"A occhi aperti, nuovi e stupiti"

Lectio Divina di monsignor Francesco Follo per la 1a domenica dell'Avvento

Parigi, (Zenit.org) Mons. Francesco Follo | 354 hits

Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente riflessione sulle letture liturgiche per la prima domenica dell’Avvento 2013. 

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LECTIO DIVINA 

A occhi aperti, nuovi e stupiti

Rito Romano

1ª Domenica di Avvento1 -  Anno A – 1 dicembre 2013

Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14; Mt 24, 37-44

Da ottusi a tesi

Rito Ambrosiano

3ª Domenica di Avvento

Is 35,1-10; Sal 84; Rm 11,25-36; Mt 11,2-15

Le profezie adempiute

1) Vigilanza e discernimento.

Nel Cantico di Frate Sole e Sorella Luna2 (che è proposto fra i vari Inni della Liturgia delle Ore dell’Avvento), San Francesco d’Assisi esprime poeticamente la sua contemplazione del mondo e innalza la sua lode di Dio chiamandoLo : “Altissimo, Buono, Signore, Sapienza e Amore”. Ma nel libro dell’Apocalisse c’è un nome che Dio si dà e che risponde più precisamente a quello che è l'Avvento: Dio è “Colui che è, che era e che viene”.

È molto importante meditare sull'aspetto del Dio "che viene" in quanto Lui si è comunicato all'uomo e continua a comunicarsi a noi con amore costante. Noi aspettiamo l’avvento del Signore, e forse crediamo che questo avvenga solamente nel momento della nostra morte, oppure alla fine del mondo. Invece dobbiamo sapere che Dio non ha tempi successivi: Egli viene sempre, oggi, domani e per sempre nell'eternità. Per questo motivo la nostra anima deve vivere la continua sorpresa dell'incontro col Signore.

La prima cosa che s'impone a noi dunque è una viva attenzione, una costante attesa del Signore, una perseverante tensione a Lui, che è la Verità amorosa della nostra vita.

E' per questo che la liturgia “romana” di oggi ci invita alla vigilanza, proponendoci il brano del Vangelo di San Matteo in cui ci è ricordato che l’incontro con Cristo non può essere programmato da noi: deve essere atteso, lasciando che nella nostra vita ci sia uno spazio anche per la sua presenza.

La vigilanza cristiana, con occhi aperti e capaci di stupore, permette di leggere in profondità i fatti per scoprirvi mediante il discernimento la “venuta” del Signore.

Vigilare non è tanto un rientrare in se stessi, quanto un uscire da sé per andare incontro a Dio che viene e che si dona, oserei dire che si abbandona al noi.

La parola “vigilanza” non indica direttamente qualcosa da fare, ma un modo di vivere e di guardare. Non si sa quando il padrone tornerà e perciò non si può programmare né l'imminenza del ritorno né il ritardo, è quindi da insensati fare come invece ha fatto il maggiordomo infedele della parabola di oggi il quale - contando sul ritardo della venuta del Signore - cominciò a “percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi” (Mt 24,49). In questo racconto l'assenza di vigilanza è indicata con due caratteristiche: una vita dissoluta, en viveur, e il far da padrone sugli altri uomini. Se siamo sazi di cose materiali chiudiamo gli occhi in una sonnolenza, che fa perdere l’appuntamento con Dio. Se dominiamo sugli altri, diventiamo schiavi del potere e anche se gli occhi sono aperti, il cuore è chiuso. Se invece siamo sobri e vegliamo, gli occhi sono aperti, pieni di stupore e nuovi e, quindi capaci di vedere Cristo, nostra gioia che viene ad abitare nel nostro cuore.

La gioia dell’Avvento è la gioia dell’attesa dell’incontro d’amore con l’Amore, che ci ha fasciati del suo calore ancor prima che nascessimo e ci ha portati alla luce, tramite nostra mamma.

Noi non siamo come quelli che sono senza speranza e lasciano sfumare il tempo nella sera di un sabato pieno di nostalgia perché non conosce domenica. Il cristiano sa che la Domenica eterna è alle porte. Il cristiano ne ha il gioioso presagio nella certezza, che scaturisce dalla partecipazione alla vita soprannaturale mediante i sacramenti e nella vita di comunione nella Chiesa.

Siamo nella gioia, perché siamo certi che l’Amato viene all’appuntamento, anzi ci precede. L’attesa di Cristo non è come l’attesa incerta dell’amante umano. Nell’amore terreno c’è l’inquietudine dell’attesa, perché non raramente c’è l’angoscia che l’amato non arrivi, c’è l’inquietudine che l’amato non ami più, che si sia voltato altrove, attirato da qualcun altro.

L’attesa cristiana è l’attesa piena di speranza sicura che l’Amato ci ama sempre e con pienezza di amore.

2) Vedere, camminare, illuminare.

Si attende il Signore perseverando e testimoniando, non fantasticando sulla vicinanza della fine del mondo. In questo ci sono di esempio le Vergini consacrate.

