ACS aiuta a ricostruire l'asilo di Finale Emilia

Il comune emiliano è uno dei simboli del sisma che ha sconvolto la regione

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ROMA, mercoledì, 25 luglio 2012 (ZENIT.org).–«Ricostruire l’asilo del Sacro Cuore». Non ha avuto la minima esitazione monsignor Ettore Rovatti, parroco della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo di Finale Emilia, in provincia di Modena. Quando Aiuto alla Chiesa che Soffre ha chiesto quali fossero le necessità dei suoi fedeli dopo il terremoto, don Ettore ha pensato subito ai bambini.

ACS-Italia ha immediatamente accolto il suo appello e lanciato la campagna «Aiutaci a ricostruire l’asilo di Finale Emilia». «Una proposta particolare per i benefattori italiani – afferma Massimo Ilardo, direttore della sede italiana di ACS – le cui offerte varcano ogni giorno i confini di Paesi lontani. Stavolta c’è bisogno di noi qui in Italia. E l’aiuto che chiediamo è davvero straordinario».

Non è tuttavia la prima volta che la Fondazione pontificia sostiene la Chiesa italiana. Già dopo il terremoto del 2009 in Abruzzo, ACS ha contribuito al restauro della Chiesa di San Bartolomeo a Scoppito, in provincia dell’Aquila, con una donazione di oltre 50mila euro.

Con la sua torre dell’orologio spaccata a metà, Finale Emilia è certamente uno dei simboli del sisma che negli ultimi due mesi ha interessato l’Emilia. L’asilo parrocchiale aveva resistito alla prima grande scossa del 20 maggio ma quando il 29 la terra ha tremato ancora, la struttura è stata gravemente danneggiata. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, né i bambini, né gli insegnanti e i volontari, né le tre suore: Suor Maria, Suor Celina e Suor Teresa.

Senza un intervento tempestivo, però, a settembre i 160 piccoli alunni non avrebbero più una scuola ed il piccolo comune emiliano perderebbe un pezzo importante della sua storia. Dalla fine dell’800 ad oggi, generazioni di finalesi sono state formate e accolte con affetto nell’asilo del Sacro Cuore.

«E’ molto più di una scuola – spiega ad ACS Lucia Tassi, responsabile della struttura – E’ la casa in cui vive una grande famiglia». I collaboratori, gli insegnanti e le figure religiose lavorano al Sacro Cuore da molti anni e con i genitori e i bambini si è creata una solida unione. «I muri sono crollati, ma grazie a Dio la famiglia è salva. Ora però ha bisogno nuovamente di una casa. E da soli non possiamo farcela».