A Milano è brillata la bellezza della famiglia

Un commento all'udienza generale del Papa di mercoledì 6 giugno

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di Massimo Introvigne

CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 7 giugno 2012 (ZENIT.org).- All’udienza generale del 6 giugno 2012 Benedetto XVI è voluto tornare sul suo viaggio apostolico a Milano in occasione del Settimo Incontro Mondiale delle Famiglie. «Porto ancora negli occhi e nel cuore – ha detto il Pontefice – le immagini e le emozioni di questo indimenticabile e meraviglioso evento, che ha trasformato Milano in una città delle famiglie», un luogo da cui proclamare che «non c’è futuro dell’umanità senza la famiglia».

In questa che era la sua prima visita a Milano da Pontefice, Benedetto XVI è stato «accolto con grande calore» e ha potuto «sperimentare da vicino la fede della popolazione ambrosiana», ricevere «l’abbraccio caloroso della folla dei milanesi», incontrare «una distesa di famiglie in festa», «in un’atmosfera di festa e di calore autenticamente familiare». E domenica il Pontefice si è trovato di fronte a una « una immensa assemblea orante, che ha riempito completamente l’area dell’aeroporto di Bresso, diventata quasi una grande cattedrale a cielo aperto». Questi commenti del Santo Padre dopo i suoi viaggi non sono mai scontati. Ogni volta la stampa prevede nubi e problemi, e ogni volta i fedeli rispondono con grande partecipazione e affetto. E il Papa ha risposto, ha detto, rivolgendosi direttamente «al cuore dei fedeli ambrosiani, esortandoli a vivere la fede nella loro esperienza personale e comunitaria, privata e pubblica, così da favorire un autentico “ben-essere”, a partire dalla famiglia, che va riscoperta quale patrimonio principale dell’umanità».

Il Pontefice della bellezza e dell’arte non poteva non ricordare ancora una volta la visita al «tempio della musica», «uno dei luoghi più suggestivi e significativi della Città, il Teatro alla Scala dove sono state scritte pagine importanti della storia del Paese, sotto l’impulso di grandi valori spirituali e ideali». Qui è stata eseguita la Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven (1770-1827), un brano musicale non di per sé cristiano ma le cui note «hanno dato voce a quell’istanza di universalità e di fraternità, che la Chiesa ripropone instancabilmente, annunciando il Vangelo». Questo ideale di bellezza e di serenità contrasta con i drammi della storia, a partire dal terremoto. Ma di fronte alle tragedie viene in aiuto precisamente la famiglia: «è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia creata per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli altri; ed è in famiglia che si inizia ad accendere nel cuore la luce della pace perché illumini questo nostro mondo».

Dell’incontro con i sacerdoti e i religiosi il Papa ha soprattutto sottolineato come abbia voluto ribadire il permanente «valore del celibato e della verginità consacrata, tanto cara al grande sant’Ambrogio [ca. 340-397]. Celibato e verginità nella Chiesa sono un segno luminoso dell’amore per Dio e per i fratelli, che parte da un rapporto sempre più intimo con Cristo nella preghiera e si esprime nel dono totale di se stessi». Mentre ai cresimandi il Pontefice ha «rivolto l’appello a dire un “sì” libero e consapevole al Vangelo di Gesù, accogliendo i doni dello Spirito Santo».

Interessante anche, tra i tanti spunti del ricco discorso alle autorità civili e politiche, la scelta di uno che il Papa ha voluto ricordare nell’udienza: «l’importanza che la legislazione e l’opera delle istituzioni statali siano a servizio e a tutela della persona nei suoi molteplici aspetti, a cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione, e dal riconoscimento dell’identità propria della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».

Anche del dialogo con le famiglie di sabato 2 giugno, dopo avere proposto un elenco di temi – «la crisi economica, la difficoltà di conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, il diffondersi di separazioni e divorzi, come anche interrogativi esistenziali che toccano adulti, giovani e bambini» –, il Pontefice ne ha scelto uno in particolare per uno speciale ricordo nell’udienza: la «difesa del tempo della famiglia, minacciato da una sorta di “prepotenza” degli impegni lavorativi: la domenica è il giorno del Signore e dell’uomo, un giorno in cui tutti devono poter essere liberi, liberi per la famiglia e liberi per Dio. Difendendo la domenica, difendiamo la libertà dell’uomo!».

Dalla Messa di domenica 3 giugno il Papa ha tratto lo spinto che «l’amore è l’unica forza che può trasformare il mondo», tanto in famiglia quanto nella Chiesa. Inoltre, dalla sua omelia Benedetto XVI ha voluto sottolineare «l’importanza della “triade” famiglia, lavoro e festa. Sono tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio per costruire società dal volto umano».

È stato un grande pellegrinaggio per la bellezza, che si è concluso «testimoniando la bellezza della famiglia, speranza per l’umanità»: «un’eloquente “epifania” della famiglia, che si è mostrata nella varietà delle sue espressioni, ma anche nell’unicità della sua identità sostanziale, quella di una comunione d’amore, fondata sul matrimonio e chiamata ad essere santuario della vita, piccola Chiesa, cellula della società». Da Milano così «è stato lanciato a tutto il mondo un messaggio di speranza, sostanziato di esperienze vissute: è possibile e gioioso, anche se impegnativo, vivere l’amore fedele, “per sempre”, aperto alla vita; è possibile partecipare come famiglie alla missione della Chiesa ed alla costruzione della società». Con la Madonna, «Regina della famiglia», con la Chiesa e con il Papa.