: Molti libri nascono un pò per caso e, come noi spieghiamo nella premessa,questo volume ne è un classico esempio. Lo scoop è esploso, con un articolo a tutta pagina del “Corriere della Sera” del 28 dicembre 2004. La “scoperta” sembrava sensazionale: si trattava di un documento in lingua francese attribuito al Sant’Uffizio, sulla base del quale Pio XII (così si disse) avrebbe espressamente ordinato di non restituire i bambini ebrei salvati alla Shoah ai loro genitori e parenti, qualora essi fossero stati battezzati nel frattempo.
Altra “rivelazione”, o presunta tale: che il Nunzio a Parigi Angelo Roncalli, il destinatario di queste istruzioni, avrebbe disobbedito agli ordini ricevuti. Com’è stato appurato in seguito, il documento in questione fu probabilmente preparato dalla stessa Nunziatura parigina, sotto la supervisione e l’approvazione del futuro Giovanni XXIII, l’allora Nunzio Roncalli.
Che tipo di ricerca avete condotto?
Napolitano: Questo è un aspetto assai particolare della vicenda. La prima verifica è stata fatta proprio sul documento in questione, nella traduzione italiana pubblicata dal “Corriere della Sera”. Perché il documento era in francese? Possibile che la Curia romana avesse bisogno di comunicare con un Nunzio bergamasco in francese? Quali fonti erano state consultate? Dov’era il manoscritto originale? Perché si continuava a tacere il nome dell’archivio da cui il documento era stato preso? Perché ai tecnici e agli storici non si comunicava di sapere l’esatta “segnatura”, ovvero la collocazione del documento? Perché le agende di Roncalli non registravano nulla della spinosa questione dei bambini ebrei battezzati, mentre quelle inedite liquidavano il noto “caso Finaly” in due frasi? Che cosa andava cercato, e dove? Sono state queste le domande che la comunità scientifica si è posta all’indomani della pubblicazione del documento incriminato, dato che chi lo aveva pubblicato non aveva fornito indicazioni esatte, né aveva prodotto una copia anastatica dell’originale francese.
Nella notte fra il 29 e il 30 dicembre 2004 (ovvero meno di 48 ore dopo lo “scoop”) la sezione ristretta di “intelligence” del sito Vatican files.net aveva già individuato l’archivio in cui probabilmente il documento attribuito al Sant’Uffizio era conservato: il luogo indicato era il Centre National des Archives de l’Eglise de France (CNAEF), un’istituzione scientifica privata contenente fondi ancora chiusi alla consultazione, ma aperta a discrezione a un pubblico scelto di studiosi. Le indicazioni, com’è noto, si rivelarono poi esatte.
Questo aspetto apparentemente “rocambolesco” della nostra ricerca è tutto narrato nel libro. Un’altra pista di ricerca ha portato alle fonti ebraiche, in particolare ai Central Zionist Archives di Gerusalemme: fonti su cui ha lavorato anche l’eminente storico ebreo Michael Marrus in un recentissimo saggio sempre sul tema dei bambini ebrei: giungendo a conclusioni non molto dissimili dalle nostre. Ricerche collaterali sono state svolte all’archivio della Farnesina,
qui a Roma.
Quali sono i fatti nuovi venuti alla luce nel corso dell’inchiesta?
Napolitano: Che anzitutto non si trattava di un documento del Sant’Uffizio, ma di un documento preparato dalla Nunziatura parigina ad uso dei Vescovi francesi (ecco perché era redatto in francese) e infelicemente riassuntivo di un parere del Sant’Uffizio espresso alcuni mesi prima. In secondo luogo, non si trattava di un caso “Roncalli contro Pacelli”, il futuro Papa contro il Papa regnante. Pur tenendo debito conto delle differenze tra i due, Roncalli non fu il “fedele disubbidiente” di Pio XII. Né si può parlare, in una questione quale quella esaminata, di due linee divergenti.
Se poi apriamo le agende di Roncalli (sia quelle edite sia quelle inedite), troviamo ben poco di una presunta disaffezione del Nunzio verso il suo Papa. Anzi, troviamo prove dell’esatto contrario. Per essere più chiari, non troviamo notizia alcuna di una presunta contrapposizione tra il Nunzio a Parigi e il Pontefice regnante nel caso riguardante i bambini ebrei salvati dai cattolici durante la Shoah. E troviamo attestata, in vari momenti, la stima e la venerazione nutrita da Roncalli nei confronti di Pio XII.
Sarebbe poi bastato dare uno sguardo alle agende di Roncalli per apprendere che il documento pubblicato il 28 dicembre dal “Corriere della Sera” non era del 20 ottobre 1946, come erroneamente si era pensato, ma del 23 ottobre 1946, implicando la possibilità che a prepararlo, o perlomeno a curarne la supervisione, sia stato proprio il Nunzio a Parigi Roncalli, il futuro Giovanni XXIII, tornato dalle ferie il 22 ottobre, e che proprio il giorno dopo avrebbe pranzato coi Cardinali e con gli Arcivescovi di Francia.
Possibile che Roncalli non abbia parlato con loro di un documento destinato ai Vescovi di Francia e recante proprio la data del 23 ottobre 1946? L’altro elemento da rilevare è che il Vaticano non ordinò a Roncalli di non restituire i bambini ebrei alle loro famiglie. Il caso sollevato riguardava
infatti bambini orfani ospitati da istituzioni e da famiglie (cattoliche e no). Non di richieste da parte di parenti dunque si trattava, ma di richieste avanzate da non meglio precisate organizzazioni ebraiche, per scopi in quel momento non ancora chiari alle autorità vaticane.
