Affidato bambino a coppia gay

Un commento sul caso della sentenza della Cassazione

Roma, (Zenit.org) Ada Urbani | 1270 hits

È ormai di dominio pubblico la notizia che la corte di Cassazione ha convalidato la sentenza della Corte di Appello di Brescia che affida (in modo esclusivo!) un bambino alle cure di una madre convivente con un’altra donna togliendolo al padre.

Libera la donna di agire come crede all’interno dei suoi diritti individuali. Niente affatto libero il bambino che sarà cresciuto da due donne conviventi, di cui una con figura paterna, in sostituzione del padre naturale.

Poco prudente il giudice che, partendo da una semplice causa di affidamento a seguito di divorzio, ha prodotto considerazioni personali che sono una sostanziale apertura all’affidamento di bambini a coppie gay. Quando leggiamo che “un minore può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omosessuale” sento, allarmata, traballare non solo i pareri degli esperti sulla necessità, per i bambini, di essere cresciuti da una coppia eterosessuale, ma anche quanto sancito dalla Costituzione sul concetto di famiglia naturale. Non è bastato, infatti, alla suprema Corte nemmeno che la Costituzione indichi la famiglia come ‘società naturale’, fatto che ha escluso, da solo, fino ad ora l’idoneità delle convivenze omosessuali a crescere dei minori.

I giudici oggi, mancando normative precise, di fatto si sentono liberi di decidere a loro discrezione, e non è l’unico caso. Per questo non si può più rinviare l’approvazione di leggi su temi etici diventati oggi ‘sensibili’ all’attacco del libertinismo più sfrenato.

Toccherà al Parlamento che sarà eletto a febbraio, affrontare questi punti specifici sui quali le proposte di legge sono state lasciate dormire nei cassetti delle Commissioni di Camera e Senato, e i nuovi scottanti argomenti etici sui quali si è già aperto un dibattito lacerante tra le forze sociali e politiche in campo.

Mi auguro che, dalla prossima competizione elettorale, sufficientemente ampio sia il numero dei parlamentari disponibile a presidiare le frontiere dell’etica per salvaguardare la cultura nella quale siamo cresciuti.

Anche a questo occorre pensare quando andremo al voto. Perché se l’economia è il terreno dell’opinabile, il campo dei valori etici non è in vendita.