A difesa dei cristiani, per la pace in Terrasanta

La Società Imperiale Ortodossa di Palestina, la più antica organizzazione civile russa fondata all'epoca degli Zar, è in prima fila nel sostegno ai cristiani perseguitati in Vicino Oriente e ha avuto di recente un incontro storico con il Papa

Roma, (Zenit.org) Dario Citati | 267 hits

La Società Imperiale Ortodossa di Palestina rappresenta la più antica organizzazione civile della storia russa. Nel 1882 il consigliere di Stato Vasilij Chitrovo, dieci anni dopo aver compiuto un toccante pellegrinaggio a Gerusalemme, fondò quest’associazione composta da laici cristiano-ortodossi allo scopo di sostenere i legami culturali e religiosi dell’Impero con gli ortodossi di Terrasanta. Lo Zar Alessandro III Romanov riconobbe con un decreto la Società Imperiale Ortodossa di Palestina, allora costituita e sostenuta finanziariamente soprattutto dai membri dell’aristocrazia russa. Il primo Presidente della Società fu il Granduca Sergej Aleksandrovič Romanov, Governatore generale di Mosca ucciso nel 1905 in un attentato terroristico. Dopo la sua morte, la vedova Elizaveta Fëdorovna (da nubile, principessa tedesca Elisabeth von Hessen-Darmstadt) prese i voti religiosi e si ritirò nel convento delle Sante Marta e Maria a Mosca che ella stessa aveva contribuito a fondare. Insieme ad altri esponenti della nobiltà russa, Elizaveta Fëdorovna investì molto denaro per sostenere le attività caritatevoli ed assistenziali della Russia in Terrasanta. Una missione filantropica che da subito si contraddistinse per la costruzione di chiese, ostelli e foresterie per i pellegrini, scuole e ospedali.

Dalla fondazione nel 1882 sino agli inizi del Novecento, nella sola Siria la Società Imperiale Ortodossa di Palestina riuscì a realizzare la costruzione di oltre ottanta edifici scolastici per gli Arabi cristiani, che vi ricevevano un’istruzione gratuita. Quest’attivismo incrociò presto i suoi destini anche con il Regno d’Italia. Il 12 maggio 1911, con il sostegno dello Zar Nicola II, venne costituito il «Comitato di Bari» sotto la guida del principe Platon Širinskij-Šichmatov, studioso di arte antico-russa nominato Vice-Presidente della Società Imperiale Ortodossa di Palestina, al fine di costruire un edificio di culto ortodosso ed una foresteria per ospitare i pellegrini russi. Il risultato fu la costruzione della chiesa di San Nicola di Bari (inaugurata già nel 1913, anche se ultimata solo dopo la fine della Prima guerra mondiale), uno dei più importanti centri di culto ortodossi in Italia, proprio in quel capoluogo pugliese che conserva le reliquie di uno dei santi la cui venerazione avvicina molto le devozioni cattolica e ortodossa.

Nel corso della sua lunga storia, la Società Imperiale Ortodossa di Palestina è stata in grado di attraversare la scristianizzazione iniziata con la Rivoluzione d’Ottobre e proseguita nei decenni di ateismo sovietico. L’attività dell’organizzazione, sia pur tra problemi e fasi molto difficili, è proseguita infatti in modo ininterrotto dalla fondazione sino ai giorni nostri. Sul piano giuridico, attualmente essa è una ONG riconosciuta a livello internazionale e ha una rappresentanza presso le Nazioni Unite. Guidata da Sergej Stepašin, già Ministro in diversi governi della Federazione Russa, la Società consta di un comitato di Membri Onorari che annovera numerose personalità di rilievo culturale e istituzionale ed è presieduto per statuto dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. La Società Imperiale Ortodossa di Palestina prosegue oggi le sue missioni di natura educativa e umanitaria in Vicino Oriente e in Nordafrica: presente soprattutto in Siria, in Egitto, nei territori palestinesi e in Israele, essa si occupa sempre del sostegno ai cristiani ortodossi, di organizzare pellegrinaggi dalla Russia alla Terrasanta, ma anche di promuovere la cooperazione umanitaria e culturale tra le diverse confessioni presenti nella regione.