Oltretutto, le organizzazioni ebraiche erano in aspra competizione tra loro per assicurarsi i fanciulli ebrei, su cui avevano dei programmi spesso contrastanti: la “rieducazione” religiosa o laica (in certi casi comunista e atea), l’emigrazione in Palestina per creare le basi della “nuova Sion”, l’affiliazione alla galassia di organizzazioni sioniste operanti in Europa.
Poteva il Vaticano accondiscendere subito e in blocco a queste richieste? Quale diritto naturale potevano accampare le organizzazioni ebraiche su quei bambini ebrei di cui il Vaticano si era occupato e continuava ad occuparsi, per poterne esercitare la tutela? E poi: che poteva fare il Vaticano di fronte a situazioni familiari consolidate in cui, bene o male, i bambini salvati dalla Shoah nei vari paesi risultassero legalmente adottati sulla base delle leggi nazionali? Che diritto aveva il Vaticano di sindacare ad esempio le leggi francesi sull’adozione?
Abbiamo poi scoperto che il documento della Nunziatura e il dispaccio della Segreteria di Stato che esso riassume, da noi reperito e pubblicato, sono molto differenti. Coesistono pertanto nei cosiddetti archivi della Chiesa di Francia due documenti prodotti della Nunziatura francese: il primo,
quello pubblicato dal “Corriere della Sera”, che riassume impropriamente le istruzioni vaticane; il secondo, da noi rivelato, che riporta integralmente le istruzioni da monsignor Domenico Tardini (allora Segretario per la Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari, ndr).
Da ciò derivano due problemi, uno di metodo e l’altro d’interpretazione: perché il 28 dicembre 2004 si è pubblicato solo il resumé francese delle istruzioni vaticane e non anche la trascrizione letterale, dato che entrambi i documenti erano nello stesso dossier archivistico? Constatata una sensibile differenza di senso fra i due testi, il riassunto e la trascrizione integrale, quale dei due prevale sull’altro? Vi è poi un terzo problema più generale: perché, disponendo delle istruzioni originali, la Nunziatura decise di riassumerle per i Vescovi francesi, e non le tradusse invece integralmente dall’italiano? Non sarebbe stato più semplice approntare una fedele traduzione francese del dispaccio di Tardini, invece di limitarsi a riassumerlo? Cosa non meno importante, manca poi nel riassunto in francese della Nunziatura una chiara esposizione di una frase-chiave contenuta nel dispaccio di Tardini: “Altra cosa sarebbe se i bambini fossero richiesti dai parenti”. È del tutto evidente che il quinto punto del documento francese, non solo non riassume, ma amplifica indebitamente il senso di questa frase, non potendosi presentare come l’esatto corrispettivo di essa.
Su tutto ciò, com’è noto, il dibattito si è fatto assai vivo. Ed è su questo punto che noi riproponiamo nel libro alcune ipotesi di lavoro. Ma in esso noi sveliamo anche un caso italiano in cui Pio XII agì in prima persona, ordinando che fossero restituititi alla madre due bambini ebrei battezzati su richiesta di costei, che era scampata ai Lager ed era tornata a prendere i figli. I documenti da noi esaminati e proposti nel libro, infine, dimostrano che è possibile una seconda pista di ricerca: la Santa Sede, pur di fronte al rigore dottrinario, optò per una soluzione “politica”, lasciata alla discrezione e al buon senso dei Vescovi francesi, dei pochissimi casi di bambini ebrei battezzati, ai quali peraltro il sacramento era stato amministrato contro il volere della Gerarchia.
Che cosa ha fatto o non ha fatto la Chiesa francese per salvare gli ebrei perseguitati?
Napolitano: Moltissimo, è lo dimostra il recente volume di una studiosa ebrea, Limore Yagil, dedicato ai cristiani e agli ebrei nella Francia di Vichy. In esso la studiosa analizza un paradosso: nella Francia marcatamente antisemita di Pétain si arrivò a salvare, grazie alle Chiese cristiane locali, tra cui principalmente la cattolica, tre quarti della popolazione ebraica.
Perchè tante polemiche per un “falso scandalo”?
Napolitano: Contraddizioni, sentimenti e risentimenti sono quasi sempre alla base di
questi rigurgiti. La storia spesso diventa ancella di beghe inter-accademiche o strumento di “diplomazia interconfessionale”. Quanto di artificioso ci sia stato in tutto ciò lo dimostra il fatto che il “caso” in questione ha praticamente oscurato la notizia della pubblicazione, a cura di Etienne Fouilloux, del primo volume delle agende di Roncalli; che ci sembrava la vera notizia che ha dato al falso scoop, di cui parla il nostro libro, l’occasione di esplodere.
[Per conoscere più nel dettaglio questa vicenda, si leggano le inchieste condotte da ZENIT: “Rivelati i contenuti delle agende di Roncalli, Nunzio a Parigi. Intervista al giornalista Andrea Tornielli” ; “Sul caso dei bambini ebrei battezzati, bisogna distinguere la ricerca storica dalla polemica”; “Polemica su un documento di cui non è chiaro neanche l’autore”; “Pacelli, Roncalli e i bambini ebrei salvati dalla Chiesa in Francia”]
ZI05112910 - 29/11/2005
Permalink: http://www.zenit.org/article-3120?l=italian
“Pacelli, Roncalli e i battesimi della Shoah”
Intervista ad uno degli autori del libro che ha questo titolo
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