ZI06122011 - 20/12/2006
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Patriarca di Gerusalemme a Natale: la pace è possibile, ma richiede conversione


GERUSALEMME, mercoledì, 20 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Il Natale di Gesù interpella tutti i popoli della Terra Santa per dire loro che la pace è possibile, ha affermato Sua Beatitudine Michel Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme.

Nel suo tradizionale messaggio in occasione delle feste, pubblicato questo mercoledì, riconosce che la situazione è drammatica: “Continuano da un lato l’occupazione e la privazione della libertà, dall’altro, la paura e l’insicurezza”.

“Gaza resta una grande prigione, un posto di morte e di dissensi interni palestinesi. Anche dei bambini vi sono stati uccisi”.

“E tutti, compresa la comunità internazionale, restano impotenti a trovare i veri sentieri della pace e della giustizia”, denuncia.

“La paura dell’avvenire si estende a tutta la regione: Iraq, Libano, Siria, Egitto, Giordania. L’avvenire sta per essere messo in gioco per tutti. E con tutto questo il terrorismo mondiale trova di che ben alimentarsi a tutte le piaghe aperte”, ha aggiunto.

“La vita a Betlemme e dintorni è difficilissima da sopportare, nonostante le molteplici iniziative di solidarietà dall’estero e dell’interno”.

In questa situazione, il Patriarca si rivolge a tutti i Palestinesi e gli Israeliani, inclusi i soldati e i capi politici, per dir loro che “hanno un potenziale di amore, di salvezza e di vita”.

“Ma per esprimerlo occorre fare una conversione: dalla morte alla vita, dalla visione dell’altro come nemico e assassino per vederlo come fratello e apportatore di vita”, ha osservato.

In particolare, chiede ai leader politici di ascoltare “la voce degli oppressi in questa terra santa, la voce di coloro che sono passati e di coloro che restano minacciati di morte e di umiliazioni, coloro ai quali essi pensano di imporre la morte o l’umiliazione per assicurare la sicurezza all’altra parte”.

“Betlemme che è la città della pace si trova disgraziatamente ad essere proprio il contrario, la città della contesa e della morte. E tuttavia la vita e la pace sarebbero facilitate e rese possibili se i responsabili avessero una volontà sincera e decisa”.

Secondo il Patriarca, “la salvezza sta nel ravvicinamento dei due popoli, non nella loro separazione, salvezza per i palestinesi e gli israeliani, come per tutta la regione”.

“I due popoli sono capaci di vivere insieme in pace e tranquillità. Allora la morte, l’assassinio, la vendetta, il rifiuto e l’estremismo spariranno poco a poco, nella misura in cui non troveranno più alimento nell’oppressione, nell’occupazione, nella povertà e nell’umiliazione”.


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