LONDRA, sabato, 10 settembre 2005 (ZENIT.org).- Gli attentati terroristici di Londra dello scorso luglio hanno aperto un dibattito sulla collocazione dell’Islam nel Paese. In tale contesto sono emerse anche veementi esternazioni sul ruolo della religione in generale. Secondo diversi commenti la religione sarebbe pericolosa in quanto tale, all’interno di una cultura laica come la nostra.
Scrivendo sul quotidiano Guardian del 22 luglio, Polly Toynbee ha fatto appello alla difesa dei “valori illuministi” contro la minaccia della violenza ispirata dagli estremismi religiosi. “Se le religioni insegnano che la vita dopo la morte è migliore”, ha avvertito, “non sorprende che alcuni seguaci invasati possano in effetti crederci”.
“È ora di affrontare seriamente la religione - tutte le religioni - e separare nettamente il mondo reale dal mondo dei sogni”, ha dichiarato la Toynbee.
Matthew Parris, scrivendo sull’edizione del 23 luglio della rivista Spectator, ha dichiarato: “Ciò che accomuna un mullah ‘estremista’ ad un prete cattolico o ad un ministro protestante evangelico è in effetti assai più significativo e interessante rispetto a ciò che li differenzia”.
Parris ha affermato che la differenza essenziale tra un laico e un religioso è che quest’ultimo parla di una nuova vita dopo la morte e aiuta gli altri ad avere fede in essa. Le differenze tra le religioni, come ad esempio se indurre o meno i rispettivi seguaci ad uccidere persone innocenti, è di scarsa rilevanza, ha sostenuto.
Per Muriel Gray, autrice di un articolo pubblicato sul quotidiano scozzese Sunday Herald del 24 luglio, “la causa di tutta questa miseria, di questo caos, del terrorismo e dell’ignoranza è certamente la religione stessa”. Gray ha messo insieme l’estremismo islamico con la “follia fondamentalista cristiana” ed ha descritto ogni religione come una “assurdità medievale”.
Uno degli sviluppi più deprimenti del XXI secolo, secondo Gray, è che “il governo di un Paese laico come il nostro consideri la religione come un qualcosa che è degno di merito anziché come un ridicolo anacronismo che si spera possa essere superato nel tempo grazie ad un maggior grado di istruzione, di buon senso e di esperienza”.
Sentimenti questi non nuovi. Nel quotidiano Times del 19 marzo, ben prima degli attentati di Londra, Sam Harris scriveva: “dottrine religiose incompatibili tra loro hanno diviso il nostro mondo e queste divisioni sono diventate fonte di continui spargimenti di sangue”.
Egli ha poi negato l’idea che tali conflitti potessero essere evitati attraverso la promozione di una religiosità moderata. “Nella misura in cui i moderati continuano a tenere fermo ciò che può essere utile all’ortodossia religiosa, essi chiudono la porta a forme più elevate di felicità”, secondo Harris.
“Se le guerre di religione dovessero mai diventare per noi una cosa lontana, così come è avvenuto per la schiavitù e il cannibalismo, sarà perché avremo fatto a meno del dogma di fede”, ha concluso.
Ascoltare i cattolici
La difficoltà per i cattolici di seguire la propria fede nell’ambito di un mondo ostile e secolarizzato è ampiamente documentata in un rapporto emesso dalla Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles. Pubblicato il 18 luglio dal titolo “A Report of the Findings of Listening 2004: My Family My Church”, il documento riporta le conclusioni di una serie di “conversazioni” che si sono svolte a livello diocesano.
Le consultazioni svolte lo scorso anno hanno coinciso con il 10° anniversario dell’Anno della famiglia indetto dalle Nazioni Unite e, come affermano gli organizzatori, erano dirette “ad ascoltare la voce delle famiglie sulla realtà della loro vita, sulle loro necessità e sui mezzi attraverso i quali la nostra comunità ecclesiastica può dare loro un concreto sostegno”.
La maggior parte delle risposte alla questione delle difficoltà che la famiglia deve affrontare in questo mondo si sono incentrate sulle sfide poste dal consumismo, dall’egoismo, dal materialismo e dall’individualismo.
