ZI05111715 - 17/11/2005
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“Lo splendore della vita”, Congresso a Roma per i dieci anni dell’Evangelium Vitae


ROMA, giovedì, 17 novembre 2005 (ZENIT.org).- Il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia e la Pontificia Accademia per la Vita hanno organizzato un Congresso di tre giorni a Roma (17-19 novembre), su "Lo splendore della vita: Vangelo, scienza ed etica. Prospettive della Bioetica a dieci anni da Evengelium Vitae".

Questo giovedì 17 novembre, monsignor Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense (PUL), nell’aprire i lavori del Congresso, cui partecipano esperti e specialisti provenienti da più parti del mondo, ha fatto appello ad una “mobilitazione per una nuova cultura della vita”.

Il Rettore della PUL ha rilevato che questi dieci anni hanno evidenziato una sensibilità del tutto particolare sui temi propri della vita e della famiglia ed hanno fatto emergere tuttavia in maniera ancora più paradossale un movimento contraddittorio.

Monsignor Fisichella ha infatti chiarito che si è assistito da una parte ad una popolazione che chiede un rispetto per la vita e la natura e dall’altra ad un “relativismo etico che sostiene l’elaborazione di leggi e di ordinamenti che recepiscono solo il diritto individuale” e che chiede allo Stato di astenersi da ogni considerazione etica.

Così “il progresso non sempre è sostenuto da una vera promozione della vita e della persona”, ha commentato.

Nell’intervenire monsignor Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha spiegato che solo “una rilettura sotto il profilo dell’antropologia del dono può consentire di cogliere nuovi e abbondanti frutti dell’Evangelium Vitae”.

“L’antropologia secolarizzata e riduzionista degli ultimi anni ha cercato di staccare l’uomo dalla sua sorgente di vita, ma smarrendo il senso di Dio si perde anche il senso dell’uomo e della sua dignità”, ha quindi aggiunto.

Per monsignor Sgreccia “l’Evangelium Vitae presenta come un dono la vita dell’uomo, creato da Dio a sua immagine e nel suo amore, mostrando come la dottrina dell’Imago Dei della Genesi trovi il suo compimento nell’Imago Christi del Nuovo Testamento, in una visione in cui in Cristo, pienezza della verità, sono uniti il disegno creazionale e quello redentivo”.

“La cristologia illumina l’antropologia e l’annuncio del Vangelo della vita, pertanto, consiste nella persona stessa di Gesù a cui la vita umana è indissolubilmente legata”, ha spiegato il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Sgreccia ha in seguito sottolineato che “la presentazione cristologica del Vangelo della Vita non diminuisce ma intensifica il valore creaturale della vita umana. E’ nel rapporto creaturale, nel fatto cioè che l’uomo è creato da Dio a sua immagine e somiglianza che la vita dell’essere umano acquista il valore ed il sapore di essere un dono”.

Suor Elena Borsetti della Congregazione di Gesù Buon Pastore , docente di Esegesi del Nuovo Testamento alla Pontificia Università Gregoriana e all’Istituto di Teologia della Vita Consacrata (Claretanium), ha ribadito che “Dio è la fonte della vita” e che l’uomo “trova nel creatore la speranza che dà senso alla sua vita alle sue sofferenze ed alla sua morte”.

“Questa speranza si potrà compiere solo se l’uomo obbedirà ai comandamenti del Signore camminando sul sentiero della vita”, ha sottolineato.

Secondo Suor Elena Barsotti, “Gesù è servo e pastore, vive la vita in costante relazione filiale con il Padre e la comunica non solo nelle sue parole ma anche nei suoi atti fino alla carità totale nella sua morte e resurrezione, cambiando la nostra paura in speranza viva che lo spirito comunica anche alle generazioni future”.

Monsignor Livio Melina, docente di Teologia Morale presso l’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia, nonché Vice Preside della sezione centrale della Pontificia Università Lateranense, ha affermato che “per poter superare il riduzionismo scientista nei confronti del tema della vita è necessario un approccio articolato e integrato della ragione”.

Monsignor Melina ha sostenuto che “la teologia può essere considerata intrinseca nei discorsi sulla bioetica, e la razionalità scientifica deve lasciarsi guidare da una sguardo di carattere contemplativo anzi metafisico sulla vita”.

“La teologia della creazione e ancor più il Vangelo della vita offrono a questo proposito prospettive di fondazione e di approfondimento di grande interesse”

Il docente di Teologia Morale ha concluso sottolineando che “la luce della Parola di Dio, corrispondendo al cuore dell’uomo, desta un patrimonio di evidenze umane, di valore razionale, capaci di guidare l’agire dell’uomo nel porre le sempre più raffinate capacità tecniche di intervento a servizio del grande destino cui la vita dell’uomo e del cosmo è chiamata”.

Amnon Carmi, Direttore della cattedra di Bioetica presso l’UNESCO e Presidente della Sezione di Psichiatria Diritto ed Etica dell’Associazione Mondiale di Psichiatria, ha invece spiegato come nella visione ebraica “la santità della vita umana deriva dal fatto che l’uomo è stato creato a immagine di Dio”.

“La filosofia ebraica – ha aggiunto Carmi – ci fornisce vari motivi per sostenere il concetto della santità della vita umana. Il valore umano deriva dall’essere stati creati ad immagine e somiglianza di Dio. Il valore ultimo della vita umana, deriva dal fatto che l’uomo reca in sé l’impronta di Dio”.

Per questo motivo, ha concluso il magistrato ebreo, “il base alla credenza biblica che l’uomo sia stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, qualsiasi offesa al corpo di qualcuno costituisce un’aggressione contro il suo aspetto divino e quindi un affronto all’Onnipotente”.


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