"Ai giovani va raccontata la bellezza del matrimonio"

Il cardinale Lorenzo Baldisseri spiega le sfide del prossimo Sinodo straordinario sulla famiglia, a partire da una corretta pastorale verso le coppie omosessuali e i divorziati risposati

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 337 hits

Per restituire ai cristiani la bellezza della famiglia, la Chiesa deve innanzitutto tornare ad essere credibile. Colloquiando con i giornalisti, al termine della conferenza stampa di presentazione dell’Instrumentum laboris in vista del prossimo Sinodo Straordinario dei Vescovi sul tema Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione (5-19 ottobre), il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo dei Vescovi, ha chiarito alcuni aspetti riguardo ad un evento tanto atteso quanto ampiamente dibattuto.

Il porporato ha chiarito innanzitutto che gli scandali legati in particolare alla pedofilia, che hanno coinvolto la Chiesa negli ultimi dieci anni, pur essendo stati particolarmente enfatizzati dai mezzi di comunicazione, sono stati in larga parte “riconosciuti” e hanno minato la credibilità della Chiesa, inducendola a “intervenire in modo molto deciso”.

Non si può, tuttavia, pensare che “vescovi e sacerdoti siano degli angeli” e che non possano anch’essi “peccare”. A differenza di quanto avviene in “altri ambienti”, tuttavia, nella Chiesa il peccato viene individuato e “ci si può pentire”, ammettendo che vi sono delle “mele marce”.

Il cardinale Baldisseri ha poi ricordato che al Sinodo Straordinario interverranno 23 uditori laici, di cui 7 coppie di coniugi, una delle quali renderà la propria testimonianza durante le sessioni sinodali.

Uno degli obiettivi del Sinodo sarà quello di fornire una pastorale più organica ed universale in merito ai divorziati e alle ragazze madri, armonizzando i programmi delle varie conferenze episcopali.

Eminenza, qual è il problema di fondo nella pastorale dei divorziati risposati? Il modello delle “seconde nozze” praticato dalle chiese ortodosse è una strada percorribile?

L’Instrumentum laboris distingue in primo luogo tra categorie: i semplici separati, i divorziati e i divorziati risposati. I separati vivono la loro condizione a matrimonio ancora valido e, tuttavia, la loro posizione è legittima. Diverso è, invece, il caso del divorzio, che comporta un atto civile non riconosciuto dalla Chiesa. Nel caso dei risposati a tale atto civile, si aggiunge quello di una nuova unione. Il documento oggi pubblicato, dunque, aiuterà quindi a mettere in atto una pastorale. Potrebbe infatti capitare che qualche sacerdote non troppo istruito pensi che la persona divorziata sia nelle stesse condizioni di un risposato. Il Sinodo servirà quindi a curare pastoralmente questi aspetti e i padri sinodali dovranno riflettere su questo fenomeno così diffuso in Occidente.

Quanto al “modello ortodosso”, esso è suggerito come proposta nell’Instrumentum laboris e i padri sinodali discuteranno anche di questo.

In che misura la Chiesa, attraverso il Sinodo, potrà incentivare in modo credibile i giovani a riscoprire la bellezza del matrimonio?

Credo che il Sinodo contribuirà molto in tal senso, dal momento in cui nella società occidentale, in particolare attraverso i mezzi di comunicazione, si enfatizzano soltanto alcuni aspetti, mentre altri - ugualmente importanti o forse anche più importanti - vengono messi nell’ombra. Sono in pochi a parlare dei giovani che hanno voglia di sposarsi o della bellezza del matrimonio. È un argomento che non “fa notizia” o non viene messo in evidenza. Nell’Instrumentum laboris il concetto è ben spiegato, sia per quanto riguarda le opportunità che il matrimonio offre, sia per quanto riguarda gli aspetti critici, sempre però cercando delle soluzioni.

In cosa dovrà consistere la “cura pastorale” per le coppie omosessuali, auspicata nel documento?

La cura pastorale riguarda tutti, quindi anche le coppie dello stesso sesso. Fino ad oggi sembrava un tabù o un problema. Come fare? Parliamo di persone umane… Se sono cristiani, battezzati e vivono in una famiglia, perché dovrebbero essere discriminati? Devono essere accettati, anche nelle parrocchie. Penso si tratti di un alleggerimento di una situazione un po’ pesante che si è creata per ragioni storiche. Anche le persone che si trovano in questa situazione devono essere accolte, accompagnate, avere il loro posto nella Chiesa e vivere come le altre.

L’Instrumentum laboris accenna anche alla catechesi matrimoniale (o di sacramenti dell’iniziazione cristiana in presenza di figli) come possibilità di riavvicinamento alla fede cristiana e alla Chiesa. In che modo può avvenire questo?

Se una famiglia vive il matrimonio cristianamente, offre anche un insegnamento ai figli. Purtroppo troviamo anche famiglie sfasciate, in cui i figli sono le principali vittime: sono situazioni in cui la Chiesa è interpellata, deve prendersi carico di queste situazioni di sofferenza e comprendere come farle camminare cristianamente. È frequente che famiglie sfasciate sia allontanino dalla Chiesa oppure che non abbiano mai avuto mai contatto con la Chiesa stessa. Può darsi però che un giorno, per varie ragioni, possano riavvicinarsi alla Chiesa e scoprire che vi sono vari cammini per poter vivere bene e cristianamente. Si tratta di trovare, anche in questo, uno stile nuovo, nella prospettiva indicata da papa Francesco, da alcuni, non a caso, definito “parroco del mondo”.