ZI06102002 - 20/10/2006
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Profondo dolore dei Vescovi della Corea per la scelta del Nord verso la deriva nucleare


Diffondono un “Messaggio di Pace e Riconciliazione”


SEUL, venerdì, 20 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Il recente annuncio dell’esperimento nucleare della Corea del Nord ha provocato “un impatto e una preoccupazioni profondi” tra il popolo coreano e tra tutti coloro che amano vivere in pace, ha dichiarato l’episcopato cattolico del Paese.
 
La prova nucleare realizzata dal Governo comunista della Corea del Nord il 9 ottobre scorso ha suscitato allarme nel contesto internazionale.
 
Questo passo ha portato alla diffusione, da parte della Conferenza dei Vescovi Cattolici della Corea (CBCK), di un “Messaggio di Pace e Riconciliazione” – datato il 13 ottobre –.

“Non possiamo far altro che provare profondo dolore per la scelta dei nostri fratelli nordcoreani, che devono cooperare con noi per mantenere la pace”, si legge nel testo firmato dal Vescovo (ausiliare di Seul) Lucas Kim Woon-hoe – Presidente del Comitato per la Riconciliazione del Popolo Coreano (della CBCK) – e dal Vescovo (di Incheon) Boniface Choi Ki-san – Presidente del Comitato Giustizia e Pace dell’organismo ecclesiale –.

“Anche se fosse per autodifesa, le armi nucleari non possono giustificarsi in alcun modo”, avvertono.

I presuli ricordano che, negli ultimi anni, il Sud e il Nord hanno mantenuto scambi pacifici attraverso i quali le due Coree si sono riconosciute reciprocamente non come nemiche, ma come un popolo, “fratello”.

“Nessuno dovrebbe bloccare la via della riconciliazione che il Sud e il Nord hanno intrapreso con sforzo, né far retrocedere la corrente di pace e unità che attraversa la penisola coreana – sottolineano –. Ancor di più, nessuno dovrebbe far uso di questa situazione per provocare odio e confronto”.

I presuli sostengono che affinchè la pace getti radici in Corea si deve mettere in pratica la Dichiarazione Congiunta di Denuclearizzazione della Penisola della Corea, adottata nel 1991, una cosa che si può raggiungere solo “con dialogo e pazienza”.
 
Avvertono anche che l’odio e la violenza non fanno altro che generare altra violenza. “La Chiesa cattolica in Corea rifiuta fermamente qualsiasi forma di violenza”, sottolineano.

Nel loro messaggio di venerdì – del quale si è fatto portavoce il 18 ottobre il Dicastero missionario –, i presuli sudcoreani hanno anche segnalato l’importanza del fatto che la società internazionale percorra “la difficile via verso la riconciliazione e la pace con pazienza; non con sanzioni militari o blocchi, ma con dialogo e negoziato”.

Mentre la Penisola Coreana è scossa dall’esperimento nucleare della Corea del Nord, “noi riponiamo la nostra fiducia in ‘Cristo, nostra pace’ (Ef 2,14), senza inquietudine di cuore, e desideriamo profondamente poter portare vera pace a questo Paese”, hanno affermato. 

Concludono il loro messaggio citando parte della preghiera attribuita a San Francesco: “Signore fa’ di me uno strumento della tua pace. Dove è odio, io porti amore. Dove è offesa, io porti perdono. Dove è discordia, io porti unione”.
 
La Corea del Nord ha circa 22 milioni di abitanti; la Corea del Sud circa 48 milioni. La comunità cattolica del Paese supera i quattro milioni di fedeli. Il parallelo 3 separa il Nord dal Sud della Corea dall’armistizio raggiunto nel 1953.


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