ROMA, giovedì, 18 gennaio 2006 (ZENIT.org).- Il 16 di gennaio si sono celebrati in Italia i 50 anni dalla morte di Arturo Toscanini (1867-1957), uno dei più famosi e stimati Direttori d’orchestra dell’ultimo secolo.
Una figura leggendaria nel mondo della musica, ma anche un uomo che si oppose con determinazione e dignità al fascismo, al nazismo e al razzismo. I mezzi di comunicazione di massa e chi lo ha conosciuto lo ricordano come un “uomo di grande rigore morale”, anche se c’è una scarsità di informazioni circa la religione professata da Toscanini.
Mentre è opinione diffusa che il maestro fosse un “santo laico”, lo scrittore e giornalista Renzo Allegri sostiene che Toscanini fosse un uomo che “credeva profondamente in Gesù Cristo”.
Renzo Allegri ha scritto nel 1972 insieme alla figlia (Wally) e alla sorella (Wanda) di Toscanini, una biografia sul maestro. Inoltre, il 7 marzo prossimo l'Editrice “Ancora” pubblicherà un suo volume dal titolo “Toscanini, dolcissimo tiranno”, che si propone di evidenziare i valori, non solo religiosi, ma umani, sociali, patriottici di questo grande artista, valori che in genere sono poco evidenziati.
Intervistato da ZENIT, Allegri ha spiegato che “nessuno degli articoli che in questi giorni sono stati pubblicati su Toscanini, tocca l'argomento della fede religiosa. E in nessuna delle varie e
numerose biografie che lo riguardano si trova traccia di questo tema”.
“Toscanini era un uomo estremamente riservato, geloso dei propri sentimenti più profondi”, dicono coloro che lo hanno conosciuto: “Ha lasciato alcune migliaia di lettere, dove scrive di tutto, ma non vi è alcun accenno a Dio”, ha spiegato.
“Apparentemente, quindi, dagli scritti biografici che lo riguardano risulterebbe per lo meno un agnostico, un indifferente – ha detto Allegri –. Ma facendo ricerche più approfondite si trova che aveva una fede cristiana semplice, ma sentita, appresa in famiglia e mai dimenticata”.
“Da parte della famiglia – ha precisato lo scrittore – sua madre, Paola, era una donna credente. Suo padre, Claudio, un garibaldino anticlericale, ma che volle sposarsi in chiesa e volle battezzare tutti i suoi figli”.
Dai 10 ai 19 anni, Arturo Toscanini visse in collegio, alla “Regia Scuola di musica” di Parma, dove il regolamento prevedeva che il mattino e la sera gli allievi pregassero insieme e la domenica andassero collegialmente alla Messa.
“Per nove anni, quindi – ha fatto notare Allegri –, tenne un'abitudine di vita strettamente legata a rigide pratiche religiose”.
Di come si sia comportato in seguito, non ci sono testimonianze nei libri, ma si sa che volle sposarsi in chiesa, e volle che i suoi figli fossero battezzati e ricevessero una educazione cristiana.
“Le sue interpretazioni della musica religiosa sono tra le più ispirate che si conoscano. Soprattutto il ‘Requiem’ di Verdi e la ‘Missa Solemnis’ di Beethoven. Ricordando, da vecchio, in una lettera, una esecuzione di quella ‘Messa’ che aveva ascoltato a Berlino scrisse: ‘Allora piansi tutte le mie lacrime’”, ha detto Allegri.
Nel 1899, aveva allora 32 anni e da appena uno era Direttore artistico alla Scala di Milano, volle far conoscere in quel teatro la musica del sacerdote don Lorenzo Perosi, dirigendo personalmente l'oratorio “La risurrezione di Lazzaro” e dando, con la sua fama, una grande pubblicità al sacerdote e alla sua musica.
Allegri ha quindi ricordato la testimonianza di Wally, figlia di Toscanini, la quale un giorno chiese al maestro: “‘Tu papà sei credente?, e Arturo rispose ‘Certo, io credo in Dio. Non credo molto nei preti, a meno che non siano santi come don Gnocchi’”.
Il beato Carlo Gnocchi, conosciuto come “il santo dei mutilatini”, era infatti un grande amico di Toscanini e di tutta la sua famiglia.
Fra le altre prove della fede del famoso Direttore d’orchestra, Allegri ha quindi fatto riferimento a Gaspare Nello Vetro, che nel suo libro “Toscanini giovane” riporta di quando nel 1946, Toscanini visitò insieme alla moglie la chiesa dell'Annunciata a Parma.
Nel volume, Gaspare Nello Vetro riferisce che Toscanini in raccoglimento nella Cappella dell'Immacolata disse al frate che l’accompagnava: “Qui, in questa cappella, venivo da piccolo per le lezioni di catechismo e qui, in questa bella chiesa, ho fatto la prima comunione. Era allora parroco padre Antonio Rigoni da Busseto e ricordo ancora la buona catechista che istruiva noi monelli”.
Il celebre baritono Giuseppe Valdengo, interprete delle ultime opere dirette da Toscanini in America, si intratteneva spesso con il maestro a cui era legato da una intensa amicizia. Allegri ha quindi detto a ZENIT, che fu il baritono stesso a raccontargli un aneddoto legato al concerto di “Falstaff”, preparato dopo lunghi mesi di prove ed eseguito il primo aprile del 1950 alla Carnegie Hall di New York.
“Il maestro venne nel mio camerino per darmi le ultime raccomandazioni – raccontò Valdengo –. Si accorse che tenevo qualche cosa nella mano in tasca. ‘Che cosa nascondi?’, mi chiese. Gli feci vedere una madonnina e dissi: ‘Può darsi che sia pietosa con me e mi dia una mano nella recita’”.
“Toscanini rise e aggiunse: ‘Guarda qui’. Tirò fuori di tasca un piccolo portafotografie a fisarmonica nel quale aveva i ritratti di tutti i suoi cari e spiegò: ‘Questo è Giorgio, che è morto piccino: ecco la Carla, e i miei figli Walter, Wally, Wanda, e questi sono mio padre e mia madre.
‘E poi qui’, e accennò con la mano alla tasca della giacca dalla parte del cuore ‘c'è quello che salva tutto’. Ma non disse di cosa si trattava”, continuò il baritono.
“‘Sai’, aggiunse ‘più si invecchia e più bisogna avvicinarsi al “Padre Superiore”. Quando si è giovani si crede che tutto debba andare in quel determinato modo, ma quando si è vecchi si capisce che va bene se Lui vuole che vada bene’”, ha detto Allegri, richiamando la sua conversazione.
“Solo in seguito, quando me ne parlò il tenore Assandri – rivelò ancora Valdengo – seppi che il ‘Padre Superiore’, che il maestro teneva celato nella tasca della giacca, era un crocefisso. Ed è probabile che lo invocasse. Prima di ogni esecuzione, infatti, era sua abitudine rimanersene solo, per qualche attimo, nel camerino. Poi usciva deciso, attaccando. Forse, in quegli attimi, rivolgeva la tacita invocazione al ‘Padre Superiore’”.
“Alla sua morte – raccontò Valdengo – quel crocefisso gli fu posto sul petto, come mi informò Assandri che ne vegliò la salma nella camera ardente”.
ZI07011813 - 18/01/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-9429?l=italian
Le prove della fede di Arturo Toscanini
Parla lo scrittore Renzo Allegri, autore di una biografia sul grande Direttore d’orchestra
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