ROMA, martedì, 13 marzo 2007 (ZENIT.org).- La musica in chiesa deve facilitare una più profonda preghiera e non essere fonte di distrazione, afferma monsignor Hilarion Alfeyev, Vescovo russo ortodosso e compositore di talento.
Monsignor Alfeyev, Vescovo di Vienna e Austria, è il Rappresentante del Patriarcato di Mosca e di tutte le Russie presso l’Unione europea.
La sua ultima composizione, “La passione secondo Matteo”, sarà rappresentata a Mosca e poi a Roma il 29 marzo. Con il concerto della Settimana Santa si vuole promuovere l’unità dei cristiani, soprattutto tra cattolici e ortodossi.
In questa intervista rilasciata a ZENIT, il Vescovo Alfeyev, nato a Mosca nel 1966, parla della sua ultima composizione, del ruolo centrale della musica nella liturgia ortodossa, dell’unità dei cristiani e di alcuni suoi pensieri su Papa Benedetto XVI.
Quando ha sentito l’ispirazione per scrivere questa composizione musicale? E perché proprio la Passione secondo San Matteo?
Vescovo Alfeyev: L’ispirazione è venuta dal nulla mentre stavo guidando da Vienna a Budapest il 19 agosto del 2006, giorno della festa della Trasfigurazione, secondo il calendario Giuliano.
D’improvviso ho pensato di dover scrivere una composizione musicale sulla storia della Passione basandomi sui testi liturgici ortodossi della Settimana di Passione.
Anche il titolo, “La Passione secondo Matteo”, mi è venuto in mente subito e non ho avuto alcun dubbio di dover usare il racconto di San Matteo sulla Passione. Con questo titolo ho voluto anche esprimere la mia gratitudine a J.S. Bach, la cui musica è stata sempre per me fonte di profonda ispirazione.
Il 20 agosto dello scorso anno ho presieduto a Budapest le funzioni dedicate a Santo Stefano di Ungheria e il 21 agosto sono rientrato a Vienna. Mentre ero alla guida mi sono venute in mente le prime melodie e ho iniziato a memorizzarle. Appena arrivato le ho trascritte su carta e poi ci ho lavorato sopra intensamente per circa tre settimane.
Ho cancellato uno o due viaggi internazionali, quasi non rispondevo alle telefonate e alla posta elettronica, e non riuscivo a dormire la notte perché le melodie continuavano a tornarmi in mente persino alle 3 del mattino.
Il 10 settembre avevo finito gran parte del lavoro. Ho messo da parte la musica per qualche mese, per poi ritornarci sopra, fare le opportune revisioni e comporre nuovi movimenti in sostituzione di alcuni che avevo già composto.
La mia opera riflette l’impostazione ortodossa della Passione. Ed è diversa dall’impostazione caratteristica dell’arte religiosa occidentale, in cui l’accento viene spesso posto sull’umanità di Cristo, anziché sulla sua divinità.
La tradizione ortodossa evita naturalismi nel rappresentare la Passione: sulle icone ortodosse della crocifissione, Gesù non è rappresentato morto o in agonia e la sua morte in croce è contemplata non come un momento di orrore, ma come un momento di gloria.
Lo stesso atteggiamento è riflesso nei testi liturgici ortodossi. Quasi sempre, nel menzionare la Passione questi testi menzionano anche la Resurrezione.
Essendo basata sulla liturgia ortodossa e ispirata dal canto ortodosso, la mia musica contempla in egual misura disperazione e speranza, sofferenza e redenzione, morte e resurrezione.
Perché il concerto sarà presentato prima a Mosca e poi a Roma?
Vescovo Alfeyev: Non è stata un’idea mia. È venuta dal Direttore del Coro della galleria statale Tretyakov, Alexei Puzakov. È stato il primo musicista ad aver ascoltato la mia musica mentre la stavo componendo – l’ho suonata per lui a Vienna, mentre lui la ascoltava attraverso il telefono.
E' stato lui a suggerirmi di rappresentarla non solo a Mosca ma anche a Roma, poiché quest’anno la Pasqua cattolica coincide con quella ortodossa.
