"Abbiamo avuto un incontro personale con Cristo e vorremmo che anche altri lo facciano" (Seconda parte)

Padre Eduardo Robles-Gil, LC, racconta come guiderà i Legionari di Cristo e il Regnum Christi in questa nuova fase della loro storia

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio, Antonio Gaspari, H. Sergio Mora | 319 hits

[La prima parte è stata pubblicata ieri, mercoledì 12 febbraio 2014]

Abbiamo un papa latinoamericano che, in quanto appartenente alla Compagnia di Gesù, ben conosce i dinamismi della vita consacrata e religiosa, e che ha posto la sfida dell’andare “verso le periferie”. Come risponderete a questa sfida e che tipo di evangelizzazione farete?

Padre Eduardo Robles Gil: Dobbiamo distinguere e accogliere con prontezza le indicazioni del Papa. Nella sua Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium lui parla alla Chiesa in generale e fa l’invito a continuare ad annunciare Cristo a ogni persona con gioia ed entusiasmo. Il nostro servizio è soprattutto nell’educazione delle persone, molte delle quali sono battezzate ma non praticanti. Esse si trovano nelle ‘periferie esistenziali’, ovvero dove Gesù Cristo non è arrivato o è, in un certo senso, dimenticato. Abbiamo molte scuole e alcune università che sono luoghi prescelti per fare l’annuncio dell’amore e della misericordia di Dio. In Messico, Venezuela, Cile, Brasile ed altri paesi abbiamo allievi delle scuole di Mano Amiga, dove gli studenti pagano rette bassissime, poiché crediamo che l’educazione sia il miglior modo per far scomparire la miseria e aprire opportunità di futuro. Anche lì troviamo periferie sociologiche e spesso anche povertà spirituale. Quest’ultimo è un terreno di evangelizzazione che papa Francesco ha molto a cuore.

Prendiamo molto sul serio quello che dice il Papa perché è la ragione della nostra esistenza. Perché abbiamo fatto un incontro personale con Cristo e vogliamo che anche altre persone lo facciano. Il Papa parla di una Chiesa che “esce”, una Chiesa che sente la forza della sua missione, che non ha paura. E noi vogliamo, anche attraverso la nostra esperienza recente, proclamare la misericordia di Dio.

Giovedì 6 febbraio i Legionari hanno diffuso un comunicato in cui si parla del fondatore e, molto coraggiosamente, assumono una posizione senza mezze misure. Questa presa di posizione è stata difficile da assumere o era qualcosa che già avevate maturato? È il segno di un cambiamento?

Padre Eduardo Robles-Gil: Non so se prenderlo come una maturazione, poiché era qualcosa che già era avvenuto. Se analizzate la lettera del governo generale e dei direttori territoriali del 2010, il contenuto in merito al fondatore è molto simile. Tuttavia, visto il percorso fatto questi anni sotto la guida del cardinale De Paolis, ci è sembrato necessario riprendere il discorso nel Capitolo Generale e parlare con chiarezza. Non dimentichiamo che il Capitolo rappresenta tutta la congregazione, e non soltanto i superiori. La novità del comunicato, oltre a quello che viene detto sul fondatore e le richieste di perdono, è la risposta a quanto è scaturito dalla visita apostolica e il camino percorso sotto la direzione del Delegato pontificio che ci ha portato a vedere alcune cose che non abbiamo fatto del tutto bene o che potrebbero essere migliorate. In un certo senso è un cammino di conversione che non finirà mai, perché possiamo sempre aprirci alla grazia che ci rende più simili a Cristo.

Oggi i Legionari sono quasi mille sacerdoti, un movimento che è cresciuto molto. Che prospettive ci sono per il futuro?

Padre Eduardo Robles-Gil: Noi siamo quelli che lavorano la terra, però è Dio quello che ci chiama e la verità è che ci piacerebbe continuare a crescere nel numero di sacerdoti, nel numero di seminaristi, nel numero di laici impegnati, ma al ritmo che Dio vorrà. È comunque necessaria anche un po’ di prudenza nella crescita, non tanto delle vocazioni che non saranno mai sufficienti, quanto delle opere. In passato forse abbiamo avviato troppe iniziative simultaneamente e negli ultimi anni siamo stati costretti a chiudere qualche opera e addirittura a lasciare qualche diocesi o qualche città. Continuiamo ad imparare sempre.

La Legione è affiancata da una realtà laicale molto importante, il Regnum Christi. Come auspica che i laici accompagnino la congregazione in questa fase di cambiamento?

Padre Eduardo Robles-Gil: Questa domanda non permette una risposta unica. Noi Legionari ci definiamo come parte del Movimento Regnum Christi, siamo una realtà complessa, ricca di vocazioni diverse: sacerdoti, laici consacrati e consacrate, laici impegnati. In qualche modo tutti fanno parte della nostra realtà che è impegnata nella missione in risposta alla chiamata di Dio. Gli altri membri del Regnum Christi sono chiamati nel loro stato e nella loro condizione di vita, quindi la loro vocazione avviene in altre circostanze. I laici devono fare in modo che Gesù Cristo regni nelle loro famiglie, nel loro lavoro, nella loro professione. E fare in modo che Cristo regni sempre di più nel cuore degli uomini e nella società. Ci aiutiamo reciprocamente, secondo la spiritualità di comunione. Certamente, come sacerdoti, uno dei nostri compiti – come definito nelle nostre Costituzioni – è quello di assistere spiritualmente i membri del Regnum Christi. Noi sacerdoti, i consacrati e i laici partecipiamo allo stesso carisma, ma esso si articola secondo la particolare vocazione di ognuno. La diversità nell’unità è una ricchezza per tutti.

Cosa le mancherà del Messico?

Padre Eduardo Robles-Gil: Premetto che ho lavorato come sacerdote in molti luoghi, tuttavia la maggior parte dei miei trent’anni di sacerdozio non li ho trascorsi in Messico, nella città dove sono nato, dove ho studiato e dove vive la mia famiglia. Quindi l’amicizia della gente che mi vuol bene e dei miei familiari è quello che mi mancherà, il resto no. Non mi mancheranno i tacos, che pure mi piacciono, ma gli amici e le persone cui voglio bene.

C’è qualcosa che non le abbiamo chiesto e che desidera comunicare ai lettori e ai collaboratori di ZENIT?

Padre Eduardo Robles-Gil: Oggi i mezzi di comunicazione sociali sono molto importanti. Da molto tempo seguo le notizie sulla Chiesa attraverso ZENIT. Credo molto nel servizio che offrite e ritengo che, tra le tante notizie, la Chiesa rappresenti una notizia positiva in molti ambienti. Vorrei ringraziare tutti coloro che in passato hanno reso possibile questo servizio ecclesiale e anche coloro che lo rendono possibile oggi.

Le vicende che stiamo vivendo con il Capitolo Generale e con la Legione sono un momento di speranza che viene da Dio Nostro Signore. La speranza c’è se la terra è fertile, e qui viene il lavoro di tutti i laici del movimento e dei Legionari: dobbiamo cercare di essere una terra fertile per portare molto frutto a gloria di Dio.

Vorrei anche ringraziare quanti ci hanno accompagnato questi anni con le loro preghiere e il loro sostegno. Siamo riconoscenti alla loro carità e vogliamo corrispondere anche con le nostre preghiere.