CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 21 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Aiutare i Paesi poveri ad affrontare le epidemie influenzali sarebbe un tipo di cooperazione di cui beneficerebbe tutta l’umanità, ha affermato il dottor Kevin M. Cahill, tra i maggiori esperti mondiali che seguono da vicino l’ondata d influenza aviaria, di fronte alla quale non sono utili né il panico né l’egoismo.
L’esperto ha analizzato in esclusiva per l’organo informativo “Fides” – della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli – il rischio di un’epidemia globale di H5N1, sottolineando gli sforzi che sono inutili per il suo contenimento e le vie reali per far fronte alla minaccia, cosa che spetta soprattutto ai Paesi ricchi.
Sia il quotidiano vaticano “L’Osservatore Romano” che l’emittente pontificia si sono fatti eco, alla fine della settimana scorsa, dell’allarme e della preoccupazione per i nuovi casi di diffusione del virus, che è già arrivato in vari Paesi europei.
La trasmissione dell’influenza aviaria agli uomini – e il contagio da uomo a uomo – è ben documentata, spiega il dottor Cahill, consulente sanitario responsabile per la difesa in caso di attacco batteriologico della città di New York, dove dirige anche il Centro Malattie Tropicali del Lenox Hill Hospital e il Center for International Health and Cooperation; tra le altre cose, è anche professore di Medicina Tropicale e Parassitologia Molecolare presso la Facoltà di Medicina dell’Università di New York, nonché professore e presidente del Dipartimento Sanitario Internazionale del Royal College dei Chirurghi in Irlanda e consulente del Servizio Sanitario delle Nazioni Unite.
Da più di un secolo l’influenza aviaria “è riconosciuta come un problema veterinario significativo”; “gli uccelli migratori, specialmente le papere, sono riserve ideali per l'infezione poiché manifestano pochi sintomi, mentre il pollame domestico è molto vulnerabile e ne muore un numero elevato quando un ceppo del virus altamente patogeno di influenza infetta l'allevamento”, ha spiegato.
“L’influenza aviaria è causata da un organismo virale di tipo A”; ricerche scientifiche hanno permesso di specificare che “tutte le epidemie serie sono state causate da sottospecie di virus H5 e H7”, ed è noto che “questi virus influenzali hanno la capacità di mutare, cambiando la loro struttura genetica a copertura proteica per annullare la normale protezione dell'ospite grazie agli anticorpi formatisi in precedenza”.
“Infine la trasmissione dell’influenza aviaria agli uomini è ben documentata, e gli uomini possono di conseguenza infettare altri uomini”, ha spiegato.
Il dottor Cahill ha sottolineato l’importanza di capire questi fatti fondamentali “per comprendere l'attuale preoccupazione per una potenziale pandemia di influenza aviaria”.
“Lo scoppio globale di un’influenza aviaria umana globale espone ad un pericolo fatale milioni di persone nel mondo, e sarebbe particolarmente pericoloso per la grande maggioranza che vive in Ppaesi dove i programmi per la sanità, le strutture mediche, il personale medico, i vaccini e le medicine sono del tutto inadeguati”, ha denunciato.
L’inizio della minaccia attuale
“Nel 2003 un tipo mortale di influenza H5N1 venne riscontrata in uccelli ed animali domestici nel sud Est asiatico. Questo è stato il momento di diffusione epidemica più grande mai registrata, con 150 milioni di uccelli morti per la malattia o eliminati nel disperato tentativo di controllare la sua diffusione”, ha ricordato il dottor Cahill.
“Questa particolare forma di influenza aviaria, che si sposta con i percorsi degli uccelli migratori, è stata trovata recentemente in un ampio territorio geografico dall'Asia alla Russia alla Turchia alla Grecia e in molte parti della Cina”, ha sottolineato.
L’analisi del dottor Cahill è stata pubblicata da “Fides” il 13 febbraio scorso; il numero di Paesi è aumentato nel corso della settimana. Ad ogni modo, il giorno della pubblicazione l’agenzia del dicastero missionario rendeva già nota l’estensione del virus H5N1 all’Africa e ricordava 161 casi registrati e 86 persone morte nel mondo.
