ZI07041506 - 15/04/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-9031?l=italian

Lo Yad Vashem assicura che la didascalia su Pio XII verrà cambiata


Rientra la protesta del Nunzio apostolico in Israele


GERUSALEMME/ROMA, domenica, 15 aprile 2007 (ZENIT.org).- Con una dichiarazione rilasciata giovedì 12 aprile al Servizio Informazioni Religiose (SIR), agenzia stampa della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Antonio Franco, Nunzio Apostolico in Israele, aveva annunciato la sua “dolorosa rinuncia” alle annuali celebrazioni della Giornata della memoria che si svolgeranno al museo dello Yad Vashem a Gerusalemme.

La causa di questa assenza era dovuta al fatto che nella settima sala dello Yad Vashem, c’è un pannello in cui a fianco della foto del Pontefice Pio XII è inserita una didascalia che indica Papa Pacelli come responsabile del “silenzio” e “dell’assenza di linee guida” per denunciare la Shoah.

Monsignor Franco ha scritto una lettera al direttorato dello Yad Vashem nella quale affermava: “Mi fa male andare allo Yad Vashem e vedere Pio XII così presentato [...] Forse si potrebbe togliere la foto o cambiare la didascalia. Ma certamente il Papa non può essere messo in mezzo a uomini che dovrebbero vergognarsi per quanto compiuto contro gli ebrei. Pio XII non dovrebbe vergognarsi per tutto quello che ha fatto per la salvezza degli ebrei, messo in risalto da fonti storiche”.

La foto di Pio XII è stata esposta per la prima volta con l’apertura del nuovo museo Yad Vashem nel 2005 e già allora il precedente Nunzio, monsignor Pietro Sambi, aveva chiesto che fosse modificata la didascalia.

Le dichiarazioni del Nunzio hanno suscitato una vasta eco sulla stampa a livello internazionale. Tuttavia, domenica 15 aprile, monsignor Antonio Franco ha dichiarato all’ANSA di essere ritornato sulla decisione dopo aver ricevuto una lettera del Presidente dello Yad Vashem, Avner Shalev, con la promessa “di riconsiderare il modo in cui Papa Pio XII è presentato”.

“Poiché la mia azione non era intesa a dissociarmi dalle celebrazioni ma a richiamare l'attenzione sul modo in cui il Papa è presentato, il mio scopo è stato raggiunto”, ha rilevato il Nunzio in Israele, ed ha aggiunto “non ho motivi per tenere aperta questa tensione” e perciò “parteciperò alla cerimonia”.

Intervistato da ZENIT padre Peter Gumpel, relatore nella causa di beatificazione di Pio XII e considerato tra coloro che conoscono più a fondo la storia delle relazioni tra la Santa Sede e la Germania negli anni 1930-1950, ha affermato: “Bisogna considerare che Pio XII conta su milioni di persone che lo stimano e lo venerano, anche tra gli ebrei, e che considerano offensivo e contrario ai fatti storici quanto scritto e riportato nella didascalia in questione”.

“Inoltre – ha precisato il sacerdote gesuita – , allo Yad Vashem la grande maggioranza dei Giusti è di religione cattolica. C’è una vastissima rappresentanza di sacerdoti, religiose e religiosi, molti dei quali hanno perso la vita per salvare gli ebrei”.

“Ed è quantomai evidente e dimostrato dalle stesse fonti ebraiche – ha sottolineato padre Gumpel – che è stato proprio l’allora Cardinale Eugenio Pacelli e poi Pontefice Pio XII a mettere in piedi e gestire una rete di assistenza per proteggere e salvare gli ebrei perseguitati. La bibliografia pubblicata a tal proposito è vastissima”.

Secondo Padre Gumpel, che conosce bene, per storia personale e per decenni di studio, le vicende di quegli anni, “quanto riportato nella didascalia non corrisponde a verità”.

I critici di Pio XII affermano che i sostenitori del Pontefice sono apologeti e non storici. Di fronte a questa accusa padre Gumpel, ha risposto: “Ci sono tanti noti e famosi storici, molti dei quali ebrei, che hanno dimostrato la bontà di quanto fatto da Pio XII. Tra questi citerei sir Marin Gilbert, Michael Burleigh, David Dalin, che non mi sembrano affatto degli apologeti”.

“E che dire di Golda Meir, di Albert Einstein, di Israel Zolli, di tutti i dirigenti delle maggiori associazioni ebraiche mondiali che hanno ringraziato Pio XII alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sono tutti apologeti?”, ha continuato.

“Per non parlare dei Direttori dei giornali ebraici pubblicati durante la Seconda Guerra Mondiale in gran parte del mondo. Anche loro indicarono il Pontefice Pio XII come la luce che si opponeva al nazismo. Anche loro sono apologeti?”, si è domandato ancora.

In merito alle accuse contro Pio XII, il padre gesuita ha rilevato che “si tratta sempre degli stessi argomenti, i quali vengono ripetuti senza aggiungere un solo fatto storico a sostegno. I critici di Pio XII si citano reciprocamente, ed evitano sistematicamente tutta la parte storica di fonte ebraica in sostegno di Papa Pacelli”.

Per quanto riguarda il presunto silenzio di Pio XII di fronte alla razzia nazista avvenuta nel ghetto di Roma il 16 ottobre 1943, padre Gumpel ha detto a ZENIT che “è ormai evidente anche ai più scettici, che il Papa era giunto a conclusione che ogni denuncia pubblica avrebbe portato più sofferenze e più morti, per questo decise di salvare quanti più ebrei possibile con l’opera segreta di apertura dei conventi e assistenza ai perseguitati”.

“Comunque – ha continuato il padre gesuita – come ha raccontato anche Michael Tagliacozzo, il Pontefice e la Santa Sede, furono i soli a provare di fermare i nazisti e a tentare di salvare quanti più ebrei possibile”.

Gumpel ha ricordato che Enzo Forcella, che partecipò attivamente alla Resistenza, nel libro “La Resistenza in convento” (Einaudi 1999) racconta che il 16 ottobre del 1943 i dirigenti dei gruppi antifascisti del Comitato di Liberazione nazionale (Cln) si riunirono a Roma, ma “a nessuno venne in mente di formulare una protesta a nome delle forze antifasciste” e neanche “la stampa clandestina si dimostrò più sensibile”.

Per quanto riguarda poi le accuse secondo cui la Santa Sede avrebbe nascosto e fatto fuggire criminali nazisti, padre Gumpel è stato perentorio: “E’ ben noto, e i documenti parlano chiaro in proposito, Pacelli era considerato dai nazisti il nemico numero uno. Tanto è che lo stesso Pontefice Pio XII fornì documenti importati al processo di Norimberga dove i criminali nazisti vennero processati”.


© Innovative Media, Inc.

La riproduzione dei Servizi di ZENIT richiede il permesso espresso dell'editore.


  • Chiavi indicizzate:
  • ebrei

invialo ad un amico commenta questa notizia
anteprima di stampa formato PDF
sopra


ZENIT via e-mail | ZENIT in rss | regala ZENIT | raccomanda ZENIT | aiuta ZENIT

| condizioni d'uso | invia notizie o comunicati | contattaci | pagina principale

© Innovative Media, Inc.

advertising

advertising

advertising