ROMA, venerdì, 26 novembre 2004 (ZENIT.org).- Secondo le intenzioni del Pontefice Giovanni Paolo II, fino all’ottobre del 2005, in corrispondenza dell’inizio del Sinodo dei vescovi del mondo, si svolgerà l’Anno dell’Eucaristia.
Per approfondire la riflessione su questo Sacramento, ZENIT pubblicherà una serie di articoli riguardanti la storia dei Miracoli Eucaristici.
Il curatore di queste storie è Antonia Salzano Acutis, Presidente dell’Istituto San Clemente I Papa e Martire (info@istitutosanclemente.it) e Curator della Pontificia Accademia “Cultorum Martyrum”.
L'Istituto San Clemente sta preparando un libro su 80 Miracoli Eucaristici corredato di disegni e fotografie a colori, che uscirà nel marzo del 2005.
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Il Miracolo Eucaristico di Bolsena (1263)
Ad Orvieto, nel Duomo dedicato a Santa Maria Assunta, viene conservata ancora oggi la Reliquia del Corporale insanguinato del Miracolo Eucaristico avvenuto a Bolsena nel 1263. Nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena, si trova l’epigrafe in marmo attribuita a Ippolito Scalza del 1573, che descrive il fatto avvenuto:
«Nel tempo in cui Papa Urbano IV, di celebre memoria, con i suoi fratelli cardinali e con la sua Curia risiedeva in Orvieto, vi fu un sacerdote alemanno, di singolare discrezione e d'insigne bontà di costumi, e che in tutte le cose si mostrava a Dio fedele, solo che nella fede di questo Sacramento (l'Eucaristia) dubitava assai; cioè come mai potesse essere che al proferire il Sacerdote quelle parole "questo è il mio Corpo" il pane si mutasse nel vero e santissimo Corpo di Cristo, e al proferire quelle altre "questo è il mio Sangue" il vino si cambiasse in Sangue.
Tuttavia, ogni giorno supplicava Iddio nelle sue orazioni che si degnasse di mostrargli un qualche segno che gli avesse rimosso dall’anima ogni dubbio. Quando, venuto il tempo, l'onnipotente e misericordioso Iddio, il quale non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva, e nessuno che in Lui speri abbandona, affinché il detto sacerdote desistesse da quell’errore e nella fede avesse maggiore fermezza, dispose che quel sacerdote proponesse, per impetrare il perdono dei suoi peccati, di visitare il sepolcro degli Apostoli Pietro e Paolo ed altri pii luoghi.
Perciò s'incamminò verso Roma, ed arrivato al castello di Bolsena, della diocesi di Orvieto, stabilì di celebrare la Messa in questa presente chiesa di S. Cristina vergine ed in questo stesso luogo, detto volgarmente delle Pedate, dove si vedono mirabilmente, come scolpite, le orme dei piedi della suddetta vergine. Mentre costui celebrava qui la Messa e teneva l'Ostia nelle mani sopra il calice, si mostra una cosa meravigliosa da far stupire, per il Miracolo, sia gli antichi tempi, che i nuovi.
Improvvisamente quell'Ostia apparve, in modo visibile, vera Carne e aspersa di rosso Sangue, eccetto quella particella, che era tenuta dalle dita di lui: il che non si crede accadesse senza mistero; ma piuttosto perché fosse noto a tutti quella essere stata veramente l'Ostia che era dalle mani dello stesso sacerdote celebrante portata sopra il calice.
Di più una benda, che si teneva per purificazione del calice restò bagnata da quella effusione di sangue. Alla vista del Miracolo, colui che prima dubitava, confermato nella fede, procurò di nasconderlo con il Corporale; ma quanto più si sforzava di nascondere tanto più ampiamente e perfettamente, per virtù divina, si diffondeva il Miracolo.
Infatti ciascuna goccia di sangue, che da quella scaturiva, tingendo il sacro Corporale, vi lasciò impresse altrettante figure a somiglianza di uomo. Vedendo ciò quel sacerdote atterrito, cessò dal celebrare e non osò andare avanti. Anzi, preso da intimo dolore e spinto dal pentimento, collocato prima con la pia dovuta devozione nel sacrario della detta chiesa quel venerabile Sacramento, corse in fretta dallo stesso Sommo Pontefice, e genuflesso innanzi a lui, gli narrò tutto l'accaduto e della propria durezza di cuore e dell'errore chiese perdono e misericordia.
Udite queste cose, il Papa restò pieno di grandissima ammirazione e, siccome era in terra Vicario di Colui che un cuore contrito ed umiliato non disprezza, lo assolse e gli impose una salutare penitenza. Ed affinché la lucerna posta sul candelabro risplendesse maggiormente per quelli che sono nella casa del Signore, decretò che il venerabile Corpo di Cristo fosse portato nella chiesa orvietana, che era stata insignita col nome della Madre sua, ed espressamente comandò al Vescovo di Orvieto di recarsi alla detta chiesa della beata Cristina, e lo portasse in questa città.
Obbedendo ai suoi comandi, questi si recò al luogo del Miracolo, e riverentemente prendendo il Corpo di Cristo, accompagnato da chierici e da molti altri, lo portò sin presso alla città, al ponte di un certo torrente, detto volgarmente Riochiaro, dove gli venne incontro lo stesso Romano Pontefice con i suoi Cardinali, con i chierici e religiosi e con una numerosa moltitudine di Orvietani, con immensa devozione e spargimento di lacrime.
E come nel giorno delle Palme i fanciulli degli Ebrei, così anche i fanciulli e i giovani orvietani cantando vennero incontro con rami d'ulivo. Ed il Pontefice avendo preso nelle sue mani, genuflesso a terra, quel venerabile Sacramento, lo portò alla chiesa di Orvieto con inni e cantici, con gaudio ed allegrezza, ed onorevolmente lo depose nel sacrario della stessa chiesa... L'anno della Natività del nostro Signore Gesù Cristo 1263».
