Bisogna vigilare, dice Gesù. Può accadere di dormire per le cose di Dio; anche le Vergini della parabola dormivano tutte e per questo la nostra vita cristiana è così povera, così misera. Allora, anche se Dio viene, non ce ne accorgiamo. Una delle cose più gravi della vita spirituale è precisamente questa: dormire. L'anima deve mantenersi desta, attenta, vigilante nella preghiera per riconoscere che Cristo viene tra noi. Se apriamo gli occhi, purificati dal peccato che ci rende ottusi, possiamo riconoscere il volto buono e amoroso del Destino, anche se è ancora buio.

La parola chiave di tutto l’Avvento è la “vigilanza” che è, secondo me, l’atteggiamento fondamentale delle persone consacrate. Chi si addormenta nell’attesa, è chiuso in se stesso, non percepisce la realtà fuori di sé, e anche nei suoi sogni non è in grado di percepire la realtà, ma solo ombre riflesse della sua mente. Ma, se al grido “lo Sposo viene”, si sveglia e percepisce la realtà stessa che lo circonda. Si apre ad essa, lascia il bordo della via, dove si era assopito e si mette sulla Via. E in ciò le vergini consacrate ci sono di esempio.

Oggi siamo convinti di essere molto “svegli”, più di coloro che nei secoli ci hanno preceduto perché conosciamo meglio il mondo: il nostro occhio va fino alle distanze più lontane, distanze immense sia spaziali, sia temporali. E nello stesso tempo siamo capaci di entrare anche all’interno della materia, fino alle ultime particelle che la compongono. L’orizzonte si è allargato enormemente, come anche le nostre possibilità di agire in questo mondo. E nonostante ciò dobbiamo dire che questo nostro mondo, in un senso più profondo, dorme. È chiuso in sé, perché vede soltanto quanto può fare e avere, e si ferma alla facciata esteriore della realtà, alle cose materiali che possiamo prendere in mano.

La consacrazione verginale, soprattutto, ma già anche quella battesimale rende capaci di vedere la trasparenza della luce divina nella materia creata, in noi stessi.

Per mezzo dell’Avvento la Chiesa ci fa ascoltare la parola del Signore, che ci dice di risvegliarci, di uscire da questo carcere del materiale, dell’effimero, di aprire gli occhi del nostro cuore e cominciare a vedere la realtà più grande, il senso di Dio nel mondo, la presenza di Dio nel Signore Gesù Cristo, nella sua Parola e nei suoi sacramenti.



La conseguenza di questo invito è di andare avanti sulla Via che è Cristo, aprendo gli occhi del cuore e aiutando i nostri amici e nemici, i nostri contemporanei perché possano ricominciare a vedere la vera profondità e la vera grandezza della realtà.

Vedere è anche mettersi in cammino e così logicamente dalla parola vigilanza viene fuori l’altra, propria del cammino d’Avvento: “andare incontro al Signore”, come hanno fatto le Vergini della parabola.

La fede non è l’adesione ad un mucchio di idee, ma un’avventura della vita, un cammino, un mettersi in moto verso il Signore e il cammino esteriore dovrebbe essere nello stesso tempo e soprattutto un cammino interiore, un uscire da noi stessi per andare incontro a Dio, alla vera realtà, all’amore e al prossimo.



Ed ecco una terza azione da compiere nell’Avvento: illuminare. La Parola di Dio, chiamato Luce, ci invita ad accendere le lampade del nostro essere per arrivare al Signore. Cosa significa questo?

 Se guardiamo alla storia della Chiesa, a quella dei santi, vediamo queste numerosissime persone sante sono “lampade” accese che illuminano il mondo, e vediamo che esse non solo illuminano questo tempo, ma saranno decorazioni e luce nella festa eterna dell’amore di Dio.

Le vergini consacrate sono veramente lampade accese che illuminano, ci fanno vedere che c’è luce, che l’uomo non è una creatura fallita, ma può essere simile a Dio, conformandosi nella strada dell’amore perché Dio è Amore. E noi siamo simili a Dio nella misura in cui percorriamo la strada dell’amore.
 Preghiamo il Signore Gesù che ci illumini, che ci permetta di ascoltare e di realizzare la sua Parola. Così saremo sempre più consapevoli di essere suoi figli e figlie e faremo le sue opere, che sono opere di sapienza e carità divina.

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NOTE

1 Avvento significa "venuta, arrivo" ed è chiaro di chi aspettiamo l'arrivo, la venuta: del Signore Gesù.

Come ho già accennato (riflessioni domenicali del 17 novembre 2013), dal punto di vista della liturgia nel rito romano oggi comincia l’avvento, che nel rito ambrosiano è iniziato due domeniche fa. Ma non va dimenticato che tutta la vita del cristiano va vissuta nella dimensione dell’attesa e della speranza che il periodo liturgico dell’avvento “pedagogicamente” ci fa vivere. Tempo di concepimento di Dio che viene ogni giorno. Il tempo dell'Avvento svela, dunque, la nostra vocazione di pellegrini e di amici del Signore, chiamati a una comunione d'amore con Lui che deve realizzarsi ancora in pienezza.

2Il cantico di Frate Sole e Sorella Luna” conosciuto anche come “il Cantico delle Creature” è la prima poesia scritta in italiano. Il suo autore è San Francesco d’Assisi che l’ha composta nel 1226.
La poesia è una lode a Dio, alla vita e alla natura che è contemplata in tutta la sua bellezza.