150 anni di storia da raccontare (Prima parte)

Il Liceo Scientifico Faà di Bruno a Torino

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di Silvia Scaranari

TORINO, mercoledì, 10 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Francesco Faà di Bruno, uno dei santi più geniali e poliedrici dell’Ottocento, ha inventato mille cose, ha iniziato tante attività, ha creato diverse strutture con il solo scopo di servire il Signore e amare il prossimo. Aveva una convinzione profonda: pregare, agire, soffrire per dare gloria a Dio – e questo è il bel motto che ha lasciato alle sue suore. Ma Poter educare persone capaci di educarne altre è stato uno degli scopi della sua attività caritativa.

È però necessario premettere qualche informazione sulla situazione della scuola negli anni in cui il Beato si trova a operare. Gli influssi dell’Illuminismo hanno portato anche a Torino a metà del secolo XVIII la tendenza a regolamentare il sistema dell’istruzione, statalizzandolo e sottraendolo agli ordini religiosi. È istituito il Magistrato della Riforma, che controlla l’istruzione con un atteggiamento poliziesco al fine di prevenire ogni libertà d’insegnamento e di apprendimento. Nascono le Regie Scuole di ordine superiore – Latinità, Filosofia, Teologia e Chirurgia – nei capoluoghi di provincia, e scuole di lettere latine nei grandi comuni. Le scuole elementari sono costituite da tre classi – quarta, quinta e sesta – precedute da una classe preparatoria, suddivisa in due corsi, e seguite da una settima classe. I giovani di «basso ceto» sociale possono frequentare le scuole popolari tenute dal parroco.

Sotto il governo francese nel 1799 è abolito il Magistrato della Riforma. La scuola si divide in due ordini: primario – lingua italiana, elementi di morale, elementi di aritmetica pratica e istituzioni sociali – e secondario: grammatica italiana, elementi di storia e geografia, diritti e doveri dell’uomo e del cittadino, elementi di geometria, elementi di stile della lingua italiana, latino e principi di lingua greca. Il Regolamento del 5 gennaio 1802 estende lo studio obbligatorio della lingua francese a tutti gli ordini di scuola. Sul modello napoleonico sono poi introdotti i Licei triennali e le scuole speciali – università e accademie – a carico economico dello Stato.

Con la Restaurazione, il governo sabaudo di Vittorio Emanuele I restituisce la scuola alla gestione degli ordini religiosi, primi fra tutti i Gesuiti, con la quasi totale esclusione del controllo statale, ma s’istituisce una scuola elementare biennale gratuita, divisa in una sezione maschile e una femminile, presente in ogni comune. Per potere insegnare è necessario un certificato di lodevole condotta e di lodevole servizio a vantaggio della religione e dello Stato, che può essere rilasciato solo dal vescovo. Le scuole elementari sono controllate dall’ordine religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane.

Un radicale cambiamento si realizza con il regno di Vittorio Emanuele II. La legge Boncompagni del 4 ottobre 1848 regolamenta il sistema scolastico suddividendolo in tre diversi gradi:

Livello elementare o primario, diviso in inferiore e superiore, di due anni ciascuno;Livello secondario, diviso in indirizzo tecnico – scuole professionali per aiutare i giovani ad avviarsi al lavoro, che ricevono un grande sostegno da Cavour – e indirizzo classico, quest’ultimo con lo studio di lingue straniere, lingue antiche, filosofia e scienze per ottenere l’accesso all’università;Livello universitario, con le tradizionali facoltà di Teologia, Diritto e Medicina.

Pochi anni dopo si mette nuovamente mano alle riforme nel campo dell’istruzione con la legge 3725/1859 dell’onorevole Gabrio Casati, entrata in vigore nel 1860. La nuova legge sancisce il riconoscimento del diritto-dovere dello Stato d’intervenire in materia scolastica, sostituendo e affiancandola Chiesa.Allostesso tempo Casati promuove un modello misto di libertà di educazione contemperando le diverse esigenze, riconosciute legittime, dell’autorità paterna, dello Stato e dei privati. Garantisce il diritto del cittadino di provvedere direttamente all’istruzione dei propri figli, ma anche la possibilità di usufruire di un sistema scolastico statale o privato. Modifica la formazione elementare, affidandola ai Comuni e definendo un livello inferiore di due anni obbligatorio per tutti i bambini e un ciclo superiore di altri due anni, facoltativo e da attuarsi solo nei Comuni con più di quattromila abitanti.

