A 50 anni dalla fondazione della Comunità europea, la COMECE prova a rilanciare la UE

Parla Giorgio Salina, Presidente dell’Association pour la Fondation Europa

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ROMA, domenica, 11 febrraio 2007 (ZENIT.org).- Dal 23 al 25 marzo prossimi, in occasione del cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma che hanno segnato l’avvio della Costruzione europea, la COMECE (Commissione degli episcopati della Comunità europea) ha organizzato a Roma un Convegno a carattere continentale.



Riflettendo su questo avvenimento e sul cammino percorso dalla Unione Europea in questi ultimi anni, Giorgio Salina, Presidente dell’Association pour la Fondation Europa (http://www.afeuropa.org/index.php) ha detto a ZENIT che “l’aria che tira in Europa, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non è certo delle migliori per il futuro dell’Unione”.

“Ed è così dalla doccia fredda del ‘no’ alla ratifica del trattato costituzionale da parte di Francia a Olanda”, ha spiegato.

“Il rischio – ha continuato Salina – è che occorrendo l’unanimità dei 27 Paesi attualmente membri per concordare nuovi assetti, l’Unione si riduca ad un’area di libero scambio con velleità di improbabile politica estera e commerciale unitaria sullo scacchiere internazionale”.

In merito al Convegno organizzato dalla COMECE, Salina ha sostenuto che “si tratta di una grande occasione perché i Cristiani lancino un messaggio alto, forte e chiaro alle donne e agli uomini europei di buona volontà per la ripresa con rinnovato vigore del processo comunitario”.

Secondo il Presidente dell’Associazione Fondazione Europa “condizione preliminare è il ritorno allo spirito, agli ideali ed alle speranze dei Padri fondatori, tre uomini che più circostanze hanno accomunato in un grande destino: tutti e tre, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman, segnati dall’immane tragedia di una guerra fratricida che ha insanguinato l’Europa, con abissi di orrore e scelleratezza”.

“Tutti e tre – ha aggiunto – con un grande desiderio di pace e di fratellanza che si concretizzasse in una collaborazione economica, sociale e politica; tre cristiani cattolici con una grande e chiara coscienza del bene comune al quale sacrificare egoismi nazionalistici, ma anche statisti dotati di grande e lungimirante realismo politico”.

Secondo Salina, due condizioni preliminari per tornare a quello spirito e a quegli ideali sono la laicità e la sussidiarietà.

“Una laicità però che passi da posizioni di rifiuto a posizioni di neutralità – ha continuato il Presidente dell’Associazione – perché le Istituzioni pubbliche usufruiscano della collaborazione democratica delle Chiese e delle realtà confessionali, delle associazioni culturali e filosofiche, di tutte le posizioni culturali e quindi anche del cristianesimo che ha concorso in larga misura a fare dell’Europa ciò che è oggi: senza questa tradizione e questa storia si ha un’Europa senz’anima che non riconosce se stessa. Non c’è futuro senza la consapevolezza di ciò che si è”.

In merito alla sussidiarietà, Salina ha spiegato invece che “non deve essere solamente ‘verticale’ tra Istituzioni comunitarie, singoli Stati e poteri locali, ma anche ‘orizzontale’ tra potere politico ai diversi livelli e società nelle sue diverse articolazioni”.

Un altro punto centrale per questo rilancio dell’Europa è, secondo Salina, “la libertà religiosa come esito di una laicità rettamente intesa e della sussidiarietà concretamente attuata”.

Il Presidente della Association pour la Fondation Europasi è detto convinto che la libertà religiosa avrà sicure ricadute positive per la democrazia: “Il rispetto della libertà religiosa dei singoli e delle loro libere aggregazioni è infatti indice e garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, coinvolgendo libertà di pensiero, di espressione, di aggregazione, di educazione, e molte altre ancora”.

Inoltre “la libertà religiosa garantisce la corretta applicazione a tutte le posizioni culturali di un fondamentale principio democratico: ‘Contrasterò ciò che dici, ma mi batterò perché tu lo possa dire’”, ha quindi spiegato a ZENIT.

Infine, “la libertà religiosa favorisce il costruttivo apporto degli uomini religiosi per la realizzazione compiuta di una moderna democrazia di tutti al servizio di tutti, recuperando principi etici e senso di corresponsabilità”.

“Tutto ciò – ha aggiunto Salina – non è la difesa di posizioni di parte per quanto diffuse, bensì la determinazione delle condizioni che possono certamente meglio riprendere con consapevolezza e realismo la prospettiva storica della riunificazione del Continente, avendo concordato nuove regole comuni di collaborazione più efficaci e più solidali all’interno, e capaci di consentire all’Unione di parlare ad una voce più unitaria in politica estera e commerciale”.

“Si tratta di condizioni che possono favorire la ripresa dell’Europa, con il coraggioso slancio ideale degli inizi, di un ruolo internazionale a favore della pace, che soprattutto i Paesi del sud del mondo chiedono ed attendono”, ha affermato.

“Tutto ciò – ha sottolineato Salina – non è un cammino facile, è certo disseminato di difficoltà, ma proprio per questo è necessario recuperare le ragioni che hanno motivato la necessità, che hanno costatato la mancanza di alternative, del cammino incominciato cinquanta anni fa”.

Il Presidente della Association pour la Fondation Europa ha inoltre affermato che “è necessario ripristinare condizioni di collaborazione per individuare la strada comune, sia pure nel confronto franco e serrato tra culture diverse”.

“Se all’inizio non si fossero stabilite queste condizioni, non ci si sarebbe neppure messi in cammino, perché difficoltà ed incognite c’erano anche allora, e forse maggiori”, ha infine concluso.