A cosa serve la filosofia?

La filosofia è utile non soltanto per la crescita intellettuale della persona, ma anche per capire le idee che condizionano intere generazioni

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di Maurizio Moscone

ROMA, sabato, 15 settembre 2012 (ZENIT.org).- A cosa serve la filosofia?

Alcuni potrebbero obiettare che questa domanda è senza senso, perché la filosofia è una riflessione razionale su tutto ciò che è. Essa come filosofia metafisica è “scienza dell’ente in quanto ente”(1), come sentenziava Aristotele, quindi pura speculazione e “gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è [quindi] evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica” (2).

Alcuni però sostengono la sua utilità, ad esempio gli imprenditori, i quali, avendo a che fare con le richieste del mercato e obbedendo alla logica del profitto, dovrebbero essere i meno interessati per tutto ciò che concerne la filosofia e le sue possibili applicazioni.

Il luogo comune, secondo il quale l’industria richieda personale con abilità specifiche immediatamente spendibili nell’attività lavorativa, è stato smentito da un rapporto dell’O.C.S.E. del 1996, che sintetizza i risultati di una ricerca finalizzata a rilevare le richieste che il mondo dell’impresa rivolge alla scuola.

Secondo il rapporto “gli alti dirigenti delle imprese […] ben lungi dal cercare specialisti provenienti da una formazione professionale, o dal vedere le scuole concentrarsi su un nucleo limitato di competenze di base, hanno sostenuto la necessità di un’istruzione liberale”(3) di carattere umanistico-filosofico, capace di formare dei giovani in grado di inserirsi in un mercato del lavoro esigente, che richiede figure professionali molto razionali e creative per adattare le competenze personali alle sempre nuove richieste della società e per poter cambiare più volte le attività lavorative nel corso della vita.

Howard Gardner sostiene in proposito che “per soddisfare le attese dei datori di lavoro, un individuo deve […] essere flessibile e capace di affrontare le difficoltà e di identificare i problemi; soprattutto deve essere in grado di cambiare, non episodicamente, ruolo e persino lavoro nel caso in cui quello che svolge finisca per non avere mercato”(4).

I giovani vivranno in un ambiente sempre più globalizzato, in cui i sistemi economici delle diverse nazioni del mondo sono intercomunicanti e interdipendenti. Infatti, scrive il pedagogista americano, “un tempo l’attività economica si svolgeva per lo più in ambito locale, ma l’epoca dei sistemi economici isolati è finita. La nuova realtà è costituita da aziende multinazionali, associazioni e percorsi commerciali regionali, investimenti e finanziamenti internazionali”(5).

La globalizzazione è un fenomeno non soltanto economico, ma anche culturale. I nuovi mezzi di comunicazione sociale tecnologici e informatici, che affiancano i media tradizionali (come il libro e il giornale), “mettono in rete” tra di loro gli abitanti dell’intero globo terrestre e consentono la circolazione delle idee e con esse il dialogo interculturale.

Una commissione dell’Unione Europea presieduta da Edith Cresson ha presentato pubblicamente nel 1995 un Libro Bianco (6), intitolatoInsegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva.

Secondo la Commissione Cresson la società del futuro sarà sempre più una “società conoscitiva” (7), dominata dai media informatici e le giovani generazioni devono essere tutelate nei confronti di messaggi che possono offendere la loro dignità.

E’ scritto nel Libro Bianco: “Le autostrade dell’informazione alle quali i giovani e perfino i bambini avranno sempre più facilmente accesso rischiano di essere sommerse da messaggi che offendono la dignità umana, ponendo così in modo perspicuo il problema della tutela dei giovani” (8).

Nella società conoscitiva, sempre più informatizzata, deve essere promossa e incentivata la “cultura filosofica” (9) per il valore educativo che essa assume “nei confronti di quegli ‘educatori selvaggi’ che sono i grandi media e che saranno tra breve le grandi reti informatiche” (10).

La cultura umanistico-filosofica, secondo la Commissione Cresson, “favorisce il discernimento, sviluppa il senso critico dell’individuo, anche contro il pensiero dominante, e può proteggerlo contro le manipolazioni permettendogli di decodificare l’informazione ricevuta” (11).

