A quanto una campagna per la difesa dei bambini non ancora nati?

Riflessioni sull'ultimo rapporto del ministro della Salute sull'applicazione della legge 194/78

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di Andrea Mazzi

ROMA, lunedì, 12 novembre 2012 (ZENIT.org) - Anche quest’anno il ministro della Salute ha presentato al Parlamento i dati sugli aborti in Italia. E anche quest’anno la prima cosa che ha evidenziato è stato il calo numerico: “I dati evidenziano che nel nostro Paese prosegue la tendenza alla diminuzione del numero di IVG e quindi del tasso di abortività”. I toni sono quasi trionfalistici: i tassi di abortività sono tra i più bassi al mondo, l’aborto è sempre l’ultima scelta, gli aborti ripetuti non crescono...

Certo, non possiamo che essere contenti se le interruzioni volontarie di gravidanza in Italia hanno ricominciato a calare, dopo 15 anni in cui erano rimasti stabili.

Il fatto poi che calino in un momento di crisi economica (a differenza di quanto avviene ad esempio nel Regno Unito) indica che i problemi prevalenti per cui le donne italiane chiedono di abortire non sono di tipo economico. Anche per esperienza ritengo che la donna arrivi ad interrompere la gravidanza per la poca accoglienza e comprensione, per tutti gli ostacoli posti dalla società alla donna incinta e perché pochi riconoscono l’embrione come un bambino in carne ed ossa, uno di noi in tutto e per tutto.

Anche se in realtà la diffusione della pillola del giorno dopo, il continuo uso delle spirali, le crescenti segnalazioni di aborti clandestini ci fanno preoccupare sulla consistenza effettiva di questo calo.

Ma il punto è un altro. Stupisce che nelle relazioni annuali nessun ministro abbia mai evidenziato la gravità dell’enorme numero di bambini che non arrivano a vedere la luce del giorno. L’insistenza costante sul calo, il costante confronto coi numeri record degli anni ‘80, nascondono il vero dato: che i bambini e le bambine soppressi sono un numero enorme, incredibile, assurdo: 115.981 in un solo anno, il 2010. Una media di più di 317 interruzioni volontarie di gravidanza al giorno. Un bambino su 5 muore per aborto volontario nei suoi primi 3 mesi di vita!

Il numero di vittime dell’aborto è superiore di quasi 30 volte a quello degli incidenti stradali (4090 morti nel 2010), più di 100 volte rispetto ai morti sul lavoro (980 vittime nel 2010).

E non sono solo i bambini le vittime: questo evento lascia anche un segno indelebile per tutta la vita nella psiche delle loro mamme, con conseguenze spesso drammatiche.

Giustamente quando si pubblicano i dati relativi alla cause di mortalità il primo commento è: “purtroppo le vittime sono ancora tante!”; e poi ci si interroga su quali leggi, campagne ed azioni formative mettere in piedi per ottenere un calo ulteriore. Solo dopo si fa il confronto col passato. Solo negli ultimi 10 anni, le morti sulla strada si sono quasi dimezzate, i morti sul lavoro sono calati di quasi il 40%. Le morti ‘ufficiali’ per aborto, invece, si sono ridotte solo del 10%.

Perché le istituzioni non si impegnano di più per mettere in campo sostegni alla maternità per le donne che non lavorano, protezione delle mamme, istituzione di un’authority a tutela del bambino prenatale?

Giusta e assolutamente doverosa l’attenzione dell’opinione pubblica, dei media e delle istituzioni verso le vittime di ogni ingiustizia e di ogni violenza. Sarebbe bello poter vedere presto tra queste anche una campagna in favore del diritto alla vita di tutti i concepiti.