In concomitanza con la riscoperta dei valori religiosi nella Federazione Russa, negli ultimi anni l’attività dell’organizzazione si è fortemente intensificata, radicando ulteriormente la propria presenza in Terrasanta e accrescendo le attività assistenziali e filantropiche. Nel dicembre del 2009, dopo una serie di lunghe trattative, lo Stato di Israele ha restituito alla Società Imperiale Ortodossa di Palestina la Missione di San Sergio, un palazzo nel centro di Gerusalemme che la Società stessa aveva edificato nel 1890. Nel 2010 è stata ultimata la costruzione di un parco-museo nella città di Gerico. Nel 2012, a Betlemme, è stato invece inaugurato un Centro Russo di Scienza e Cultura all’interno della sede locale della Società.

Un aspetto importante che caratterizza l’operato della Società Imperiale Ortodossa di Palestina è il buon rapporto con la comunità cattolica, in particolare con il Patriarcato Latino di Gerusalemme e con il Patriarcato di Antiochia dei Maroniti in Libano. Tra il 24 e il 27 febbraio 2014, inoltre, una delegazione ufficiale si è recata a Roma per un’udienza da Papa Francesco: si è trattato di un colloquio storico, la prima occasione in assoluto in cui un Pontefice incontrava la Società Imperiale. Il Presidente Sergej Stepašin ha affermato la piena sintonia con le posizioni del Papa sulla Siria, offrendo la totale collaborazione sia per iniziative di sostegno ai cristiani perseguitati sia per la difesa dei valori morali tradizionali dall’ondata di secolarismo che investe l’Europa. D’altronde, dall’inizio della guerra civile siriana nel 2011, la Società Imperiale Ortodossa di Palestina ha profuso la maggior parte delle proprie risorse nel soccorso ai profughi, nell’invio di medicinali e generi di prima necessità, nella cooperazione con le autorità religiose di tutta la regione (1).

La visita di Papa Francesco in Terrasanta il 25 maggio prossimo troverà dunque senz’altro nella rappresentanza locale della Società Imperiale Ortodossa di Palestina un sostenitore di prim’ordine. Negli ultimi giorni sono state diffuse nuove notizie di cristiani uccisi e crocifissi dai terroristi islamici per il rifiuto di apostatare il proprio credo. Le immagini hanno generato la commozione del Romano Pontefice: proprio un anno egli fa aveva canonizzato i martiri di Otranto che nel 1480 si rifiutarono anch'essi di abiurare davanti ai musulmani. L’effusione del sangue per la testimonianza della fede è da sempre il segno distintivo del martirio cristiano: da essa trae linfa lo sforzo per raggiungere quella pace autentica che non è appello retorico ad un passivo irenismo, ma si realizza nella fine della persecuzione e nella vittoria sugli oppressori, come accadde proprio nella città di Otranto in macerie riconquistata dagli eserciti cristiani nel 1481. Proprio oggi, nell’omelia mattutina, il Papa ha ricordato ancora una volta che il martirio è la più alta forma di professione di fede del cristiano: Sanguinis martyrum, semen christianorum, perché la vera testimonianza deve essere capace di «arrivare a dare la propria vita» (2).

NOTE:

1) Le attività della Società Imperiale Ortodossa di Palestina sono riportate nel sito ufficiale http://www.ippo.ru/.

2)http://it.radiovaticana.va/news/2014/05/06/il_papa:_la_chiesa_non_%C3%A8_una_universit%C3%A0_della_religione/it1-796759

Dario Citati è Direttore del Programma di ricerca «Eurasia» dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG)  [www.istituto-geopolitica.eu] e redattore della rivista Geopolitica [www.geopolitica-rivista.org].