A Grottammare, "Pellegrini nel cyberspazio"

Simone Incicco, caporedattore dell'"Ancora on line" spiega ragioni e obiettivi del primo meeting dei giornali cattolici stampati e online: promuovere la cultura dell'incontro e portarla alle periferie geografiche ed esistenziali del mondo

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 345 hits

Pellegrini nel Cyberspazio è il titolo il Primo Meeting dei giornali cattolici stampati e online che si svolgerà dal 12 al 14 giugno a Grottammare (AP).

Nella ridente cittadina marchigiana, sulle rive dell’Adriatico, direttori dei Settimanali diocesani, esperti di comunicazione on line, giornalisti e giovani aspiranti che già frequentano il web, si incontreranno per capire come diffondere la buona notizia nella rete.

Tra i relatori, i direttori di Avvenire, di Famiglia Cristiana e di ZENIT, il Presidente dei Settimanali Cattolici, i caporedattori del SIR (Servizio Informazione Religiosa) e del Sole 24 Ore, giornalisti di Riviera Oggi, La Voce del Popolo, Fano Diocesi Tv, Tempiweb.it, esperti della comunicazione sociale telvisiva e delle reti sociali come don Dino Cecconi, don Adriano Bianchi, Carlo Cammoranesi, Junno Arocho.

Ospite dell’incontro Alexey Komov, Presidente del Congresso Mondiale delle famiglie e Ambasciatore presso le nazioni Unite.

Tra i promotori dell’iniziativa Simone Incicco, caporedattore dell’Ancora on line, webmagazine della diocesi di san Benedetto del Tronto. ZENIT lo ha intervistato.  

Lei è il caporedattore di Ancoraonline: cosa è e come svolge il vostro lavoro di informazione?

L’Ancoraonline è il giornale on line della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. È nato il 31 Maggio 2012, giorno della Visitazione della Beata Vergine Maria e si affianca al settimanale stampato e diffuso in formato cartaceo. Il nostro motto fin dal primo giorno è stato “raccontare la foresta che cresce”, con l’intenzione di raccontare ai lettori il bene che spesso non fa notizia.

Come è nata l’idea di organizzare il meeting Pellegrini nel cyberspazio?

L’idea è nata mentre passeggiavamo per San Benedetto del Tronto insieme al direttore editoriale di ZENIT, Antonio Gaspari, al professor Nicola Rosetti, nostro collaboratore.

Camminando, parlavamo della rivoluzione comunicativa che papa Francesco sta portando avanti fin dall’inizio del suo pontificato e di come sia necessario far emergere le buone notizie, all’interno delle nostre testate.

Abbiamo notato, ragionando insieme, che molto spesso i mezzi di comunicazione non fanno rete tra di loro e che attraverso “l’incontro” tra noi e verso l’esterno avremmo potuto arricchire non solo le conoscenze, ma anche le esperienze di ognuno. Da lì abbiamo pensato di proporre e invitare come co-organizzatori anche la FISC, il SIR e l’Ordine dei giornalisti delle Marche.

Nella Chiesa e nell’ambito dei convegni nel mondo cattolico si parla spesso di quanto sia importante dare spazio ai giovani, responsabilizzarli, impegnarli, andare alle periferie. Qui ci sono tutti gli elementi o sbaglio?

Ho 28 anni e credo di rappresentare in piccola parte la categoria dei giovani impegnati nella comunicazione nel mondo cattolico.

Per quanto riguarda le periferie, non me ne voglia il mio Vescovo Carlo, ma credo che come diocesi noi siamo davvero una periferia, sia in senso geografico che riguardo alla grandezza. Raggiungiamo numeri di Diocesi più grandi solo durante il periodo estivo.

Molti si sono mostrati entusiasti del nostro progetto, altri si sono mostrati un po’ scettici e stanno a vedere cosa accadrà.

Credo che dovremmo affidarci al Signore e raccogliere con entusiasmo la sfida che papa Francesco ci ha lanciato e cioè muoverci verso le periferie geografiche e spirituali, andando incontro a tutti, cattolici delusi che non frequentano più, indifferenti, appartenenti ad altre religioni, non credenti, peccatori…

Con un atteggiamento spirituale di una fiamma che brucia e che vuole accendere cuori, facendo lievitare il vero e il buono ed il bello in ogni realtà. Per questo motivo, di fronte alle difficoltà, non ci siamo persi d’animo e non abbiamo lasciato morire l’entusiasmo. Anzi, questo ci ha spronato ancora di più a fare di più il bene e migliorare le nostre qualità.

E già per questo ringrazio la mia famiglia, il Vescovo, tutti i relatori, la mia città di Grottammare e gli sponsor per aver reso possibile questa tre giorni che ci apprestiamo a vivere.

Quali sono gli obiettivi che intendete raggiungere?

L’obiettivo è raccogliere la sfida lanciata da Papa Francesco e dai precedenti papi sul tema della comunicazione e di far crescer insieme le edizioni stampate in formato cartaceo e quello on line ragionando insieme sulle potenzialità e le opportunità di sviluppo di entrambi i formati.

Quali secondo lei le opportunità della comunicazione online?

Non c’è dubbio che abitare l’online offra molteplici opportunità. Il web è complementare e non sostitutivo dell’informazione cartacea, infatti permette di raggiungere in tempo reale i lettori e di interagire con loro.

Non comporta costi di stampa e di divulgazione, però, per essere ben realizzato, costa molta più fatica rispetto al giornalismo cartaceo, in quanto bisogna essere sempre presenti e pronti, a tutte le ore del giorno.

Potremmo dire, semplificando, che l’online è più adatto alle notizie istantanee, mentre il cartaceo si configura sempre più come un formato di approfondimento, anche degli articoli online.

L’online, inoltre, permette di connettere, attraverso l’informazione, i cristiani e le persone di tutto il mondo. Lei pensi che qui ci stiamo ancora chiedendo se sia un bene abitarlo o meno quando ci sono realtà che già da decenni lo utilizzano e che non aspettano certo una nostra decisione in merito per informare i lettori.

Nasce dal mondo cattolico, ma mi sembra di capire che il Meeting intende essere aperto con tutte le realtà di altre confessioni cristiane, di altre religioni e di non credenti, vero?

Nella logica dell’evangelizzazione dobbiamo mostrare a tutti la bellezza della nostra fede e del nostro lavoro. Questo può essere anche un modo per avvicinare chi non è credente o chi magari professa un'altra religione. Vorremmo essere strumento della cultura dell’incontro, proprio come ha fatto papa Francesco in Terra Santa.

Che cosa intendete quando parlate di “cultura dell’incontro”?

L’incontro fa sì che ognuno esca dai propri steccati, come sosteneva San Giovanni Paolo II, “fare bene il bene”, aprendoci all’altro e predisponendoci all’ascolto, chinandosi verso le realtà che potremmo pensare marginali o più lontane ma che sono ugualmente importanti, in quanto sono la frontiera dove deve avanzare la fede.

Gesù andava incontro ai lontani e cercava di portare la buona notizia a tutti, non solo ai suoi. Così dovremmo fare anche noi: usciamo dai nostri gusci e testimoniano la gioia e le ragioni dell’essere cristiani.