L’aspetto più significativo è il riordino degli studi superiori in due cicli separati, che resteranno immutati fino alla riforma Gentile del 1923:

Indirizzo tecnico, suddiviso in tre anni  comuni e poi articolato in diverse sezioni, dipendente dal Ministero dell’Agricoltura che si vede attribuite le deleghe del Commercio e dell’Industria (1861). Un percorso è dedicato allo studio della matematica e fisica e consente l’iscrizione alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, di nuova istituzione a opera della stessa legge Casati insieme alla facoltà di Lettere e filosofia.Indirizzo classico, suddiviso in cinque anni di ginnasio a carico dei Comuni e tre anni di Liceo a carico dello Stato. Questo ciclo classico è l’unico che consente di accedere a qualsiasi studio universitario, e sostituisce il precedente corso di latinità e filosofia.

Si può notare che la legge Casati istituisce anche, presso la facoltà di Matematica e scienze,la Scuoladi applicazione per la formazione degli ingegneri, della durata di tre anni, alla quale si accede dopo aver frequentato il biennio della facoltà, premessa per l’attuale Politecnico.

La nuova legge concede il diritto di aprire scuole a chi ha compiuto venticinque anni e possiede i requisiti culturali necessari: la licenza ottenuta nei Licei o negli istituti tecnici e la fama di pubblica moralità. È inoltre richiesto che si accetti la verifica dello Stato e se ne condividano i programmi didattici. Nel 1860 Francesco Faà di Bruno ha trentacinque anni, ha già completato i suoi studi alla Sorbona e ha aperto diverse attività nel Borgo San Donato. Dal1857 hainiziato a insegnare all’Università di Torino Matematica e Astronomia. Nel 1859 fonda l’Opera di Santa Zita, fulcro di tutta la sua attività caritativa. Ma non si accontenta.

Il desiderio d’istruire lo porta a pensare alla fondazione di un giornale cattolico, ma la presenza del veemente sacerdote e giornalista Giacomo Margotti. fondatore de’ La campana, poi Campanone e quindi Unità Cattolica, e il consiglio del teologo Luigi Biginelli lo inducono a pensare piuttosto a un Liceo. Biginelli, di cui Faà di Bruno ha grande stima, gli suggerisce di preparare i giovani ed educarli cattolicamente per sottrarli all’ateismo delle scuole di Stato. L’impresa non è facile: è necessario reperire un edificio adatto, trovare i professori che garantiscano una robusta formazione culturale ma anche cattolica e ottenere il permesso del re. In breve tempo i locali sono trovati, i professori anche e il Liceo apre in via Private 3, con Luigi Biginelli per la filosofia, il professor Lanfranchi e il professor Aimery per le lettere, il professor Bellardi per le scienze e lo stesso Faà di Bruno per i corsi di matematica, fisica, algebra e geometria.

L’autorizzazione per il corso liceale giunge il 25 ottobre 1862, pochi giorni dopo l’inizio delle lezioni, con il Regio Decreto a firma del professor Francesco Selmi, Provveditore agli Studi di Torino e poi direttore generale del Ministero dell’Istruzione.

L’anno successivo, il 1863, il Liceo cambia sede poiché il cavalier Faà di Bruno ottiene, a un costo contenuto, locali più adatti all’uso scolastico in via Arsenale 29, lasciati liberi dai Fratelli delle Scuole Cristiane. In questo stabile riesce ad aprire anche un convitto per studenti liceali. Iscrivono i loro figli al Liceo note famiglie torinesi, sia della nobiltà sia dell’alta borghesia, come quelle del deputato Crotti e dei conti di Costigliole, oltre al conte Carassi. Costanzo Rinaudo – in seguito cavaliere di Gran Croce dei Santi Maurizio e Lazzaro e docente all’Università di Lettere – è indirizzato al Faà di Bruno da don Bosco perché possa terminare in fretta gli studi e avere le carte in regola per l’insegnamento nel ginnasio salesiano. Qualche anno più tardi anche il giovane Richelmy, che sarà poi vescovo e cardinale di Torino, frequenterà il Liceo Faà di Bruno prima di diplomarsi presso il Liceo Cavour.