Lo scorso novembre ho mostrato lo spartito a Vladimir Fedoseev e lui ha gentilmente acconsentito a dirigere il concerto. Le date di entrambi i concerti sono state scelte da Fedoseev: in realtà erano le uniche disponibili per la Grand Simphony Orchestra per quest’anno.
Se dovesse incontrare il Santo Padre, che cosa gli direbbe?
Vescovo Alfeyev: Gli direi che, secondo il mio punto di vista, è giunto il momento per una collaborazione molto più stretta fra la Chiesa cattolica e quella ortodossa.
Non credo che il pieno ristabilimento della comunione eucaristica tra Oriente e Occidente, dopo quasi un millennio di separazione, sia qualcosa che possa verificarsi in un prossimo futuro, e non credo neppure che le divisioni a livello teologico che sussistono tra noi, possano essere facilmente risolte dalla Commissione teologica mista.
Ma credo che non si debba attendere la risoluzione di questi problemi ed il ristabilirsi di una piena armonia. Potrebbe non succedere mai.
Dobbiamo invece dare inizio ad una più stretta collaborazione, qui ed ora, senza ulteriori ritardi. Le sfide che ci troviamo ad affrontare in Europa ed altrove, come il relativismo, il secolarismo militante, l’estremismo islamico, sono questioni a cui dovremmo far fronte comune.
Ho apprezzato profondamente il discorso del Cardinale Ratzinger, pronunciato durante il Conclave, con il quale ha dichiarato guerra al relativismo. Ho anche notato che durante la sua lezione a Ratisbona è voluto andare oltre i limiti della correttezza politica, poiché sentiva che la questione di cui si trattava era di grande importanza. La reazione suscitata ha solo confermato che era giunto al cuore della faccenda.
Oggi, il Cristianesimo tradizionale ha bisogno di essere difeso sia dalle aggressioni esterne che ho menzionato, sia dalla sfida interna legata alla crescente liberalizzazione della dottrina e della morale all’interno di alcune comunità protestanti. Sono convinto, e lo esprimo spesso apertamente, che le relazioni ecumeniche con il mondo protestante stanno diventando sempre più problematiche e meno auspicabili.
La separazione tra le versioni tradizionali e quelle liberali della Cristianità sta diventando sempre più netta, e sono soprattutto i cattolici e gli ortodossi – incluse le Chiese non calcedoniane – a restare dalla parte della tradizione, mentre molte comunità protestanti adottano standard liberali.
Noi, cattolici ed ortodossi, siamo alleati, non rivali. Prima arriviamo a capirlo e meglio sarà.
Tale comprensione implica anche che ogni forma di proselitismo dovrebbe essere esclusa tra noi nella nostra pratica missionaria quotidiana. Abbiamo una missione comune, e dobbiamo lavorare uniti per portare Cristo alla gente.
Il nostro scopo non è di convertire gli ortodossi al Cattolicesimo, o i cattolici all’Ortodossia, ma di convertire i non credenti alla fede, i non cristiani al Cristianesimo.
Che ruolo gioca la musica nella sua vita di preghiera personale?
Vescovo Alfeyev: La musica ha un ruolo molto importante nella liturgia ortodossa. Come Vescovo celebro la liturgia ogni domenica e in tutti i giorni di festa. La qualità del coro e il repertorio scelto sono qualcosa di veramente importante per me.
Poiché sono stato formato come musicista sin dall’infanzia, non posso dissociarmi completamente dalla musica quando viene cantata in chiesa, tanto che anche quando recito preghiere liturgiche continuo ad ascoltare il canto.
La scorsa estate ho composto “The Divine Liturgy” e “The All-Night Vigil” per un coro a cappella. Il mio scopo principale era di scrivere una musica che fosse tale da non distrarre me o i miei parrocchiani dalla preghiera.
Il canto in chiesa dovrebbe essere rivolto alla preghiera e non dovrebbe diventare un concerto, come spesso accade.
I migliori esempi di un canto che esprime vera preghiera si possono ritrovare nel Canto russo Znamenny, l’equivalente del Canto gregoriano occidentale. Questo canto all’unisono è semplice, ma denso di significato e commovente.
ZI07031322 - 13/03/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-9257?l=italian
La musica come forma di preghiera
Intervista al Vescovo russo ortodosso Hilarion Alfeyev
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