"Ad Aleppo si continua a morire ogni giorno"

Il vicario apostolico Abu Khazen descrive l'assedio cui è sottoposta la città siriana, divisa tra il fuoco dell'esercito di Assad e dei ribelli antiregime e l'emergenza umanitaria della popolazione

Roma, (Zenit.org) Redazione | 331 hits

“Ad Aleppo si continua a morire ogni giorno. Si muore per la guerra, la fame e la sete”. Così monsignor Georges Abu Khazen, vicario apostolico latino della città siriana, racconta al Sir l’assedio cui è sottoposta l’ex capitale economica della Siria, in mezzo al fuoco dell’esercito regolare di Assad e dei ribelli antiregime.

“In città - spiega il francescano - mancano acqua ed elettricità che vengono erogate solo per pochissime ore al giorno. In alcune zone l’acqua non arriva neppure. La popolazione è in ginocchio e si sobbarca lunghi tragitti, a piedi, per riempire ghirbe, secchi e bottiglie. A patire di più sono i bambini, gli anziani e le persone malate”.

Inoltre, la mancanza di energia elettrica impedisce l’uso di condizionatori d’aria e di frigoriferi costringendo la popolazione al caldo di questa stagione e a non poter conservare il cibo. Sul piano sanitario - spiega il vicario - l’emergenza viene affrontata grazie alla “generosità di medici e infermieri degli ospedali pubblici e privati e grazie anche al grande sostegno della Croce Rossa internazionale e della Mezzaluna Rossa”.

Tuttavia, ciò che preoccupa realmente gli abitanti di Aleppo è la nascita del califfato dell’Isil, che “ha occupato un vasto territorio che va dalle porte di Aleppo fino in Iraq, e con diversi giacimenti di petrolio pronto ad essere venduto a tanti Paesi stranieri".

"Acquistare il greggio significa finanziare la guerra, sostenere il terrorismo e non combatterlo", afferma Abu Khazen, "questa è l’ipocrisia delle grandi potenze internazionali che non vedono ciò che davvero sta accadendo in questa area e così facendo si rendono complici di tutta questa violenza”.

Per il presule esiste un’unica via di uscita: “Non finanziare o armare i contendenti. Le potenze internazionali riconoscano con coraggio di aver sbagliato nel fornire loro armi e si adoperino per metterli tutti intorno a un tavolo per trovare una soluzione negoziale. Abbiano il coraggio della pace”.