Accoglienza e dialogo per vincere la non-cultura del pregiudizio

All'Università Europea di Roma si è tenuto il primo incontro del Laboratorio di Comunicazione "Non sei un nemico!"

Roma, (Zenit.org) | 581 hits

Si è tenuto martedì 15 ottobre 2013, all’Università Europea di Roma, il primo incontro del Laboratorio di comunicazione “Non sei un nemico”, diretto dal giornalista Carlo Climati.

“Non sei un nemico!” è il motto, l’idea di base del laboratorio, che ha l’obiettivo di sensibilizzare i giovani ad una nuova forma di comunicazione, che non veda nell’altro un nemico. Gli studenti sono incoraggiati a vedere gli altri con uno sguardo nuovo, a creare linguaggi che possano rappresentare un ponte verso tutti, contribuendo all’abbattimento di muri, ostacoli, sospetti e diffidenze.

“Siamo in un’epoca di grandi comunicazioni”, ha spiegato il giornalista Carlo Climati nell’incontro introduttivo del Laboratorio. “Basta spingere un tasto del computer per entrare facilmente in contatto con Parigi, Londra e New York. Tutto sembra più facile. Ma quando comunichiamo dovremmo chiederci: come sto comunicando? Che cosa sto comunicando? Qual è la qualità della mia comunicazione?” 

“Troppo spesso, oggi, il linguaggio della comunicazione utilizza toni esasperati e aggressivi”, ha detto Carlo Climati. “A volte assistiamo ad un approccio troppo emotivo nei confronti dell’altro, che impedisce il dialogo e non lascia spazio alla riflessione. Per questa ragione è utile tenere sempre in testa l’idea che l’altro non è un nemico, anche se può avere idee diverse dalle nostre.

In qualunque tipo di comunicazione il primo passo da fare è l’accoglienza, la ricerca degli aspetti positivi che possano favorire la nascita di un’amicizia.

Io esisto. Tu esisti. Cerchiamo di trovare, prima di tutto, quel terreno comune di valori che è scritto nel cuore di ogni essere umano”. 

Carlo Climati ha preso spunto dal testo della canzone “Sounds of silence” di Simon and Garfunkel per parlare del problema dell’incomunicabilità.

“La prima regola per comunicare bene non è parlare, ma ascoltare. Questa bellissima e profetica canzone parla di ‘persone che sentono senza ascoltare’. E’ uno dei maggiori rischi della società di oggi, in cui la comunicazione è soltanto apparente. A volte siamo rinchiusi nell’indifferenza e non siamo disposti ad aprirci ad un autentico ascolto dell’altro”.  

“Tra i più grandi mali della società contemporanea – ha sottolineato Climati - c’è sicuramente il pregiudizio. Cioé: un giudizio che viene dato prima. Prima di conoscersi, di abbracciarsi, di guardarsi negli occhi e stringersi la mano.

Dal pregiudizio si passa facilmente alla sentenza di morte. Uccidiamo letteralmente l’altro, lasciandolo morire dentro noi stessi. Questo accade quando lo giudichiamo già nemico e colpevole, soltanto perché ha opinioni diverse o appartiene ad una differente cultura, religione o nazionalità. Lo rifiutiamo e non accettiamo la possibilità del dialogo”. 

“Lo sforzo da fare – ha concluso Climati – è quello di uscire dal guscio del nostro micromondo e cercare un’autentica cultura dell’incontro”.

Climati ha ancora citato la parte della canzone “Sound of silence” che dice “Prendete le mie braccia, affinché io possa raggiungervi”. “E’ una metafora bellissima – ha detto Climati - che descrive il nostro profondo bisogno di comunicare. Un bisogno che è presente nell’essere umano fin da bambino, quando comincia a pronunciare le sue prime sillabe tra le braccia della mamma. Siamo nati per comunicare ed è proprio nella comunicazione più vera e sincera che potrebbero trovare una soluzione tantissimi problemi del mondo”. 

Il laboratorio “Non sei un nemico!”, teorico e pratico, esplorerà le diverse forme di comunicazione del mondo di oggi: dal giornalismo ai social network, dalla musica alla radio, dalla televisione al dialogo nella vita quotidiana.

Fa parte delle attività di responsabilità sociale proposte agli studenti dell’Università Europea di Roma (www.unier.it) che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti anche i giovani ad una crescita personale e ad uno spirito di servizio per gli altri.