ACLI e Cristiani per l’Europa chiedono il referendum sul Trattato costituzionale dell’Europa

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ROMA, giovedì, 28 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Un referendum popolare per dire sì al nuovo Trattato costituzionale dell’Unione europea, è quanto ha chiesto Luigi Bobba, presidente delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (ACLI), proposta questa che ha trovato il sostegno immediato anche della Convenzione dei Cristiani per l’Europa.



L’appello è apparso il 27 ottobre sul sito Web del movimento “Europa Cristiana” , alla vigilia della storica firma, a Roma, del Trattato che sancirà l’avvio della nuova Europa e aprirà il lungo e complesso processo di ratifica in ciascuno dei Paesi membri.

Bobba ha detto che: “La nuova costruzione europea non può fare a meno di un ampio ed esplicito consenso popolare per acquistare quella solidità e quello slancio indispensabili per affrontare le sfide politiche del futuro, a cominciare dalle prossime tappe d’integrazione”.

“Le ACLI, che pure non hanno mancato nei mesi passati di segnalare i limiti della nuova Carta europea, ne riconoscono senza dubbio il grande valore storico e politico”, ha aggiunto.

“Per questo – ha ribadito – apprezzano e condividono l’impegno del governo e delle principali forze di opposizione a ricercare un iter accelerato di ratifica da parte italiana del Trattato, anche per dare un forte segnale positivo ed europeista a tutti gli altri Paesi europei”.

Il presidente CLI si è pero detto contrario all’idea di abbandonare un referendum nazionale, “anche solo consultivo, visto che non si è riusciti ad inserire, nelle diverse riforme istituzionali, delle norme che estendessero anche alla ratifica dei trattati internazionali la possibilità di effettuarla tramite referendum confermativi”.

“Non siamo populisti – ha spiegato il presidente delle ACLI – il Parlamento ha certo tutti i titoli e i poteri democratici per approvare, dopo adeguato dibattito, la Costituzione europea. Ma restiamo convinti che vada accettata con coraggio la sfida democratica di portare questo grande progetto per il futuro dei nostri popoli sulle piazze, facendosi carico dei dubbi e delle aspettative della gente”.

Bobba ha concluso affermando: “L'Italia che vuole essere la prima a ratificare la Costituzione europea abbia anche il coraggio di essere la prima a dare nuove gambe a quella democrazia partecipativa che la stessa Costituzione europea prevede”.

Appresa la proposta del Presidente delle ACLI di un referendum sul Trattato Costituzionale anche in Italia, Giorgio Salina a nome della Convenzione dei Cristiani per l’Europa ha riferito a ZENIT “desidero esprimere tutto il nostro accordo ed il nostro pieno appoggio alla richiesta. Occorre individuare anche nel nostro Paese una modalità per coinvolgere direttamente il Popolo nel processo di ratifica”.

Il 29 ottobre a Roma 25 Capi di stato e di governo, firmeranno il documento nello stesso luogo dove nel 1954 sono stati firmati i “Trattati di Roma”. Circostanza questa che riporta alla memoria grandi uomini che hanno fondato l’Europa unita, come Adenauer, De Gasperi, Schumann.

“Assistiamo con favore alla firma nonostante le imperfezioni alle quali rimedierete essendone consapevoli. Ma oltre a ciò vogliamo augurarci che un atteggiamento più democratico ci consenta di mantenere un atteggiamento positivo”, ha sostenuto Salina.

“Non ci riferiamo agli ultimi avvenimenti parlamentari, se non come fatto che acquista significato da moltissimi altri episodi: la vicenda delle radici cristiane del Continente, la conclamata opinione che la ricchezza dell’Europa è la diversità delle culture fiorita dopo i Lumi, perché prima il potere cattolico la soffocava, le reiterate dichiarazioni di alcuni Rappresentanti in Parlamento che invitano a non perdere tempo considerando ciò che dice il Vaticano, cioè ciò che dicono i Cattolici”, ha aggiunto.

“Discriminando una cultura è la libertà di pensiero che è a rischio – ha concluso il vicepresidente della Convenzione dei Cristiani per l’Europa – cioè la libertà. La maggioranza decide, ma non stabilisce la verità! Ci auguriamo che una seria riflessione induca a mutare atteggiamento, riconoscendo ogni cultura al pari di tutte le altre, anche se dovesse risultare minoritaria”.