NAPOLI, martedì, 13 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Il gesto di coraggio di deporre le armi: è ciò che chiede l’Arcivescovo di Napoli ai giovani della sua diocesi in Quaresima.
Il Cardinale Crescenzio Sepe riconosce che si avverte da tempo “un esasperato clima di violenza” e che spesso i giovani si vedono sottoposti a pressioni e manipolazioni che rovinano loro la vita.
Per questo ha scritto una “Lettera ai giovani” – presentata sabato scorso durante una conferenza stampa – di ogni ambiente e condizione, con la vicinanza di un “padre”, “convinto che solo il
linguaggio dell'amore può scardinare ogni sordità ed indifferenza”.
“Siete parte importante della mia grande Famiglia”, ha scritto loro il porporato, mostrando la sua preoccupazione per quanti cercano di “conquistarvi, per proporvi una felicità effimera e insignificante”.
“Quante morti mascherate da bellezze inconsistenti; quante promesse vuote che, alla fine, lasciano
delusi; quanto miele per attirare nella trappola dell'apatia, della noia, della sfiducia”; “quante false libertà offerte gratis, per imprigionare poi la vostra volontà, incatenandola con la sete di potere e di successo ad ogni costo!”, ha esclamato.
“Costoro possono conquistare il vostro corpo, perfino la vostra mente, scuotere con forza il vostro essere, ma non potranno mai colmare il vostro cuore, continuamente alla ricerca del Bene infinito”, ed “è questo Bene che vi offro, per rendervi liberi nella Verità”, scrive.
Nel clima di violenza che si respira, si ha spesso la sensazione che “la via per arrivare ad affermare la propria autonomia, sia la sopraffazione”, “si pensa di conquistare il rispetto degli altri incutendo in loro il timore”; tra alcuni giovani si è inoltre “diffusa una certa mentalità di bullismo, ritenendo che la via più facile per farsi strada o risolvere rapidamente conflitti e contrasti sia la violenza”, ha osservato
“No, cari giovani, non è questa la via”; “questa strada porta alla rovina”, distrugge ogni speranza; “molti dicono che voi siete l'avvenire, ed è vero, ma io credo che non si può edificare il futuro, senza seminare oggi, nel solco di ogni vita, il germe della pace”, ha affermato.
Visto che “una mano aperta è pronta a donare e ricevere, una mano chiusa spesso può diventare un pugno per ribellarsi e colpire”, il Cardinal Sepe ha esortato: “Aprite le vostre mani! Siate pronti a offrire i tesori preziosi che ciascuno si porta dentro! Accogliete con fiducia i tanti semi di bene che vi vengono offerti!”.
“Aprite le vostre mani! – ha ribadito –. Lasciate cadere i coltelli che spargono solo sangue, morte e lutto”, “che reclamano vendetta, che rispondono all'odio con l'odio”, “che tagliano i legami di amicizia, lacerano i rapporti, fanno versare lacrime e colpiscono al cuore la vostra dignità di giovani”.
“Aprite le vostre mani per salutare, fare amicizia, per solidarizzare”, ha proseguito.
Soprattutto in Quaresima, il Cardinal Sepe chiede ai giovani: “‘Sfoderate’ il vostro coraggio” e “portate nelle chiese le armi, tutte le armi che rinnegano la vita; deponete d'avanti all'altare di Cristo i coltelli, le lame che uccidono la speranza e infangano la vostra giovinezza e la vostra dignità di uomini”.
Tutte queste armi possono essere consegnate in ceste poste nelle chiese ai piedi di Cristo, Crocifisso, “Principe della Pace e nostro Salvatore”.
I coltelli “diventeranno segni di vita”, ha annunciato, perché verranno distrutti e trasformati in strumenti coltivare la terra.
In questo modo si materializzerà quanto afferma la Parola di Dio: “Forgeranno le loro spade
in Vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra” (Isaia, 2,4).
Dopo cinque anni alla guida del dicastero missionario, il Cardinal Sepe ha iniziato il suo mandato pastorale a Napoli nel luglio scorso con il desiderio di essere “Vescovo della speranza”, e ha baciato il suolo di Scampia, quartiere degradato e tristemente famoso per le vendette di vari clan della camorra e le numerose vittime che ha provocato.
A novembre ha chiesto un impegno comune per sradicare la violenza che sconvolge Napoli e prestare attenzione alle sue cause, nel contesto dell’ondata di omicidi che hanno scosso la città.
Ha avvertito allora che si respirava a Napoli un clima “frutto di una specie di cultura della violenza”, lamentando l’esistenza di “baby-gang”, bande di ragazzi che “non sanno dove andare, non sanno come trascorrere il tempo, non hanno una formazione familiare adeguata”, e così “la strada diventa la scuola di ogni delinquenza”.
ZI07021314 - 13/02/2007
Permalink: http://www.zenit.org/article-9466?l=italian
L’Arcivescovo di Napoli chiede ai giovani il coraggio di deporre le armi
Una volta raccolte nelle chiese verranno poi trasformate in strumenti agricoli
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