ZI05022305 - 23/02/2005
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Ottimismo dopo l’ultima riunione della commissione bilaterale Santa Sede-Israele


Si è svolta il 16 febbraio a Gerusalemme. Nuovi incontri a marzo e aprile


GERUSALEMME/CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 23 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Anche se si tratta di una riunione interlocutoria, l’appuntamento di mercoledì scorso a Gerusalemme della commissione bilaterale Santa Sede-Israele è stato giudicato positivamente da entrambe le parti.

Temi chiave dell’incontro – quello precedente si è svolto il 16 dicembre – sono stati l’esenzione fiscale dei beni ecclesiastici e l’accesso ai tribunali israeliani da parte della Chiesa, ha confermato “Radio Vaticana”.

“Si è espressa la volontà concorde di portare avanti i negoziati fino alla fine, per cui sono state fissate tre intere giornate di conversazioni a marzo ed aprile nell’intento di concludere almeno la parte sostanziale dei suddetti negoziati”, ha spiegato all’emittente pontificia padre David Jaeger, esperto in questioni giuridiche della Custodia francescana di Terra Santa.

“Posso dire che alcuni dei problemi che bisogna ancora risolvere si riferiscono, tra le altre cose, alla garanzia dell’accesso della Chiesa ai tribunali, alla difesa delle proprietà di carattere religioso e all’esenzione dalle imposte sulle proprietà locali”, ha aggiunto.

“Regna un’atmosfera positiva – ha constatato –. Le persone coinvolte nei negoziati si conoscono da tempo. Ci si aspetta che questa atmosfera così favorevole si traduca effettivamente in testi di accordo. Sono a disposizione ipotesi di soluzioni soddisfacenti, secondo me, per entrambe le parti”.

Il religioso confida nel fatto che questi negoziati si concluderanno rapidamente. Nell’“ordine del giorno ci sono altre questioni che aspettano la conclusione della tornata attuale. In primo luogo – ha sottolineato – un accordo necessario sull’assistenza pastorale alle persone in circostanze di mobilità limitata, soprattutto i carcerati; bisogna concludere un accordo relativamente ai permessi di ingresso e di residenza per il personale ecclesiastico e religioso; bisogna raggiungere accordi circa le scuole cattoliche...”.

“Tutti questi compiti urgenti richiedono la conclusione dell’accordo fiscale e sulle proprietà”, ha riconosciuto padre Jaeger.

“Condivido, ovviamente, questa sensazione di ottimismo”, ha affermato da parte sua l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Oded Ben Hur, sottolineando “la seria intenzione e la buona volontà da parte israeliana per giungere ad una conclusione di questi negoziati”.

“Prevediamo la conclusione per il 20-21 aprile, quando si celebrerà il terzo incontro: ci sarà un colloquio in precedenza, il 31 marzo. Speriamo di arrivare alla conclusione testuale dell’accordo”.

Con la firma di entrambe le parti dell’Accordo Fondamentale – “Fundamental Agreement” – il 30 dicembre 1993, la Santa sede accettava la richiesta israeliana di stabilire relazioni diplomatiche.

Il documento enuncia i principi regolatori delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato, mentre la loro applicazione è stata rimandata a dopo la firma di una serie di accordi complementari – da negoziare in seguito – che assicurerebbero la libertà e i diritti della Chiesa in territorio israeliano.

I negoziati hanno prodotto finora un unico accordo nel 1997, ovvero il riconoscimento civile della personalità giuridica della Chiesa e degli enti ecclesiastici, ma questo non si è trasformato ancora in legge statale.

Il 28 agosto 2003 Israele ha ritirato senza spiegazioni la propria delegazione dai negoziati con la Santa Sede mentre si svolgevano i lavori per giungere ad un accordo sulla tutela delle proprietà ecclesiastiche e lo statuto fiscale. Il 5 agosto scorso a Gerusalemme sono riprese le conversazioni, e attualmente si stanno svolgendo altri incontri in un clima di progressiva normalizzazione.

Per ora sono state mantenute aperte le questioni relative alla resistenza di Israele a garantire alla Chiesa l’accesso ai tribunali per difendere le proprietà religiose e al tema dell’imposta municipale di proprietà, dalla quale la Chiesa sarebbe esentata in base alle indicazioni stabilite dalle Nazioni Unite.


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