A piedi scalzi

Come un bambino scalzo non ha che la mamma, il carmelitano "scalzo" non ha altra scelta che Dio, la più grande libertà che ogni uomo possa godere

Roma, (Zenit.org) Andrea Panont, O.C.D. | 215 hits

Da bambini eravamo sempre scalzi. Forse perché “poveri”, forse perché abitavamo in aperta campagna, ove era agevole correre per i prati, giocare nel cortile sterrato di casa, camminare sul pavimento di mattoni o andare in paese su viottoli di terra battuta attraverso i campi. Soltanto per entrare in chiesa o a scuola, sulla porta indossavamo i sandali. Forma di rispetto?

La mia entrata in seminario a 10 anni segnò la data non solo del mio primo paio di pantaloni lunghi, ma anche il momento in cui infilai per la prima volta un paio di scarpe; ne ero particolarmente fiero anche perché – ricordo – erano lucide e, scricchiolando, si facevano notare.

Ero lontano dal pensare che Dio mi avrebbe chiamato a far parte dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi.

Qua e là, a Venezia come anche qui a Verona, sono chiamati semplicemente Scalzi.

Quante volte mi è stato chiesto: perché “Scalzi”? I  motivi sono tanti e anche validi. Ma ce n’è uno che particolarmente mi piace: il bambino è praticamente sempre scalzo perché non cammina, né mai gli è chiesto di farlo con le sue gambe, né ha problemi dove mettere i suoi piedini, né ha località particolari da raggiungere.

Non ha scampo, né ha altra scelta: è libero di stare in braccio. La sua mamma è il suo stare, la sua mamma è il suo andare. Perché “bambino” non ha che la mamma.

Anch’io, perché “Scalzo”, non ho altra scelta che Dio. Meglio di così non posso stare o andare. È la più grande libertà che, con me, ogni uomo possa godere.

Ciao da p. Andrea

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