ZI05012807 - 28/01/2005
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Il Papa auspica la pace per il conflitto nel Nagorno-Karabagh, ricevendo il presidente dell’Armenia


E constata davanti a Robert Kocharian le buone relazioni Stato-Chiesa


CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 28 gennaio 2005 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II ha auspicato questo venerdì la soluzione del conflitto nel Nagorno-Karabagh ricevendo in udienza il presidente della Repubblica dell’Armenia, Robert Kocharian.

Nel suo discorso in russo, il Santo Padre ha affrontato la preoccupazione del suo ospite per il lungo conflitto con l’Azerbaigian musulmano sul Nagorno-Karabagh, una regione popolata prevalentemente da Armeni assegnata negli anni ‘20 da Mosca all’Azerbaigian sovietico.

L’Armenia, Paese di tre milioni di abitanti, e l’Azerbaigian hanno iniziato a combattere per il controllo di quest’area nel 1988; la lotta ha subito un’escalation di violenza dopo che entrambi i Paesi hanno raggiunto l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991.

Nel maggio 1994, quando è stato stabilito il cessate il fuoco, le forze armene erano in possesso non solo del Nagorno-Karabagh, ma anche di una parte significativa dello stesso Azerbaigian.

Le economie di entrambi gli Stati sono state gravemente danneggiate dalla mancata capacità di compiere progressi sostanziali verso una soluzione pacifica della questione.

“Auspico che sorga una pace vera e stabile nella regione del Nagorno-Karabagh da cui Ella, Signor Presidente, proviene. Ciò potrà scaturire dal rifiuto deciso della violenza e da un paziente dialogo tra le parti, grazie pure ad un’attiva mediazione internazionale”, ha affermato il Pontefice.

“La Santa Sede, che nel corso dei secoli non ha mancato di denunciare la violenza e difendere i diritti dei deboli, continuerà a sostenere ogni sforzo teso a costruire una pace solida e duratura”, ha aggiunto.

Giovanni Paolo II aveva già promosso la soluzione del conflitto nel Nagorno-Karabagh durante la sua visita in Armenia nel settembre 2001 in occasione delle celebrazioni giubilari dei 1700 anni della conversione al Cristianesimo del popolo armeno.

Per l’Armenia è fonte di orgoglio essere la prima Nazione ad aver abbracciato formalmente il Cristianesimo (nel 301).

Il 19 gennaio il Papa ha benedetto una statua di San Gregorio l’Illuminatore (o armeno), apostolo dell’Armenia e fondatore della Chiesa armena, che è stata collocata in una delle nicchie esterne della Basilica di San Pietro in Vaticano.

Durante l’udienza con il presidente armeno, che era accompagnato dalla moglie, il Papa ha manifestato il suo “sincero apprezzamento per le buone relazioni che legano la Santa Sede al Governo del suo Paese”.

“So che la comunità cattolica è ben accolta e rispettata e le sue varie attività contribuiscono al benessere dell’intera Nazione”, ha aggiunto il Santo Padre.

“Il vivo auspicio di tutti – ha proseguito – è che cresca sempre più la collaborazione fra la Santa Sede e il Governo armeno e, là dove siano richiesti dalle situazioni, vengano posti eventuali perfezionamenti allo status della Chiesa cattolica”.

Il Santo Padre ha quindi affermato che “rapporti di stima e di amicizia intercorrono inoltre tra la Chiesa cattolica e la Chiesa Apostolica armena. Tale intesa, resa ancor più attiva grazie all’iniziativa del Catholicos Karekin II, avrà sicuramente ripercussioni positive per la pacifica convivenza dell’intero popolo armeno, chiamato ad affrontare non poche sfide sociali ed economiche”.

Circa il 90% dei Cristiani armeni obbedisce al Patriarcato Apostolico Armeno, che si è separato da Roma dopo il Concilio di Calcedonia (nel 451). Un passo decisivo per superare questa divisione è stato compiuto nel 1996, quando il Papa e il patriarca precedente Karekin I hanno firmato una dichiarazione congiunta che superava le incomprensioni sulla natura di Gesù.

In questi giorni ha visitato Roma per partecipare alla benedizione della statua di San Gregorio l’Illuminatore il patriarca di Cilicia degli Armeni, Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX, la cui sede è in Libano. Questo Patriarcato guida circa il 10% dei Cristiani armeni che vivono in patria e nella diaspora e che sono in comunione con Roma.

Dopo la visita del Papa, il presidente Kocharian ha visitato la statua di San Gregorio l’Illuminatore in Vaticano.


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