“Il virus colpevole è un organismo resistente che si trasmette con la saliva e le feci degli animali infetti; i mercati affollati tradizionali dell'Asia sudorientale offrono un perfetto vivaio per la sua trasmissione. La conseguenza economica per l’industria del pollame è ovviamente grave, l'attenzione naturalmente è focalizzata sull'eventuale scoppio di una variante umana che sarebbe quasi catastrofica”, ha constatato Cahill.
L’esperto ha sottolineato che già nel 1918 un’influenza aviaria si trasformò in un’epidemia umana ad elevata mortalità: in un anno morirono 50 milioni di persone, più “che nelle due guerre mondiali”.
Al di là delle ingenti spese che provocherebbe un nuovo scoppio di influenza aviaria, l’esperto si fa eco delle stime per le quali “se vi fosse un epidemia globale – una pandemia – le misure da prendere dovrebbero includere quarantene obbligatorie che sconvolgerebbero completamente gli scambi commerciali normali, i viaggi e il turismo con danni incalcolabili per l'economia globale e anche la stabilità politica, specialmente nelle nazioni più fragili e meno sviluppate del mondo”.
Gli sforzi necessari e quelli vani di fronte al virus H5N1
Alla luce di tutti questi dati, “la minaccia posta dal virus H5N1 sia alla salute umana che a quella veterinaria è quindi molto concreta”, ha riconosciuto il dottor Cahill.
L’esperto sottolinea che una minaccia non è una certezza e che sia la natura che l'uomo “possono influenzare, modificando un potenziale disastro”; di fatto, “alcuni virus quando mutano si indeboliscono e quello che è letale per gli uccelli potrebbe, si spera, essere meno dannoso per gli uomini”, “ma il mondo non può semplicemente sperare”.
Da questo deriva l’“urgente necessità di rafforzare le misure di controllo”, “monitorando attentamente la diffusione degli uccelli infetti” e “vaccinando pollame domestico”, e di “isolare immediatamente le zone colpite, migliorare la sorveglianza, sviluppare incentivi innovativi per rimborsare gli agricoltori poveri della perdita dei loro allevamenti”.
Secondo lui, “questi sistemi uniti all'educazione pubblica possono insegnare alle persone come riconoscere il virus H5N1 mentre è ancora soprattutto un problema aviario, e incoraggiare gli allevatori locali a informare degli animali malati le autorità invece di nasconderli temendo una perdita economica”.
Quanto alla prospettiva di affrontare una pandemia umana, esistono risposte cliniche individuali e di salute pubblica, e “ancora una volta l'educazione è una componente critica nell'individuare programmi di preparazione appropriata”.
I Governi, ha affermato, devono investire per sviluppare e stoccare vaccini e medicine antivirali da usare durante un’emergenza.
Tuttavia, aggiunge, “devono migliorare la sorveglianza internazionale per l'influenza e capire che le malattie infettive non rispettano le frontiere”.
Per questo motivo, sottolinea che “le Nazioni ricche devono imparare che aiutare i Paesi poveri ad affrontare le epidemie di influenza non è una forma di carità”, ma che “questo tipo di cooperazione può permettere di controllare all'insorgere un epidemia il più rapidamente possibile e quindi di beneficiarne a tutta l'umanità, senza divisioni di razza, religione, ricchezza o nazionalità”.
“Semplicemente non c'è posto per il campanilismo di fronte a una pandemia”, ha sintetizzato.
Quanto agli individui “che cercano sicurezza accumulando provviste personali di medicine, dovrebbero sapere che questo tipo di sforzi egocentrici sono probabilmente folli a questo punto”.
“Vi sono dei problemi molto concreti che devono essere individuati – ha spiegato –; i vaccini e le medicine che adesso sono in commercio potrebbero non essere adatti, potrebbe esservi una mutazione virale, potrebbero verificarsi una resistenza ai medicinali o effetti collaterali di tossicità, cose molto probabili se si guarda alle precedenti esperienze di epidemie”.
“Affrontare un’epidemia richiede conoscenza, calma professionale, investimenti cospicui per preparare l'intero sistema di infrastrutture della salute pubblica – ha concluso –. Il panico e l'egoismo non serviranno alle buone intenzioni”.
ZI06022101 - 21/02/2006
Permalink: http://www.zenit.org/article-6847?l=italian
La lezione etica dell’influenza aviaria
Il dottor Kevin M. Cahill parla attraverso il dicastero missionario
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