A Stoccarda i movimenti cristiani hanno dato voce all’anima europea

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STOCCARDA, martedì 11 maggio 2004 (ZENIT.org).- Non solo mercato, non solo intenti ma testimonianza per un’Europa di fraternità e condivisione aperta al mondo intero. Così il messaggio conclusivo della giornata “Insieme per l’Europa” svoltasi a Stoccarda l’8 maggio 2004.



“L’Europa è giunta ad un momento decisivo per la sua esistenza e per il suo progetto futuro - è scritto nel messaggio -: non può infatti limitarsi ad essere un mercato o un’unione per la sicurezza dei suoi cittadini. Si avverte che un nuovo soffio dell’amore di Dio su tutti i suoi popoli spinge l’Europa ad essere molto di più”.

“Continente della varietà e della bellezza, l’Europa ha vissuto momenti di splendore e di crescita, ma anche l’amara verità che, senza riferimento a valori profondi, l’uomo viene sradicato dalla sua umanità e si rivela capace dei peggiori mali”, prosegue poi.

A questo proposito si fa menzione delle due guerre mondiali, dei lager, dei gulag e, in modo particolare, della Shoah, come testimoni di una coltre di tenebre che ha abitato l’Europa e che ha toccato dolorosamente il resto del mondo. Mentre, per i mali di oggi si fa riferimento alle emarginazioni, alle ingiustizie, agli sfruttamenti e alla piaga del terrorismo.

Il Messaggio riconosce con gratitudine l’affermarsi di “un’Europa riconciliata. Un’Europa libera e democratica”.

Gli appartenenti a più di 150 movimenti e gruppi di diverse chiese e comunità cristiane convenuti a Stoccarda da ogni angolo del Continente, si impegnano a “testimoniare una crescente comunione di vita” frutto delle tradizioni culturali che, alla luce della rivelazione giudaico-cristiana, hanno edificato nei secoli l’Europa.

Per rispondere alle sfide del nostro tempo, i movimenti riunitisi nella città tedesca hanno proposto “amore evangelico vissuto fra tutti”, fraternità come “condivisione di beni e risorse; uguaglianza e libertà, approfondimento del patrimonio culturale comune; apertura a quanti sono portatori di altre culture e tradizioni religiose”.

E ancora: “Amore solidale con i deboli e i poveri nelle nostre città; senso profondo della famiglia; attenzione alla vita in tutto il suo percorso naturale; cura della natura e dell’ambiente; sviluppo armonico dei mezzi di comunicazione”.

L’appello finale chiede che l’Europa diventi messaggera di pace: “Una pace che vuol costruire ponti tra i popoli, ‘globalizzando’ la solidarietà e la giustizia”.

La conclusione riafferma l’impegno dei movimenti collegati via satellite con le città del continente, affinchè quanto contenuto nel messaggio non sia “una semplice affermazione di intenti, ma la testimonianza di ciò che tra noi, pur in modo incipiente, è già realtà”.