Nel 1869, oberato dai nuovi incarichi d’insegnamento all’Università per la cattedra di Algebra superiore, in qualità di professore reggente, e dalle molte occupazioni delle sue opere in Borgo San Donato, Faà di Bruno lascia la cura del Liceo al teologo Biginelli, che lo regge ancora per tre anni. Quando anche questi non riesce più a dedicare le forze e il tempo necessario per la gestione di una scuola superiore, il Liceo si fonde con l’Istituto Paterno, presso cui Faà di Bruno tiene già la cattedra di scienze fisiche. L’Istituto Paterno era stato fondato da una Società di Padri di Famiglia e approvato dall’autorità scolastica nell’anno 1866 come scuola per l’educazione maschile per gli studi speciali ed elementari e, dopo la fusione con il Liceo Faà di Bruno, prende sede in via delle Rosine 74.

Intanto nuove possibilità nel campo educativo si aprono all’ansia operativa di Francesco Faà di Bruno. La stessa legge Casati istituisce anche le Scuole Normali della durata di tre anni per la preparazione dei maestri, riformando le precedenti leggi Lanza (legge 2328/1857, riordino ministeriale; legge 2878/1858, scuola di formazione per insegnanti elementari) che avevano istituito le scuole di formazione del personale insegnante nelle scuole elementari e avevano imposto un rigido controllo da parte del Ministero della Pubblica Istruzione. Le Scuole Normali si collocano in una sorta di limbo d’incerta definizione, non essendo considerate a pieno titolo scuole secondarie: vi si accede a quindici anni per le ragazze e a sedici per i ragazzi, ma non danno la possibilità di proseguire con gli studi universitari. La formazione del personale docente non è seguita con molta attenzione: ci si limita a imporre una rigida struttura gerarchica che controlla pienamente personale e programmi scolastici. Nel 1896 (legge n. 293 del 12 luglio) si stabilisce che è possibile insegnare nelle elementari solo dopo aver superato l’esame dei tre anni di Scuola Normale dopo i primi tre anni di ginnasio o di scuola tecnica. Solo conla Riforma Gentile(Regio decreto 1054 del 6 maggio 1923) nascerà l’Istituto Magistrale, composto da quattro anni di studi inferiori e da tre di studi superiori, cui si accede dopo i cinque anni obbligatori della scuola elementare.

Faà di Bruno vede una nuova possibilità di «far del bene» – formare buoni insegnanti perché i bambini siano istruiti in modo corretto e secondo i principi cristiani – e quindi nel 1869 chiede e ottiene l’autorizzazione ad aprire una scuola per maestre intitolata a Santa Teresa. Senza cercare locali diversi decide di aprire la scuola presso il Conservatorio del Suffragio in San Donato, che si sta gradatamente ampliando, e denomina le allieve maestre Classe di Santa Teresa. Accanto a queste istituisce quasi subitola Classedelle educande, che deve fornire un’istruzione di base per le giovani che a loro volta avrebbero dovuto educare ragazze, provenienti dalle campagne, ai lavori domestici.

L’obbligo dell’istruzione elementare è precisato in modo nuovo dal titolo V della legge Casati suddividendo il percorso in due gradi – ciascuno di due anni –: inferioreobbligatorio in ogni Comune o frazione con almeno cinquanta alunni; superiore, obbligatorio nei Comuni che hanno oltre quattromila abitanti di popolazione agglomerata. L’istruzione elementare di grado inferiore è gratuita e obbligatoria per tutti gli alunni, le scuole elementari sono gestite dai rispettivi Comuni. Le scuole elementari sono divise in urbaneclassificate (quelle istituite dove si superano i cinquecento abitanti), rurali, non classificate e obbligatorie (quelle stabilite in Comuni o frazioni con popolazione che non supera i cinquecento abitanti). Nel ciclo inferiore s’insegnano religione, lettura e scrittura, lingua italiana, aritmetica elementare e nozioni del sistema metrico. Nel secondo biennio s’insegnano regole della composizione, calligrafia, tenuta dei libri, geografia, fatti salienti della storia nazionale e cognizioni di scienze fisiche e naturali.

Subito il beato Faà di Bruno vorrebbe aprire anche una scuola elementare, almeno per il primo ciclo, e offre al Comune di Torino un terreno di sua proprietà, ma ne riceve un rifiuto. Dopo la legge Coppino (n. 3961 del 15 luglio 1877), che prolunga di un anno il primo grado rendendo quindi obbligatori per tutti i bambini tre anni di formazione – mentre per accedere al secondo grado, non più obbligatorio, è necessario un esame – sarà il Comune stesso ad aprire la Scuola Boncompagni accanto al Conservatorio di Santa Zita. Ma i suoi locali si riveleranno presto insufficienti per il Borgo, che continua a crescere demograficamente.

[La seconda parte verrà pubblicata giovedì 11 ottobre]