Lo studio della filosofia è quindi utile perché favorisce la formazione razionale della persona, consentendo lo sviluppo sia di abilità di problem solving, necessarie nel campo lavorativo e professionale, sia del pensiero critico, capace di analizzare la realtà in modo personale e autonomo.

La conoscenza della filosofia è utile non soltanto per la crescita intellettuale della persona, ma anche per la presa di coscienza delle idee che condizionano il modo di pensare di intere generazioni.

Come mai oggi è diffusa una mentalità relativista, secondo la quale non esiste il bene e il male in sé, il giusto e l’ingiusto in sé ecc.? Perché, conseguentemente, tutto è relativo all’interpretazione del soggetto e il dialogo interpersonale diventa la più alta forma di conoscenza, consentendo di confrontare i diversi punti di vista, con un accrescimento continuo di nuove idee sempre provvisorie e fallibili essendo la verità assoluta inconoscibile?

Perché fino a un passato recente non si pensava così, ma si confrontavano, a volte con veemenza, atei e credenti, materialisti e spiritualisti, realisti e idealisti, a motivo delle tesi contrapposte che sostenevano riguardo alla vera realtà delle cose?

Popper affermava che non esiste nulla di più concreto delle idee, perché, una volta che un’idea entra nel pensiero di una persona, essa può passare dalla teoria alla prassi. Se ad esempio un individuo pensa che non c’è alcuna differenza qualitativa tra gli esseri umani e gli animali, e che hanno gli stessi diritti gli uni e gli altri, tratterà nello stesso modo un bambino e un cucciolo di animale.

Le idee condizionano il modo di pensare e di vivere di intere epoche storiche e possono avere effetti distruttivi come le idee comuniste e naziste che si sono propagate nel XX secolo e sono state originate da filosofi come Hegel, Marx e Nietzsche (12), o avere effetti benefici, come le idee diffuse da Gesù Cristo e dai suoi discepoli. Queste idee hanno plasmato la civiltà occidentale, tramite l’evangelizzazione dell’Europa.L'Europa, se vuole sopravvivere come entità culturale oltre che geografica e avere una speranza nel proprio futuro, deve riscoprire e rivitalizzare le proprie radici cristiane, perché “il Cristianesimo – scrive Kant - è l'anima dell'Europa, non perché non si sia mescolato con altre culture, ma perché le ha portate ad unità, le ha articolate, fuse, composte in un quadro che ha fatto della terra in cui sbarcarono Pietro e Paolo il continente cristiano” (13).

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NOTE

1) La metafisica ha per oggetto “l’ente in quanto ente e le qualità che lo accompagnano necessariamente” (Aristotele,Metafisica, IV 1, 1003 a 32).

2) Ibidem, VI 1, 1025 b 20.

3) CERI – OCSE, Apprendere a tutte le età. Le politiche educative e formative per il XXI secolo, Armando, Roma 1997, p. 109.

4) H. Gardner, Sapere per comprendere. Discipline di studio e disciplina della mente, Feltinelli, Milano 1999, p. 41.

5) Ibidem, p. 46.

6) La Commissione dell’Unione Europea pubblica “libri bianchi”, nei quali sono contenute proposte relative ad interventi politici in campi specifici e “libri verdi”, nei quali vengono presentati testi finalizzati a suscitare riflessioni e consultazioni, nei paesi europei, su temi particolari

7) Commissione delle Comunità Europee, Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro Bianco su Istruzione e Formazione, Bruxelles 29\11\1995, p.6.

8) Ibidem, p.12.

9) Ibidem, p.14.

10) Ibidem.

11) Ibidem.

12) Riguardo a questo teme cfr. in particolare: K. R. Popper, La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti, vol. II, Armando, Roma 1974.

E. Nolte, La guerra civile spagnola 1917-1945. Nazionalsocialismo e bolscevismo, Presentazione di G. E. Rusconi, Sansoni Firenze 2004; Idem, Nietzsche e il nietzscheanesimo, Sansoni, Firenze 1991.

N. Cohn, I fanatici dell’Apocalisse, Comunità, Milano 1965.

13) E. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Bari 1966 p. 96.