Molte famiglie hanno sottolineato la negativa influenza dei mezzi di comunicazione, i quali sono stati più volte accusati di dare un ritratto negativo delle famiglie e di promuovere aspettative di vita illusorie. La pressione sociale è stata poi un’altro elemento di difficoltà per tutte le età: adolescenti, giovani e famiglie.
Molti hanno indicato con convinzione i valori cristiani come fonte di forza per la famiglia. I valori evangelici, la preghiera e il sostegno della comunità parrocchiale sono stati considerati come elementi importanti nella vita delle famiglie.
Molti hanno però anche notato che le generazioni più giovani sono alquanto lontane dalla pratica religiosa, e ciò è fonte di preoccupazione per molti genitori. Per superare questo problema il rapporto osserva che vi è una grande necessità di avere pastori che pongano maggiore enfasi sulla santità e sulla spiritualità delle famiglie. Infatti, conclude il rapporto, “è emersa una scarsa consapevolezza della natura vocazionale del matrimonio e dell’essere genitore, nonché della specificità della spiritualità domestica (casa come chiesa domestica)”.
Il rapporto conclude inoltre che, dopo aver esaminato le osservazioni formulate da diverse diocesi, “ci accorgiamo di una grande necessità di migliorare la comunicazione e di approfondire la comprensione dell’insegnamento della Chiesa in tema di matrimonio e di vita familiare, soprattutto nella misura in cui esso è applicabile alla reale esperienza familiare. Le famiglie sembrano in grado di superare meglio le difficoltà quando riescono a scorgere il senso delle cose in termini spirituali o religiosi e ad accettarle come cose buone”.
Inoltre, la Chiesa deve dare molto più sostegno ai genitori per aiutarli nel loro compito di trasmissione della fede ai figli. Il rapporto infine raccomanda una revisione del ruolo dei giovani nella Chiesa, perché possano sentirsi veramente a casa.
Fiducia nel mondo di oggi
Benedetto XVI ha di recente trattato delle sfide che la religione deve affrontare nell’odierna cultura secolarizzata. Nel corso delle sue vacanze estive trascorse sulle Alpi, ha incontrato il 25 luglio un gruppo di ecclesiastici della diocesi di Aosta. In tale occasione il Papa ha affermato che in Occidente, e soprattutto in Australia e in Europa, e meno negli Stati Uniti, sembra non esserci più evidenza della necessità di Dio e tanto meno di Cristo.
In un contesto di razionalismo, ha proseguito, il modello delle scienze è considerato come l'unico modello di conoscenza, tutto il resto invece è soggettivo. In questo senso, la vita cristiana diventa una scelta non solo soggettiva, ma anche puramente arbitraria.
Sebbene la Chiesa cattolica, secondo Benedetto XVI, non si trovi così male come le grandi Chiese protestanti storiche, che attraversano una profonda crisi, essa condivide tuttavia il problema del nostro momento storico.
Il Santo Padre ha dato poi qualche suggerimento perché la Chiesa possa affrontare questa difficile situazione. Anzitutto è importante avere pazienza, ha affermato, nella certezza che senza Dio il mondo non può vivere. Questo significa essere sicuri che Cristo è la risposta e che senza la presenza concreta di Cristo il mondo si autodistrugge, ha avvertito il Papa.
Appare poi sempre più evidente che il razionalismo, chiuso in se stesso, non è stato in grado di adempiere alla promessa di costruire un mondo migliore, ha aggiunto. Le promesse fatte con gli stravolgimenti culturali scaturiti dal ’68 non si sono avverate e nelle generazioni più giovani cresce la consapevolezza che c'è un altra via, più complessa e che esige la trasformazione del nostro cuore, ha affermato il Santo Padre. Dobbiamo quindi avere la convinzione che Dio è la Verità e che solo seguendo le sue orme ci muoviamo nella giusta direzione, ha aggiunto.
Il Papa ha poi proseguito riaffermando la necessità di instaurare un profondo rapporto personale con il Signore; di compiere una riflessione sincera che convinca anche razionalmente, ma che diventi personale, forte ed esigente, in virtù di un'amicizia vissuta personalmente ogni giorno con Cristo. Se poi questo messaggio sarà in grado di convincere i laicisti è tutto da verificare.
ZI05091003 - 10/09/2005
Permalink: http://www.zenit.org/article-7749?l=italian
La religione diventa capro espiatorio
A fronte di un laicismo sempre più ostile
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