ZI07041912 - 19/04/2007
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Il Vicario Apostolico dell’Anatolia auspica un'azione comune tra islamici e cristiani contro la violenza


ANKARA, giovedì, 19 aprile 2007 (ZENIT.org).- Dopo l’assassinio di tre cristiani avvenuto mercoledì 18 aprile nella città di Malatya, situata nell'est della Turchia, in una dichiarazione rilasciata a ZENIT, monsignor Luigi Padovese, Vicario Apostolico dell’Anatolia, ha proposto un'azione comune alle autorità religiose turche per sconfiggere la violenza.

“Questo nuovo episodio ci ha turbati profondamente – ha detto il Vicario Apostolico alla nostra agenzia –. Non conosciamo ancora la matrice di questo atto efferato. L'impressione è che il modo con cui sono stati uccisi questi tre fratelli protestanti fa pensare più a Hezbollah che a gruppi di fanatici nazionalisti”.

Tre morti, di cui uno di cittadinanza tedesca, e un ferito è il bilancio dell'assalto alla casa editrice Zirve Publishing, che pubblica libri a contenuto cristiano.

Tutte le vittime sarebbero state uccise da un uomo armato di coltello. Il ferito, ora ricoverato in ospedale, è sfuggito all'accoltellatore saltando dalla finestra.

Le autorità di Ankara hanno riferito quest'oggi che la polizia turca ha arrestato nel frattempo 10 persone in relazione agli omicidi di tre persone, mentre sta interrogando alcuni testimoni.

Fra i sospetti vi sono alcuni esponenti del gruppo islamo-nazionalista dei “Lupi grigi” che già in passato aveva minacciato la casa editrice, tanto che il suo Direttore, Hamza Ozant, in seguito al reiterarsi delle minacce, stava per chiedere una protezione alla polizia.

Secondo monsignor Padovese “non è da escludere che a produrre questo episodio abbia concorso anche l'insistenza con cui negli ultimi mesi s'è parlato dei missionari cristiani come di un pericolo per l'identità nazionale e religiosa della Turchia”.

“Ma quanti sono questi missionari visti come un fenomeno di destabilizzazione? Forse qualche centinaio. Ma che rappresentano su una popolazione di oltre 70 milioni d'abitanti? Credo, quindi, che in questi gesti si voglia colpire il simbolo”, ha commentato.

Il Vicario Apostolico dell’Anatolia ha raccontato di aver partecipato, mercoledì 18 aprile, con le autorità locali religiose e civili di Iskenderun alla celebrazione della nascita di Maometto.

“Ho raccolto il loro rammarico e la loro tristezza per questa violenza efferata – ha detto monsignor Padovese –. Mi ha colpito la testimonianza del Muftì di Antiochia dinanzi al folto pubblico che assisteva. 'Se abbiamo paura di chi distribuisce il Vangelo – diceva – allora significa che abbiamo una fede veramente scarsa'”.

“Dinanzi a questi episodi – ha affermato il Vicario Apostolico – ritengo sia bene promuovere con le autorità religiose turche azioni comuni 'simboliche' che ci vedono uniti per mostrare che tutti, cristiani e musulmani, consideriamo la violenza in nome di Dio una bestemmia contro Dio”.

“E’ in questa azione comune di dialogo – ha rivelato monsignor Padovese – che il 12 e 13 maggio qui ad Iskenderun, nella casa che abbiamo dedicato a don Andrea Santoro, avrà luogo un Simposio islamocristiano sulla Parola di Dio nel Cristianesimo e nell'Islam”.

“Credo che un incontro come questo debba servire ad isolare gli atti violenti di alcuni irresponsabili mostrando che in Turchia la volontà del dialogo prevale su quella del confronto”, ha poi concluso.


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