80 parole per raccontare Papa Bergoglio

Il nuovo libro di Rosario Carello

Roma, (Zenit.org) Luigi Mariano Guzzo | 288 hits

Raccontare Bergoglio in ventuno lettere di alfabeto. E’ la sfida che si propone Rosario Carello, autore e conduttore del programma “A Sua Immagine” su Rai Uno, nel libro “I racconti di Papa Francesco. Una biografia in 80 parole” (San Paolo, 2013). Ne esce fuori un mosaico di vicende inesplorate e di storie inedite che accompagnano per mano il lettore alla scoperta del carisma di “una delle più folgoranti personalità del secolo”. Così nell’introduzione al volume Carello definisce Papa Bergoglio, ed aggiunge: “penso che ricercare nuovi modi di racconto sia una necessità e che in particolare la personalità di Bergoglio sia così grande, così complessa, che possa essere compresa solo operando prima un’azione di scomposizione, per permettere poi a ciascuno di compiere personalmente un’opera di ricostruzione” (p. 8).

Il libro si caratterizza per uno stile di scrittura giornalistico, leggero, semplice; non è insomma –e non vuole certo esserlo- un volume per addetti ai lavori: destinatari sono quanti –credenti e non-, di diversa estrazione sociale e culturale, intendano conoscere più a fondo Papa Bergoglio, per comprendere anche molte delle novità che segnano un pontificato caratterizzato dalla umiltà e dalla sobrietà.

Si scopre, allora, che Bergoglio appena nominato arcivescovo di Buenos Aires, si fece rattoppare le talari del suo predecessore, il cardinale Antonio Quarracino, piuttosto che comprarne delle nuove. Oppure che, sempre arrivato Buenos Aires, scelse per dimora una piccola stanzetta in curia, invece della residenza arcivescovile di Olivos, a due passi dalla casa del Presidente della Repubblica argentino: “ha scelto di stare in curia –commenta Carello-, a due passi dalla Plaza de Mayo, il cuore di Buenos Aires, dove tutta la città corre, scorre, fatica ed è bene che sappia che il suo vescovo è lì, con lei” (p. 13).

E che il pontificato di Bergoglio sia orientato alla promozione di una più attenta ed efficace  “pastorale” nelle comunità parrocchiale e diocesane, è evidente. Tanto è vero che Papa Francesco condanna il “commercio del culto”, ovvero quella pratica che Carello identifica nel “listino prezzi” di molte parrocchie: “l’offerta in Chiesa –afferma il giornalista-, è insomma un partecipare, non un accampare diritti come in un negozio di elettrodomestici” (p. 104).

In Bergoglio c’è una continua tensione verso la coerenza tra Vangelo e vita di tutti i giorni; è il motivo per cui egli da arcivescovo di Buenos Aires non amava dare personalmente la comunione. Le ragioni le spiegalo lo stesso Bergoglio in un dialogo con il rabbino Skorka: “tra i parrocchiani ci sono persone che hanno ucciso non solo intellettualmente o fisicamente, ma indirettamente, pagando stipendi ingiusti. Magari fanno parte di organizzazioni di beneficenza, ma non pagano i dipendenti o lo fanno in nero. E’ ipocrisia, è schizofrenia. Per questo in alcune occasioni non do la comunione, perché non voglio che si avvicinano a me per la foto” (p. 105).

Significativo è poi il racconto di un dialogo durante una confessione, nel quale si coglie appieno il significato di quella “Chiesa dei poveri” che sogna Francesco, che significa stare appieno dalla parte degli ultimi e degli emarginati: “Alfonso s’inginocchia nel confessionale. Saluta il sacerdote, ma non lo riconosce. Inizia la confessione. Bergoglio lo ascolta e alla fine gli domanda: ‘Tu fai l’elemosina?’. Alfonso risponde di sì, ma Bergoglio continua: ‘E la mano del povero, la tocchi?’. Alfonso non capisce. ‘Quando fai l’elemosina, tocchi la mano del povero o lanci la moneta dall’alto?”. “No, non è proprio esatto che lancio la moneta –Alfoso è imbarazzato- però… ecco… no, non tocco, sto attento a evitarlo’. ‘E lo guardi in facci?’. ‘No’. Padre Bergoglio resta in silenzio. Non ha altro da dire e Alfonso ha capito. No, non c’era cattiveria nei suoi gesti, solo leggerezza. Ma all’improvviso quegli atteggiamenti superficiali gli sono parsi tristi e gravi” (pp. 105-106).

Rosario Carello scava ancora più a fondo, nella vita privata di Bergoglio, dalla fidanzata degli anni giovanili al rapporto con i genitori, dalla storia della vocazione –una chiamata improvvisa, per davvero- alla complicità con i nonni e gli zii …

Francesco è il papa della tenerezza, degli abbracci, dei baci, delle attenzioni e delle premure. I suoi gesti sono già magistero vivente. Carello racconta questo magistero impastato di esistenza evangelica. Il libro risulta così pure un agile strumento per leggere con maggiore consapevolezza la prima esortazione apostolica di Bergoglio, l’Evangelii gaudium, nelle sue colonne portanti, e cioè la gioia del discepolato cristiano, l’impegno missionario della comunità ecclesiale e le sue motivazioni spirituali, le tentazioni degli operatori pastorali, la Chiesa intesa come Popolo di Dio, l’inclusione sociale dei poveri, la pace e il dialogo sociale.

La bella parabola di Papa Francesco rappresenta una fantasia dello Spirito. E si innesta, ovviamente, nel grande gesto di rinuncia di Papa Ratzinger. Rosario Carello –uno “di quelli che al Papa vogliono bene anche quando non è stato eletto, perché sanno che nella mente di Dio c’è già” (p. 8)-  non si dimentica di Benedetto XVI ed in un post-scriptum tiene a precisare: “se mai questo libro dovesse arrivare nelle mani di qualcuno che può consegnarlo nelle mani di Benedetto XVI, vorrei che il Papa Emerito sapesse che non l’abbiamo dimenticato. E che con gratitudine, niente affatto diminuita, continuiamo a volergli bene e a considerarlo un Padre della Chiesa in mezzo a noi” (p. 9).

Rosario Carello, “I racconti di Papa Francesco. Una biografia in 80 parole”, San Paolo, 2013, pp. 134